Blasfemia? Un reato inconsistente da abolire al più presto

Dobbiamo abolire le leggi contro la blasfemia, in Italia, in Europa e poi in tutto il mondo. Perché punire un cittadino per il reato di blasfemia (fosse anche solo con una multa di un euro) significa riconoscere che quel reato ha senso e che una punizione è necessaria.

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle”, recita una frase attribuita a Voltaire. Lo stesso accadrà un giorno con i cosiddetti “blasfemi”: smetteranno di esistere quando noi smetteremo di punirli. Perché la blasfemia è a tutti gli effetti un reato inconsistente, proprio come la stregoneria, e a chi verrebbe mai in mente di criminalizzarla nuovamente, nel 2021? A pochissimi esagitati, che giustamente attirano su di sé lo scherno degli italiani, i quali avvertono l’assurdità di una simile proposta. Ma allora perché lo stesso non accade con chi difende ciecamente le leggi italiane contro la blasfemia?  

La tesi che sosterremmo in questo articolo è questa: dobbiamo abolire le leggi contro la blasfemia, perché non esiste un motivo uno per mantenerle in piedi, mentre al contrario ne esistono numerosi per abolirle.  

Ma vediamo innanzitutto cosa sono queste leggi e come vengono applicate nel mondo. 

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Le leggi contro la blasfemia sono misure punitive che criminalizzano quelle espressioni che un’autorità giudiziaria consideri “ingiuriose” nei confronti di una o più confessioni religiose, sia in nome del rispetto di una non meglio definita “sacralità” religiosa, sia in nome del mantenimento dell’ordine pubblico che quelle espressioni turberebbero, come successo recentemente in Austria con l’incredibile avallo della Corte europea dei diritti umani. La Cedu ha infatti confermato la multa di 480 euro comminata a una donna austriaca, colpevole di aver affermato che il Profeta Maometto può essere considerato un “pedofilo”, visto che secondo alcuni hadith sposò una bambina di 6 anni quando lui ne aveva più di 50. Secondo la sentenza, la colpa della donna sarebbe quella di esse…

La democrazia non crede in Dio

Affinché la democrazia possa essere esercitata, la parola divina e l’esistenza stessa di qualsiasi entità mistica superiore devono essere assolutamente escluse dal dibattito pubblico. Pubblichiamo la seconda parte dell’intervento di Gérard Biard, caporedattore di Charlie Hebdo, alle Giornate della Laicità di Reggio Emilia.