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Altro che Smart City: a Roma mancano i dati elementari per costruire politiche pubbliche

I dati sono la principale risorsa per l’organizzazione di servizi, spazi e politiche urbane. È dunque paradossale che la Capitale non disponga di un sistema di raccolta e analisi strutturato, completo e aperto al pubblico. Ne va della stessa democraticità del processo di amministrazione.

Nell’ultimo decennio Roma è stata investita da processi di trasformazione caratterizzati da crescente intensità e velocità, avvenuti al di fuori di qualsiasi capacità di lettura e di intervento tempestivo da parte della politica. Una situazione sulla quale si è innestata la pandemia, producendo l’accentuazione di alcune dinamiche – l’aumento delle disuguaglianze, la desertificazione del centro storico, la crisi in alcune zone del commercio di vicinato, l’emergenza abitativa… – e determinando nuovi bisogni che la politica si è rivelata impreparata ad affrontare. L’assenza di pianificazione dei processi urbani, di una visione e di una strategia per Roma, sono un dato strutturale e una costante nel dibattito sul futuro della Capitale. Con l’avvicinarsi della prossima scadenza elettorale, in uno scenario estremamente dinamico di trasformazione della città, vale la pena avviare una riflessione che focalizzi l’attenzione sugli strumenti di lettura della città a disposizione della politica e chiedersi: sulla base di quali dati e analisi si costruiscono le politiche per Roma? E come se ne valutano gli effetti? 

A.A.A. dati cercasi 

Materia prima dell’economia digitale, i dati sono anche la principale risorsa per l’organizzazione di servizi, spazi e politiche urbane. A Parigi, per esempio, l’Observatoire national de la politique de la ville raccoglie e pubblica dati, elaborazioni e rapporti aggiornati su tutti i temi della politica cittadina, dallo sviluppo economico alla salute, passando per l’ambiente e le questioni abitative. Niente del genere a Roma, città per la quale sovente i dati non ci sono, quelli che ci sono spesso non sono pubblici, quelli che sono pubblici sono insufficienti e frammentati tra enti con competenze diverse che non comunicano tra loro.  

Questa carenza di dati e informazioni istituzionali è stata in parte colmata, negli ultimi anni, da studi e ricerche che provengono perlopiù dal mondo universitario, m…

Marie Curie, donna e scienziata tra impegno e libertà

Novant’anni fa moriva Marie Curie, la più importante scienziata del Novecento. Nata in Polonia come Maria Salomea Skłodowska, assunse il nome di Marie Curie in seguito al suo trasferimento in Francia e al matrimonio con Pierre Curie, con cui condivise una straordinaria avventura umana e scientifica. Prima donna ad aver insegnato alla Sorbona e due volte premio Nobel, ha vissuto la sua vita con la convinzione dell’importanza della cultura quale fattore di miglioramento dell’individuo e della società.

Il Civil Rights Act compie sessant’anni: breve storia di un secolo di lotte

Il 2 luglio 1964 il presidente Lyndon B. Johnson firmava la legge che rendeva illegale la segregazione negli Stati Uniti. Ricordare questo evento non può che tradursi nel ripercorrere la storia del movimento per i diritti civili: dai tanti personaggi di spicco – come Martin Luther King, Rosa Parks, Angela Davis – alle persone i cui nomi sono rimasti nell’ombra ma il cui contributo è stato cruciale.

Enrico Berlinguer, conoscerne il pensiero oltre il mito depoliticizzato

Il santino propagandato da media mainstream e conosciuto dalle nuove generazioni è un Enrico Berlinguer dimezzato: ricordato per la sua capacità di creare empatia e connessione sentimentale con un “popolo della sinistra” oramai sempre più rarefatto, ma sostanzialmente depoliticizzato perché espunto da quella tradizione comunista alla quale Berlinguer si rifece, in modo innovativo e creativo, per tutta la sua esistenza, convinto che andasse cercata una via nuova al socialismo e al superamento dell’oppressione capitalistica sull’umanità e sul Pianeta.