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La guerra in Ucraina, l’emancipazione dal gas russo e la transizione energetica

Rinunciare al gas, non solo a quello russo, sembra un passo che l’Italia non è ancora disposta a fare. Eppure le occasioni per una svolta energetica non mancherebbero in un Paese come il nostro, che scarseggia di riserve di gas e petrolio, ma abbonda di illuminazione solare.

Lo ha detto chiaramente anche Roberta Metsola, neopresidente del parlamento europeo, martedì 1° marzo nel discorso introduttivo della sessione plenaria straordinaria che ha ospitato l’intervento di Volodomyir Zelensky e approvato l’inizio della procedura che dà all’Ucraina lo status di Paese candidato a entrare nell’Ue: «L’Europa non può più rimanere dipendente dal gas del Cremlino. Dobbiamo aumentare i nostri sforzi per diversificare i nostri sistemi energetici, per costruire un’Europa che non sia più sotto scacco degli autocrati e che metta la nostra sicurezza energetica su un piano più forte».

Nel 2021 l’Unione Europea ha importato una media di oltre 380 milioni di metri cubi di gas al giorno dai gasdotti russi, circa 155 miliardi di metri cubi in un anno, equivalenti al 45% delle importazioni europee di gas e al 40% dei consumi complessivi di gas, secondo quanto riporta l’Agenzia Internazionale dell’Energia.

Italia e Germania sono i Paesi Ue più dipendenti dal gas russo. Circa il 45% del gas consumato dall’Italia proviene dalla Russia. Lo stesso vale all’incirca per la Germania. Come comunicato dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani il 23 febbraio alla Camera, il nostro Paese importa dall’estero più del 90% dei circa 75 miliardi di metri cubi di gas che consuma ogni anno. Il gas serve principalmente a riscaldare gli edifici e alimentare le centrali termoelettriche: in Italia infatti negli ultimi anni più del 40% dell’elettricità è stata prodotta a partire dal gas e meno del 40% da fonti rinnovabili.

Sia Roma sia Berlino hanno già tracciato la necessità di emanciparsi dal gas di Mosca, ma lo hanno fatto in due modi diametralmente opposti.

La risposta dell’Italia

In un’informativa parlamentare del 25 febbraio, il giorno dopo l’inizio dell’invasione militare in Ucraina, il presidente del consiglio Mario Draghi ha dichiarato che è stata un’imprudenza quella compiuta negli scorsi anni di non diversificare l’approvvigionamento italiano dell’energia, che anzi è andato concentrandosi intorno alla Russia, passando dal 27% del gas importato di dieci anni fa a circa il 45% attuale.

Per far fronte a una possibile crisi energetica causata da una improvvisa riduzione delle forniture di gas, sul brevissimo termine il governo ha un piano di emergenza che predispone «una maggiore flessibilità sui consumi di gas, sospensioni nel settore industriale e regole sui consumi di gas nel settore termoelettrico» ha dichiarato Draghi.

Il governo è inoltre già al lavoro per a…

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