Altro che Smart City: a Roma mancano i dati elementari per costruire politiche pubbliche

I dati sono la principale risorsa per l’organizzazione di servizi, spazi e politiche urbane. È dunque paradossale che la Capitale non disponga di un sistema di raccolta e analisi strutturato, completo e aperto al pubblico. Ne va della stessa democraticità del processo di amministrazione.

Nell’ultimo decennio Roma è stata investita da processi di trasformazione caratterizzati da crescente intensità e velocità, avvenuti al di fuori di qualsiasi capacità di lettura e di intervento tempestivo da parte della politica. Una situazione sulla quale si è innestata la pandemia, producendo l’accentuazione di alcune dinamiche – l’aumento delle disuguaglianze, la desertificazione del centro storico, la crisi in alcune zone del commercio di vicinato, l’emergenza abitativa… – e determinando nuovi bisogni che la politica si è rivelata impreparata ad affrontare. L’assenza di pianificazione dei processi urbani, di una visione e di una strategia per Roma, sono un dato strutturale e una costante nel dibattito sul futuro della Capitale. Con l’avvicinarsi della prossima scadenza elettorale, in uno scenario estremamente dinamico di trasformazione della città, vale la pena avviare una riflessione che focalizzi l’attenzione sugli strumenti di lettura della città a disposizione della politica e chiedersi: sulla base di quali dati e analisi si costruiscono le politiche per Roma? E come se ne valutano gli effetti? 

A.A.A. dati cercasi 

Materia prima dell’economia digitale, i dati sono anche la principale risorsa per l’organizzazione di servizi, spazi e politiche urbane. A Parigi, per esempio, l’Observatoire national de la politique de la ville raccoglie e pubblica dati, elaborazioni e rapporti aggiornati su tutti i temi della politica cittadina, dallo sviluppo economico alla salute, passando per l’ambiente e le questioni abitative. Niente del genere a Roma, città per la quale sovente i dati non ci sono, quelli che ci sono spesso non sono pubblici, quelli che sono pubblici sono insufficienti e frammentati tra enti con competenze diverse che non comunicano tra loro.  

Questa carenza di dati e informazioni istituzionali è stata in parte colmata, negli ultimi anni, da studi e ricerche che provengono perlopiù dal mondo universitario, m…

La libertà accademica negata dal fanatismo filo-israeliano tedesco. Intervista a Nancy Fraser

A Nancy Fraser è stato impedito di tenere un ciclo di conferenze all’Università di Colonia. Sebbene il tema designato fosse il lavoro nella società capitalista, alla filosofa è stato proibito di parlare per aver firmato la dichiarazione “Philosophy for Palestine”. Una violazione della libertà accademica frutto di quello che Susan Neiman ha definito il “maccartismo filosemita” della Germania, Paese in cui ormai ogni voce critica nei confronti di Israele viene messa sistematicamente a tacere.

Nuova questione morale: la sinistra e il fantasma di Berlinguer

A sinistra si continua a citare Berlinguer e a sbandierare il tema della questione morale. Ma i recenti fatti che hanno travolto la giunta regionale di Michele Emiliano ci ricordano che nel sistema Italia il marcio è diffuso ovunque, a partire dalle realtà locali. Non si può risanare tutto il sistema politico nel suo complesso ma a sinistra ci si può impegnare partendo da casa propria, cercando di costruire un nuovo autentico soggetto progressista anziché puntare ai “campi larghi”.