L’equivoco della libertà di opinione

La libertà di coscienza e di opinione è un pilastro delle società democratiche. Ma questo non significa che lo Stato debba essere indifferente rispetto alle credenze e alle visioni del mondo dei propri cittadini.

La libertà di coscienza e di opinione è un pilastro delle società democratiche. Questo sacrosanto principio ha però condotto nel tempo alla diffusa convinzione che in un regime democratico liberale lo Stato debba essere indifferente rispetto alle credenze e alle visioni del mondo dei propri cittadini e che quello che serve per tenere insieme la società è un consenso solo formale sulle procedure della democrazia e non anche uno sostanziale attorno a precisi valori e visioni del mondo. La pandemia ha mostrato però in maniera lampante non solo che le opinioni non sono tutte uguali ma, ancora più radicalmente, che una società democratica ha un preciso interesse nella promozione di determinate visioni del mondo – democratiche, scientifiche, razionali – e un corrispondente specifico interesse alla repressione di altre visioni del mondo – antidemocratiche, superstiziose, irrazionali. E questo non vale solo rispetto alle questioni relative alla salute, ma va molto oltre riguardando l’intero spettro delle credenze (politiche, religiose, filosofiche) dei cittadini, nei confronti delle quali una società democratica non può rimanere indifferente.

A differenza di Jürgen Habermas, il quale ritiene che “in società complesse la cittadinanza non può essere tenuta insieme da un consenso sostantivo su valori ma solo da un consenso sulle procedure per una attuazione legittima delle leggi e per l’esercizio legittimo del potere”[1], in quel che segue sosterrò che, al contrario, è proprio nelle società complesse che un consenso su un nucleo di valori sostanziali e universali condivisi è assolutamente necessario.

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Innanzitutto, qualche preliminare chiarimento concettuale, partendo dalla nozione di “universale”. Per “universale” qui intendiamo, con Kant, il prodotto della ragione pratica (ossia quella facoltà di porsi degli obiettivi e di agire in base a essi) che è accessibile a tutti, indipendente dal luogo, dal tempo e da qualsiasi esperienza. “Indipendente dall’esperienza” non significa non avere niente a che vedere con l’esperienza, ma solo non essere

Moneta e mercato prima del capitalismo. La lezione di Marc Bloch

Per gentile concessione dell’editore Mimesis, pubblichiamo l’introduzione al libro “Lineamenti di una storia monetaria d’Europa” di Marc Bloch, tra i massimi studiosi del Medioevo. Un gigante non solo della storiografia, ma del pensiero e della lotta per la libertà, come dimostra la sua morte per mano nazifascista.

Biennale Teatro 2024, intervista ai direttori artistici Stefano Ricci e Gianni Forte

La Biennale Teatro 2024, in programma dal 15 al 30 giugno 2024, è la quarta e ultima diretta da Stefano Ricci e Gianni Forte (in arte ricci/forte). Ripercorrere le tre precedenti edizioni da loro dirette e fornire anticipazioni su quella che si appresta a iniziare ci fornisce anche il pretesto per una riflessione a 360° sul teatro, la comunicazione e l’arte nel mondo contemporaneo.

Never forget 1984: l’India a 40 anni dal massacro sikh

Nel giugno del 1984 veniva lanciata in India contro il movimento indipendentista sikh l’operazione “Blue Star”, che portò a migliaia di morti. La reazione condusse all’omicidio del premier Indira Gandhi per mano delle sue guardie del corpo, proprio di origine sikh. Ne seguirono in tutta l’India veri e propri pogrom contro questa minoranza, verso la quale l’attuale governo indiano continua ad avere un atteggiamento ambiguo. Minoranza che ci è più vicina di quanto sembra, data la presenza in Italia di numerosi suoi membri, impiegati nel settore agricolo e in quello dell’allevamento.