Prendersi cura: il lavoro indispensabile

Non solo il lavoro di cura tradizionalmente inteso, ma il prendersi cura dei lavoratori, così come dell’ambiente e delle relazioni sociali, è sempre più indispensabile per la sopravvivenza.

La pandemia ha messo a fuoco, enfatizzandone la necessità e, per alcuni, acuendone le difficoltà di conciliazione con la prestazione lavorativa remunerata, il lavoro di cura che viene svolto quotidianamente in famiglia, nei confronti dei più piccoli o più fragili, ma anche verso adulti autosufficienti, come atto più o meno (spesso meno) di sostegno e attenzione reciproca. Un lavoro che è svolto in larga misura dalle donne in famiglia, come madri e mogli e, quando si tratta di bisogni di persone anziane fragili, anche figlie. Ma questo processo di messa a fuoco ed accentuazione non è avvenuto nello stesso modo per tutti, a parità di condizioni familiari. Non è avvenuto nello stesso modo e con la stessa intensità per gli uomini e le donne, non è avvenuto nello stesso modo per chi ha potuto lavorare a distanza e chi, se non ha perso il lavoro, ha dovuto lavorare in presenza.

La pandemia – e in particolare la fase del lockdown – ha, infatti, introdotto un nuovo tipo di disuguaglianza, ampiamente sottovalutata: quella tra le occupazioni che possono essere svolte a distanza, seppur con tutta la fatica del caso, e le occupazioni che possono essere svolte solo in presenza; categoria all’interno della quale si distinguono le professioni che – proprio per questa loro caratteristica – sono state soggette a chiusura (pensiamo ai settori della ristorazione, del turismo…) e quelle che sono rimaste in attività, con tutti i conseguenti pericoli rispetto al contagio. Mi ha colpito che, tra i lavoratori giustamente salutati come eroi (in particolare gli addetti alle professioni sanitarie) non ci si sia mai ricordati delle commesse dei supermercati o dei lavoratori della logistica o dei trasporti che hanno continuato a prestare servizio, in alcuni casi anche con una intensificazione dei carichi di lavoro, perché era più richiesto da noi consumatori, in mancanza di alternative.

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Chiamata al crimine. La letteratura come arma di libertà

Un accorato appello alle donne a uccidere l’angelo del focolare che è in loro per liberare i loro talenti. E un richiamo sul senso della letteratura, che è luogo della complessità e non della cancellazione.
Pubblichiamo il discorso pronunciato dalla scrittrice franco-marocchina in apertura del 21mo Festival internazionale di letteratura di Berlino.

Ripensare le Culture Wars

Per un numero crescente di studenti e professori le argomentazioni dei sostenitori dell’idea di classico universale e senza tempo nel regno dell’arte suonano arbitrarie, vuote e come un alibi per mantenere le relazioni di potere esistenti.