Il primo numero di MicroMega+ dedicato al 25 aprile con contributi di Ascanio Celestini, Luciano Canfora, Erri De Luca, Lorenza Carlassare, Nadia Urbinati, Francesco Filippi, Mario Setta. Dall'archivio interventi di Sergio Mattarella e Roberto Scarpinato.

Redazione

Il primo numero di MicroMega+ è interamente dedicato al 25 aprile, anniversario della Liberazione dell’Italia dal regime nazifascista.

“Il 25 aprile è il giorno in cui abbiamo tracciato una linea: qui è finita la guerra. Questa data è un confine. Oggi non vedo un 25 aprile all’orizzonte” dice Ascanio Celestini in un video-messaggio di 9 minuti dal titolo “Il 25 aprile, la pandemia e la narrazione ‘di guerra’”.

Ora e sempre RESISTENZA” è il titolo che abbiamo scelto per la sezione che contiene gli interventi di Luciano Canfora (“Oggi più che mai la Costituzione è in pericolo”), Erri De Luca (“Chi non si riconosce nel 25 aprile non è cittadino italiano”) e Lorenza Carlassare (“Tutto ha avuto inizio il 25 aprile”).

Francesco Filippi spiega chiaramente, in un breve saggio, perché “Le parole sono importanti“: “No, non può essere la ‘Festa della Libertà’ (Berlusconi). Quelli di Salò non sono ‘ragazzi’ (Violante), non hanno combattuto ‘per ideali sbagliati’ e non sono ‘vinti’ ma collaborazionisti, rastrellatori, torturatori”.

Nadia Urbinati analizza “Il valore della partecipazione” riproponendo una lettera di un condannato a morte della Resistenza e contestualizzando la lezione dei giovani e giovanissimi partigiani che hanno contribuito a liberare l’Italia dal regime nazifascista e dalle ideologie allora insinuatesi nelle teste e nei cuori di molti italiani.

Mario Setta, nel suo saggio “Resistenza Umanitaria: storia e memoria del 25 aprile“, ricorda e ricostruisce quanto avvenuto a Sulmona, in provincia dell’Aquila, il 20 ottobre 1943. Erano le 8 del mattino quando, nei pressi del cimitero, furono fucilati alcuni cittadini “rei” di aver aiutato un gruppo di evasi dal campo di concentramento che sorgeva nella frazione di Fonte d’Amore. Fu quella, secondo diverse ricostruzioni, la prima occasione in cui dei civili italiani vennero passati per le armi con la specifica accusa di aver “favorito” dei fuggiaschi.

Infine un contributo – anzi per questo primo numero di MicroMega+ in via eccezionale due – dall’archivio storico della rivista. Il primo è il saluto e l’augurio ai lettori del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, tratto dal numero del 2015 interamente dedicato alla Resistenza: “Rivolta morale, rivolta in armi contro il fascismo, contro il conformismo“.

Il secondo, dallo stesso volume, è un saggio di Roberto Scarpinato dal titolo “Resistenza, Costituzione e identità nazionale: una storia di minoranze?“.

“La lezione della storia”, analizza il magistrato, “ha dimostrato come le minoranze progressiste in Italia abbiano sempre avuto vita difficile. Condannate nel corso dei secoli al rogo, al carcere, all’abiura, all’esilio e, nel migliore dei casi, al silenzio e all’irrilevanza sociale, hanno svolto un ruolo spesso determinante per l’evoluzione del Paese, ma solo grazie a temporanee crisi di potere delle maggioranze e a contingenti circostanze favorevoli”.

Buona lettura. E, ovviamente, buon 25 aprile!

3 risposte

  1. Vi sono profondamente grato. Tornate dopo un “pericoloso” periodo di vuoto involontario. Siete INDISPENSABILI (!). Soprattutto in questa fase storico/politico/culturale del Paese. Con il “pregiudicato” rientrato dall’ingresso principale di Palazzo Chigi. Ed accolto dal premier come…un caro amico!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il risveglio del fascismo in Polonia

In Europa torna lo spettro del fascismo, come se la Seconda guerra mondiale non fosse mai avvenuta. È il caso della Polonia di oggi, dove assistiamo a una pericolosa rinascita del virulento nazionalismo degli anni Trenta e la Chiesa cattolica e l’attuale governo sono grandi alleati dell’estrema destra.

Il massacro di Parigi e il razzismo di Stato contro gli algerini

La notte del 17 ottobre 1961 a Parigi la polizia aggredì un imponente corteo disarmato e pacifico di algerini. Centinaia furono i morti e migliaia i feriti, culmine parossistico di una violenza di Stato organizzata nei mesi e negli anni precedenti. Una ferita tutt’ora aperta.