1° maggio, Valerio Evangelisti: “Altro che concerto, servono le lotte”

Lo scrittore bolognese: “I lavoratori sono stati sconfitti. Sono sotto minaccia conquiste fatte nel corso di decenni al prezzo di lotte durissime. I sindacati ufficiali sono diventati complici e non esiste più nulla di alternativo all’ipotesi neoliberista. Finché non ci sarà nuovamente una coscienza di classe, non ci sarà un 1° maggio”.

Intervista di Roberto Vignoli

Valerio Evangelisti, quale importanza ha oggi il 1° maggio, la festa dei lavoratori?  
In sé è una ricorrenza trascurabile, data la situazione, il ruolo dei sindacati e la sostanziale sconfitta dei lavoratori. Quello che è rimasto è un concerto di scarso senso. Però, se rivitalizzato da iniziative opportune, il 1° maggio potrebbe diventare una chiamata all’appello per una riscossa contro uno stato di cose che è ostile alla classe operaia e a tutti gli altri settori subalterni. Potrebbe esserlo in potenza, ma oggi non lo è.  

Perché non lo è? 
È una storia lunga e complessa. Il sistema politico è completamente affossato, non esiste più nulla di alternativo all’ipotesi neoliberista. Non c’è volontà di ristabilire eguaglianza e di riportare al pubblico tutta una gamma di servizi che sono stati privatizzati, e l’abbiamo anche pagato con questa pandemia. Si è ceduto su tutto. È un processo iniziato già alla fine degli anni Settanta, quando i sindacati ufficiali hanno iniziato a farsi carico non solo del benessere dei lavoratori ma anche di quello delle fabbriche stesse. Per questo fine erano pronti a qualsiasi compromesso, hanno iniziato a reagire sempre più debolmente e, da un certo momento in poi, sono divenuti complici. Basti vedere quello che è oggi Maurizio Landini, dieci anni fa considerato l’avanguardia sindacale combattiva. Adesso è un burocrate come gli altri, pronto a compromessi gravosi per la classe operaia e per i lavoratori di qualsiasi categoria. Compromessi addirittura esiziali per quelli che sono gli strati più deboli, il precariato che oggi invade ogni angolo del mondo del lavoro. Su questo fronte c’è poca speranza. Faccio un esempio di qualcosa che è accaduto adesso e che una volta non sarebbe accaduto neanche per sogno: un lavoratore della ex Ilva licenziato per avere suggerito di guardare uno sceneggiato tv che sembrava riflettere la situazione dell’Ilva. Questa è roba da matti. La difesa di questo operaio c’è stata solo da parte di alcune forze, i sindacati di base, gli unici a proclamare uno sciopero.  

Nella trilogia Il Sole dell’avvenire hai raccontato le lotte dei braccianti e dei contadini del secolo scorso. Rispetto ad allora, a che punto siamoQuali parallelismi si possono tracciare? 
Qui e là oggi ci sono piccole lotte, magari anche vittoriose, ma su larga scala non c’è nulla. Da una parte abbiamo una classe politica che va per conto suo, totalmente avulsa, che non funziona neanche da cassa di risonanza di quello che accade nella società. Dall’altra, una classe subalterna intimorita. Oggi si punta più a conservare un lavoro che si rischia di perdere piuttosto che a rivendicare qualcosa. E a furia di compromessi si perdono conquiste decennali e in qualche caso secolari e le cose vanno sempre peggio. I miei braccianti, i lavoratori agricoli spec…

Cosa può fare la sinistra per il popolo ucraino?

Mentre la situazione sul campo continua a essere molto complicata in Ucraina, la sinistra ha ancora moltissimo da dire e da fare in supporto della popolazione che ha subito l’invasione. Non è necessario essere d’accordo su tutto, e bisogna distinguere fra le élite del Paese e i suoi lavoratori e lavoratrici, ovvero coloro che hanno bisogno del massimo supporto internazionale per continuare a resistere all’invasore e per ricostruire una Ucraina futura più giusta e democratica.

Due anni di guerra in Ucraina: chi sta pensando al dopo?

I due anni di guerra della Russia contro l’Ucraina iniziati il 24 febbraio 2022 hanno consolidato il Paese, ma anche aperto nuove ferite e paradossi all’interno della sua eterogenea società. Oggi che il patriottismo iniziale si sta spegnendo, quasi fosse alla fine di un processo naturale, lasciando spazio al dolore strumentalizzato da un nuovo tipo di risentimento nazionalista, la politica, l’esercito e la cittadinanza si trovano di fronte a scelte decisive per il futuro del Paese. Nel difendere ogni centimetro di territorio dall’espansionismo russo, Kyiv deve evitare di diventare una nuova Mosca.

Guerra Russia-Ucraina: cos’è il filtraggio?

Nei territori occupati dalla Russia, diversi sono i sistemi adottati per spegnere ogni velleità di resistenza ucraina. Uno di questi è il filtraggio, un sistema che mira a piegare ogni ucraino alla causa dell’invasore attraverso perquisizioni, interrogatori, torture e detenzione arbitraria.