Padre Pio: una storia italianissima

Nonostante le pesantissime ombre sulla sua biografia – dai rapporti con i gerarchi fascisti agli imbrogli sulle sue presunte facoltà sovrumane, fino ai peccati carnali – nel nostro paese, a vent’anni dalla Canonizzazione avvenuta il 16 giugno 2002, l’infatuazione religiosa per il frate cappuccino non accenna a diminuire.

Se, tra un milione di anni, un archeologo alieno scaverà in quella che oggi è la nostra penisola, troverà tutti gli elementi per comprendere qual era la religione più praticata nella nostra epoca. Esaminando i reperti, probabilmente capirà che era incentrata sulla venerazione di una trinità. Facilmente, però, sbaglierà due persone su tre. È infatti sufficiente farsi un giro per le zone più devote, o per i negozi che vendono articoli religiosi, per constatare che la nuova ed eretica trinità è composta da Gesù Cristo, la Madonna e padre Pio. Quest’ultimo è peraltro ben quotato dai bookmaker per scalare ulteriormente la graduatoria.

È un esito che lascerebbe di stucco numerosi papi. Forse un po’ meno lo stesso frate, che a questo fine ha dedicato l’intera vita. Di tutte le pesantissime ombre che l’hanno costellata, però, il suo smisurato egocentrismo non è la più rilevante. Da buon reazionario, nel 1920 appoggiò una violenta protesta contro la vittoria elettorale socialista nel Comune di San Giovanni Rotondo, sfociata poi in una strage che lasciò sul terreno quattordici morti e un centinaio di feriti. Durante tutto il Ventennio ebbe rapporti molto stretti con i gerarchi fascisti (le prime due biografie del frate furono pubblicate dalla casa editrice del partito) e persino con collaboratori dei nazisti. Fin quasi alla morte ricevette in convento la peggiore nobiltà nera del continente, che lo ricambiò con donazioni copiose, che ovviamente provenivano anche da facoltosi benefattori: quella più ingente gli fu trasmessa nel 1941 dalla Francia, in quel momento occupata dai tedeschi. Le enormi somme raccolte non furono sempre investite onestamente, e nel 1957 il convento fu coinvolto nella truffa di uno dei tanti “banchieri di dio”, Giovanbattista Giuffrè.

Non è esattamente il curriculum che ci si aspetterebbe da un componente della nuova trinità. Perlomeno da parte laica: la Chiesa, si sa, è sempre stata molto meno sensibile a certi aspetti etici. Quello che impressiona, però, è che anche da un punto di vista cattolico la vita di padre Pio non è stata quella di uno stinco di santo – e se ne trova abbondante conferma nelle parole e nelle opere dei suoi stessi superiori. La sua prima domanda di entrare in convento non fu accolta. Quando, molto presto, fece sapere urbi et orbi di aver ricevuto le stimmate, si scoprì che le lettere in cui descriveva il fenomeno erano copiate da quelle di un’altra santa “stigmatizzata”, Gemma Galgani. Fu spesso accusato di finte malattie, cercò di farsi esentare dal servizio militare e brigò per non farsi mai separare dal suo gregge. Padre Gemelli lo definì «psicopatico» e «imbroglione». Il Sant’Uffizio, nel 1923, mise nero su bianco che in tutto ciò che faceva non c’era alcuna traccia di soprannaturalità, e un’autorevol…

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