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Contro il mito della “indipendenza” delle banche centrali

Di fronte alla crisi economica verticale (provocata dai blocchi della produzione decisi dai governi per contrastare la diffusione del coronavirus) e all’emergenza del cambiamento climatico, le banche centrali dovrebbero aprirsi alla società civile, monetizzare i debiti pubblici e non temere l'inflazione.

Di fronte alla crisi economica verticale, simile a quella prodotta da una guerra, provocata dai blocchi della produzione decisi dai governi per contrastare la diffusione del coronavirus, e di fronte all’emergenza del cambiamento climatico che minaccia altre e peggiori catastrofi umane ed economiche, gli economisti, i politici e gli stessi dirigenti delle banche centrali si stanno interrogando sull’opportunità (o sulla necessità) di modificare la missione e il ruolo di quelle istituzioni, le banche centrali appunto, che, avendo il monopolio della moneta legale, stanno stampando trilioni (migliaia di miliardi) di nuovo denaro per cercare di superare la doppia crisi economica e ambientale. La discussione sul futuro delle banche centrali, benché nascosta agli occhi dell’opinione pubblica e praticamente ancora ignorata in Italia, ha una rilevanza eccezionale sul piano politico.

Il dibattito, tutt’altro che accademico, verte su questioni strategiche ed è sollecitato dalla svolta decisamente progressista di politica economica promossa dalla nuova amministrazione americana. Joe Biden ha inaugurato la sua presidenza decidendo di investire cinque trilioni nei prossimi anni per lanciare un New Deal Verde e affrontare di petto la crisi dell’occupazione, della povertà e delle diseguaglianze. Il suo governo realizzerà nuove infrastrutture materiali e immateriali e sta già distribuendo assegni di centinaia di dollari alle famiglie con redditi bassi e medio bassi. Per finanziare il suo programma il presidente americano non punta solo a eliminare i paradisi fiscali e alzare le tasse sui profitti delle corporation ma preme soprattutto perché la Federal Reserve, la banca centrale americana, continui a stampare enormi quantità di moneta anche a costo di aumentare l’inflazione oltre la soglia – finora considerata sacra e inviolabile – del 2%.  

Marie Curie, donna e scienziata tra impegno e libertà

Novant’anni fa moriva Marie Curie, la più importante scienziata del Novecento. Nata in Polonia come Maria Salomea Skłodowska, assunse il nome di Marie Curie in seguito al suo trasferimento in Francia e al matrimonio con Pierre Curie, con cui condivise una straordinaria avventura umana e scientifica. Prima donna ad aver insegnato alla Sorbona e due volte premio Nobel, ha vissuto la sua vita con la convinzione dell’importanza della cultura quale fattore di miglioramento dell’individuo e della società.

Il Civil Rights Act compie sessant’anni: breve storia di un secolo di lotte

Il 2 luglio 1964 il presidente Lyndon B. Johnson firmava la legge che rendeva illegale la segregazione negli Stati Uniti. Ricordare questo evento non può che tradursi nel ripercorrere la storia del movimento per i diritti civili: dai tanti personaggi di spicco – come Martin Luther King, Rosa Parks, Angela Davis – alle persone i cui nomi sono rimasti nell’ombra ma il cui contributo è stato cruciale.

Enrico Berlinguer, conoscerne il pensiero oltre il mito depoliticizzato

Il santino propagandato da media mainstream e conosciuto dalle nuove generazioni è un Enrico Berlinguer dimezzato: ricordato per la sua capacità di creare empatia e connessione sentimentale con un “popolo della sinistra” oramai sempre più rarefatto, ma sostanzialmente depoliticizzato perché espunto da quella tradizione comunista alla quale Berlinguer si rifece, in modo innovativo e creativo, per tutta la sua esistenza, convinto che andasse cercata una via nuova al socialismo e al superamento dell’oppressione capitalistica sull’umanità e sul Pianeta.