Chi abusa del processo

È ormai molto di moda dare addosso ai pubblici ministeri che fanno il loro lavoro. Li si accusa spesso di ‘accanimento investigativo’ ‘come se non fosse affare del requirente cercare prove d’accusa’. La verità è che ‘nell’attesa d’un apparato requirente manovrabile dal potere esecutivo’, il legislatore fa di tutto per mettere i bastoni tra le ruote dell’azione penale. Una strategia di impunità ammantata dalla retorica del garantismo.

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Da MicroMega 6-2007

L’argomento richiede una premessa nomenclatoria e alcuni rilievi elementari. L’universo linguistico del diritto è riducibile ai verbi-sostantivi «dovere» e «potere», coniugabili in due sensi, descrittivo (Aristotele direbbe «apofantico») e deontico: enunciato vero o falso l’uno; l’altro appartiene alla sfera delle parole emotive. Nel tedesco e inglese ai due concetti corrispondono verbi diversi: «tutti gli uomini devono morire» è formula d’una impossibilità naturale, che l’organismo sopravviva sine die; i tedeschi dicono «müssen», gl’inglesi «must»; «il pubblico ministero deve esercitare l’azione», è enunciato normativo («sollen» e «shall»). Ambiguo anche «potere»: appartiene alla lingua normativa la frase «posso fare od omettere tutto quanto non sia vietato né prescritto» («dürfen», «may»); ma quando dico che il pubblico ministero può esercitare l’azione, descrivo una potenza giuridica («können», «can»). Nel lessico tecnico «dovere» designa la situazione del destinatar…

Chiamata al crimine. La letteratura come arma di libertà

Un accorato appello alle donne a uccidere l’angelo del focolare che è in loro per liberare i loro talenti. E un richiamo sul senso della letteratura, che è luogo della complessità e non della cancellazione.
Pubblichiamo il discorso pronunciato dalla scrittrice franco-marocchina in apertura del 21mo Festival internazionale di letteratura di Berlino.

Ripensare le Culture Wars

Per un numero crescente di studenti e professori le argomentazioni dei sostenitori dell’idea di classico universale e senza tempo nel regno dell’arte suonano arbitrarie, vuote e come un alibi per mantenere le relazioni di potere esistenti.