Variazioni su un tema di Erodoto

La storia di Candaule e Gige nella versione non solo di Erodoto, ma di Hebbel e Gide. A testimonianza del fascino dell’originale da cui traggono spunto.

All’inizio delle sue Storie, Erodoto introduce il conflitto tra greci e barbari, ricondotto, secondo fonti persiane, a una successione di rapimenti di donne. I fenici avrebbero rapito Io, figlia del re di Argo; ma fonti fenicie insinuano che essa, incinta del rapitore e vergognosa dei genitori, l’avrebbe seguito di sua volontà. I greci, cretesi, avrebbero rapito Europa figlia del re fenicio. La parità sarebbe stata guastata da un nuovo rapimento a opera dei greci: Medea figlia del re del colchi portata via da Giasone con gli Argonauti. Una generazione dopo, l’assenza di una punizione divina sui greci avrebbe persuaso Paride a rapire Elena, certo dell’impunità. Ma qui l’equilibrio viene rotto dalla guerra che i greci muovono a Ilio. Fino ad allora i rapimenti di donne non avevano comportato guerre. Così, a causa della guerra di Troia l’inimicizia tra persiani e greci diviene irrimediabile.

Ma Erodoto si mostra scettico sulle versioni antiche. Afferma invece di sapere chi per primo fece torto ai greci in un tempo molto più recente: Creso, signore della Lidia, che sottomise gli ioni, gli eoli e i dori d’Asia. Ma, introdotto il personaggio, lo abbandona subito per tornare indietro nel tempo, obbligato dalla genealogia, guida magistrale nella storia dei greci. Perché Creso apparteneva alla stirpe dei mermnadi che avevano usurpato la sovranità degli eraclidi. Dunque lo storico deve illustrare le ragioni e i modi del passaggio di sovranità, fatti che dopo quattro generazioni spiegheranno il destino di Creso.

Ed è così che al paragrafo 8 del primo libro delle Storie Erodoto introduce la prima delle sue numerose novelle. Dopo 22 generazioni e 505 anni dagli amori di Eracle e Onfale, l’ultimo degli eraclidi è Candaule, re di Sardi in Lidia. Innamorato pazzo della moglie la ritiene la donna più bella del mondo. Ne esalta la bellezza alla sua guardia scelta, Gige. Vedendolo incredulo, Candaule sostiene allora che Gige deve vedere di persona sua moglie nuda e persuadersi così della verità. Scandalizzato Gige afferma di credere senza alcuna prova alla sua parola e rifiuta. Ma Candaule è il re e alle sue insistenze Gige deve infine arrendersi. Sarà introdotto nella camera da letto e nascosto dietro la porta. Quando la moglie raggiungerà il marito a letto si spoglierà, una dopo l’altra, delle sue vesti e Gige potrà ammirarla senza timori. Quando essa si avvierà al letto e gli volterà le spalle, Gige uscirà non visto dalla camera.

Così avviene, ma lei lo vede di sfuggita mentre esce. Intuita la responsabilità diretta del marito, non grida allo scandalo ma medita vendetta; infatti presso i lidi è estrema vergogna essere visti nudi, anche per gli uomini. Il giorno dopo la regina, circondata dai suoi fidi armati, convoca Gige ignaro di essere stato visto. Senza preamboli lo mette di fronte a una scelta: o uccide il re, e ottiene così il regno e lei stessa, o deve morire subito: uno dei due autori del misfatto deve pagare con la morte. Gige la supplica invano di non costringerlo ma la regina è ferma nella sua volontà. Dunque Gige la sera stessa, introdotto nella camera dietro la porta, atteso il sonno del suo re lo uccide col pugnale consegnatogli dalla regina. L’assassinio di Candaule è esecrato dai lidi ma, consultato, l’oracolo di Delfi decreta che Gige debba tenere il potere. Gli eraclidi privati del regno avranno vendetta sul quarto discendente di Gige. Ma di queste parole dell’oracolo nessuno terrà conto prima del loro compimento.

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Qui è necessario abbandonare il racconto dei fatti successivi, dipanati con lunghe digressioni attraverso la genealogia discendente da Gige fino a Creso, per soffermarsi sullo stile. Erodoto è un narratore di realtà storiche non di invenzioni letterarie. Lo stile è asciutto e ritmato, le figure sono delineate con avari tratti, i dialoghi sono stringenti. Poche cose sono dette, alcune sono taciute e accendono la curiosità. Ma, pur nella estrema brevità, certe espressioni arricchiscono il quadro. Per convincere Gige, Candaule ricorre a moduli gnomici: «Mi sembra che tu non mi creda: infatti le orecchie sono più infide degli occhi, perciò fai in modo di vederla nuda». La risposta di Gige ha implicazioni ambigue; si sdegna dell’ordine ricevuto perché una donna che si spoglia della veste allo stesso tempo si spoglia del pudore. Che cosa vuol dire “spogliarsi del pudore”? È un attributo della veste, per cui tolta questa anche quello svanisce? Forse, anticipando senza saperlo qualche v…

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