Apologia di un geniale eterodosso. Un anno senza Franco Cordero

In occasione del primo anniversario dalla sua morte, abbiamo ricostruito una biografia del grande intellettuale intrecciando in un pezzo corale i ricordi pubblicati all’indomani della sua scomparsa.

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«Nato a Cuneo il 6 agosto del 1928 – in una città che coniugava cultura manifatturiera, saperi rurali insieme a una lunga e tenace vicenda resistenziale – Cordero studiò come allievo del giurista Giuseppe Grosso, figura di grandezza assoluta nel diritto romano, e si laureò a Torino, uno degli snodi strategici della cultura giuridica italiana. Nella sua persona, infatti, si univano passioni divoranti, che coniugavano la filosofia del diritto, il diritto e la procedura penale, la ricerca storica, la comprensione dei meccanismi culturali profondi che accompagnano le epoche della vita dell’uomo. Era un umanista integrale»[1].

«Studioso, commentatore, narratore, Cordero era l’intransigenza morale e intellettuale fatte persona, l’uomo che non cercava lo scontro ma non si tirava indietro sulle questioni di principio, capace di rilanciare fino allo stremo. Fu così che venne espulso dalla Università Cattolica di Milano, dopo la pubblicazione del libro Gli osservanti. Fenomenologia delle norme (Giuffrè 1967, riedito da Aragno nel 2008), e la dura critica contenuta in quel testo alle gerarchie vaticane. Erano i tardi anni Sessanta, e nella Chiesa si stava affermando un lento, ma forte movimento anticonciliare: Cordero si batteva, anche, per una Chiesa capace di rinnovarsi, da teologo insieme preparatissimo ma radicale, attento alla persistenza del messaggio religioso»[2].

«Ho sempre notato in lui una considerazione altissima verso la propria assoluta libertà di pensiero, parola, comportamento. All’inizio mi sembrava finanche un po’ estrema l’attenzione con la quale rifuggiva ogni occasione di compromesso, poi mi sono reso conto che la libertà era proprio il suo bisogno primario: quella linguistica, del suo stile unico a cui troppi lo hanno ridotto, e quella concettuale, con quella “sintesi analitica” che noi tutti oggi gli invidiamo.

Quando, all’indomani della revoca del nulla osta diocesano al suo insegnamento alla Cattolica, mons. Carlo Colombo gli scrisse la famosa lettera nella quale, pur dichiarandosi ammirato della vasta cultura, gli rimproverava fonti e affermazioni eterodosse in Gli osservanti, Cordero rispose analizzandola in undici capitoli (Risposta a Monsignore, De Donato 1970). Nel primo di questi considerava come l’apparato ecclesiastico disponesse di un “esercito smisurato” – costituito da “musici”, “cantori”, “liturghi…

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