Mercalli: Il problema ambientale è un problema di democrazia

“Gli allarmi della comunità scientifica sul collasso ecosistemico sono inascoltati dalla classe politica”. Pubblichiamo l’intervento del climatologo al confronto “La periferia salverà la città” che si è tenuto lo scorso 22 maggio nell’ambito dell’Iper-Festival, il Festival delle Periferie di Roma.

Non sono, forse, la persona più adatta a parlare di periferie urbane, vivendo oggi in mezzo alla natura, però comunque in una periferia montana, periferia della nazione, trovandomi a otto chilometri dal confine francese in una piccola borgata di una ventina di case, a 1.650 metri di quota, in alta Valle di Susa. Conosco però bene le periferie urbane, essendoci nato: ho passato la prima parte della mia vita in una periferia di Torino, nella periferia industriale di una grande città.

Fatta questa premessa, provo a rispondere a una domanda: cosa rappresentano le periferie oggi? Ritengo che, così come sono, le periferie non possano salvare le città. Sono luoghi dove, nella maggior parte dei casi, la vita non è bella, dove non si vive bene. Migliorandone però gli elementi oggi non conformi a una buona qualità della vita, le periferie possono essere un’opportunità: luoghi estremi delle zone urbanizzate, spesso hanno ancora aree non cementificate al loro interno o nei loro pressi. Per questo, per la vita del futuro, le periferie possono rappresentare una opportunità. A una condizione, però: che il verde che ancora circonda le periferie venga difeso.

Oggi, purtroppo, una periferia è fusa con un’altra ed è sempre più raro vedere un quartiere rappresentare uno stacco di unità territoriali diverse. Ogni paese limitrofo alle grandi città sta subendo la stessa metastasi delle aree urbane, aggiungendo a sua volta urbanizzazione: le periferie si stanno fondendo in zone che potremmo definire di contatto dove la campagna, la collina, in alcuni case le foreste diventano sempre più marginali, una scacchiera confusa in cui le zone urbanizzate stanno avendo la meglio.

Laddove c’è, invece, una cesura netta ecco che quel punto di contatto può rappresentare “qualità della vita”: chi vive o vivrà in quelle zone avrà a disposizione un’aria un po’ più pulita e, soprattutto, maggiori aree verdi che si traducono in vivibilità migliore dal punto di vista climatico. Le aree verdi temperano gli estremi climatici, soprattutto nei mesi estivi: tolgono tre, quattro gradi a quella che chiamiamo “isola di calore urbana”, la zona di caldo esaltata dai materiali con…

Captagon, quella droga alleata del regime di Assad

Il captagon non è soltanto la droga sintetica più popolare tra i giovani del Nord Africa e del Medio Oriente. Essendo prodotta principalmente in Siria, i grandi introiti che ne derivano vanno a finanziare le casse del corrotto regine di Assad. Inoltre è spesso usata dai guerrieri jihadisti per abbassare le inibizioni e aumentare le prestazioni durante combattimenti e azioni militari o di guerriglia.

Le stragi non sono misteri ma segreti. Intervista a Benedetta Tobagi

È recentemente uscito per Laterza il libro di Benedetta Tobagi “Le stragi sono tutte un mistero”. L’autrice, che da anni si occupa di questo tema, ci invita a rimuovere dalle stragi la sensazionalistica etichetta di “misteri” e di apporvi quella più pertinente di “segreti”. Perché i misteri sono per loro natura inconoscibili, mentre i segreti lo sono esclusivamente per volontà di chi non vuole che siano rivelati. Proprio per questo è necessario ripercorrere quella stagione con rigore, facendosi strada nella pretestuosa confusione che la avvolge, consapevoli del fatto che oggi, anche se non tutto, sappiamo moltissimo. E che portare alla luce la verità di quei fatti non è un tema che riguarda solo gli studiosi, ma chiunque abbia a cuore le sorti della democrazia.

Né per matti né per bambini: le rivoluzioni di Franco Basaglia e Adriana Lodi

Il nome di Adriana Lodi non è conosciuto ai più. Come il più noto Franco Basaglia, negli anni Settanta del secolo scorso si fece protagonista anche lei di battaglie di civiltà controcorrente, che sfidarono la morale del tempo ma soprattutto i potentati economici, per dare dignità alla vita dei “matti” non meno che dei bambini e delle madri. Le due leggi che dobbiamo a loro, quella sulla chiusura dei manicomi e quella sull’apertura degli asili nido, hanno numerosi tratti in comune.