Homo berlusconensis

Grazie alla televisione Berlusconi ha creato una involuzione di homo sapiens a sua perfetta immagine e somiglianza. Un essere che rifiuta la cultura e l’intelligenza, che osanna alle virtù del Capo, che ne invidia lo stile di vita. Un grande scrittore traccia, come un naturalista, il catalogo classificatorio di questa solo parzialmente inedita specie zoologica.

Da MicroMega 1/2011 [Acquista il numero completo]

Devo fare una premessa assolutamente necessaria. Che in realtà è una doverosa precisazione. In queste poche pagine non prenderò in esame, tra le molteplici categorie e sottocategorie attraverso le quali il fenomeno dell’homo berlusconensis si appalesa, tutti coloro che del berlusconismo sono in qualche modo attivi e pubblici esponenti, collaboratori, operatori vuoi in qualità di membri del governo, del parlamento e del partito vuoi in quanto amministratori comunali, provinciali e regionali. La cosiddetta classe politica, insomma, di ogni ordine e grado.

E nemmeno m’attarderò a prendere in esame tutti coloro che ne sono diffusori del credo, in qualità, ufficialmente riconosciuta e retribuita, d’apostoli o di zelatori.

Ai quali, com’è noto, settimanalmente l’Idolo appare via etere comunicando il Verbo, la Parola da diffondere.

L’esclusione è dovuta al fatto che resta del tutto impossibile all’analisi verificare quanto il loro grado di purezza d’adesione all’ideale berlusconiano sia o non sia inquinato da fattori degenerativi quali, primo tra tutti, il desiderio di far rapida carriera, di guadagnare, d’avere un certo potere.

Prenderò in esame perciò solo l’homo berlusconensis communis, quello, diciamo così, puro, colui che, in parole povere, difende tutte le manifestazioni della berlusconità, quali che esse siano, al mercato o sul tram, che guarda l’attuale Tg1, il telegiornale di Rete 4, (Canale 5 no perché non sempre è rigidamente ortodosso), che non si perde mai un’apparizione di Berlusconi alla tv saltabeccando da una rete all’altra, che compra Il Giornale o Libero o tutti e due (il Foglio no, non si capisce bene cosa voglia) e che infine puntualmente lo vota senza ricavarne alcun beneficio diretto.

Trattandosi, a stare ai sondaggi, di una cifra attualmente oscillante tra il 25 e il 30 per cento degli italiani, non è chi non intuisca la molteplicità e la diversità della tipologia che si presenta a un’indagine sia pure superficiale come la nostra.

Necessariamente ne prenderò in esame solo una minima parte, chiedendo quindi venia per esclusioni anche macroscopiche.

Forse non tutti ricordano l’incipit dell’acuto saggio di Umberto Eco Fenomenologia di Mike Bongiorno che risale ai primissimi anni Sessanta del secolo scorso. Perciò mi permetto di riportarlo, in parte, come punto di partenza. «L’uomo circuìto dai mass-media è in fondo, fra tutti i suoi simili, il più rispettato: non gli si chiede mai di diventare che ciò che egli è già. In altre parole gli vengono provocati desideri studiati sulla falsariga delle sue tendenze.

Tuttavia, poiché uno dei compensi narcotici a cui ha diritto è l’evasione nel sogno, gli vengono presentati di solito degli ideali tra lui e i quali si possa stabilire una tensione. Per togliergli ogni responsabilità si provvede però a far sì che questi ideali siano di fatto irraggiungibili, in modo che la tensione si risolva in una proiezione e non in una serie di operazioni effettive volte a modificare lo stato delle cose».

Eco parla «dell’uomo circuìto dai mass media», ma è chiaro che intende dire l’uomo circuìto dalla tv, in quanto è difficile che le parole di un quotidiano possano circuire i semianalfabeti altrettanto quanto un’immagine televisiva.

Che, come è stato ampiamente dimostrato nel corso dei preparativi americani alla guerra contro l’Iraq, è in grado di circuire tutti, dall’analfabeta totale al plurilaureato, in ogni parte del globo.

Ma se c’è qualcuno che viene circuìto ne deve logicamente conseguire che c’è qualcuno che lo circuisce.

Così…

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