Attica! Attica! Attica!

Sono passati cinquant’anni dalla ribellione nel carcere di Attica e dalla sua repressione nel sangue. Da allora la situazione dei penitenziari statunitensi non ha fatto che peggiorare, complici sia i repubblicani che i democratici.

In una scena del film Un pomeriggio di un giorno da cani, il protagonista – interpretato da Al Pacino – esce dalla banca in cui ha tentato una rapina per negoziare con la polizia e di fronte a un vero e proprio esercito di forze dell’ordine comincia a gridare: «Attica! Attica! Attica!», mentre la folla di curiosi assiepati in strada applaude alle sue urla. 

Attica, Attica, Attica.  

Una parola per dire un intero universo di sopraffazioni, per gridare contro il sistema carcerario, contro la violenza di Stato, contro il trattamento disumano inflitto ai detenuti, contro i 39 morti e le decine di feriti che qualche anno prima, il 13 settembre del 1971, i proiettili della polizia avevano lasciato nel cortile del carcere di Attica, appunto, nello Stato di New York. 

A condurre a quella che entrerà nella Storia come la Rivolta di Attica – che terminerà con una vera e propria mattanza – sono sia elementi contigenti sia ragioni antiche, affondando nell’ingiustizia di un sistema carcerario che, almeno nel caso di Attica, concedeva una doccia a settimana, un rotolo di carta igienica al mese, e che spendeva 63 centesimi al giorno per sfamare un detenuto. In poche parole, un sistema che aveva smesso di considerare esseri umani le persone a esso affidate. 

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La sera dell’8 settembre ha luogo una discussione che può essere considerata di routine tra un carcerato e una guardia. A rendere diverso dal solito lo scambio è che il primo colpisce il secondo in un impeto di rabbia e frustrazione. L’amministrazione decide di reagire. La mattina seguente, di ritorno come ogni giorno dalla mensa, i prigionieri imboccano il tunnel che conduce nel cortile, per un breve momento di riposo prima di mettersi al lavoro. Quella mattina però, il cancello che dà sul cortile è chiuso a chiave. E così anche il cancello all’altra estremità del tunnel. Non era mai successo. A insaputa anche delle guardie, il direttore di Attica aveva deciso di impedire ai prigionieri la loro “ora d’aria”. Ne deriva il panico più totale, sia da parte delle guardie sia da parte dei prigioni…

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