Messico, trappola mortale per giornalisti e difensori dei diritti umani

“Uccidere un giornalista significa uccidere il suo messaggio e mandarne uno diametralmente opposto all’intera società: denunciare quello che non va, in questo Paese, può costarti la vita. Questo è quello che sta succedendo in Messico oggi”. Intervista a Edith Olivares Ferreto, direttrice di Amnesty International Messico.

Incontriamo Edith Olivares Ferreto, direttrice esecutiva di Amnesty International Messico, nell’ufficio della ong a Città del Messico. Fuori dalla villetta di due piani riadattata a ufficio, simile a una piccola ambasciata, nessuna targa, nessun nome sul citofono, nessuna bandiera di Amnistía Internacional: un’apparente piccola, ma chiara, misura di sicurezza. È qui, nella capitale, che hanno sede le ong e le associazioni internazionali che si occupano di tutelare i giornalisti e i difensori dei diritti umani. Ed è qui che trovano rifugio quei giornalisti e quegli attivisti costretti a fuggire dai luoghi in cui lavorano per le minacce subite.

Com’è la situazione per i giornalisti in Messico?
Tutto il mondo è consapevole di come il Messico sia un Paese letale per i giornalisti. A oggi [22 luglio] sono 12 i giornalisti uccisi dall’inizio dell’anno [il numero salirà nelle settimane successive a 14]. La situazione è di altissimo rischio e lo Stato messicano non sta facendo nulla per garantire la sicurezza delle persone che lavorano nel mondo dell’informazione: è questa, a mio avviso, la cosa più grave. Più grave anche degli stessi omicidi. I giornalisti sono costantemente vittime di attacchi e minacce, non a caso il Messico ha un programma di protezione dedicato proprio a chi lavora nel mondo dell’informazione.

Domanda che apparentemente può sembrare banale: chi attacca i giornalisti in Messico?
La risposta che tutti in Europa si aspetterebbero è: la criminalità organizzata. In realtà, però, gran parte degli attacchi contro i giornalisti arriva direttamente dalle autorità pubbliche, da funzionari dello Stato: forze dell’ordine o esponenti politici.

I numeri attuali dicono che il 2022 è l’anno “più letale” per i giornalisti dal 2006, quando con la famosa “guerra al narcotraffico” dichiarata dal presidente Felipe Calderón è iniziata una spirale di violenza in tutto il Paese.
Tutte le ong, non solo Amnesty International, sono preoccupate per questo costante attacco alla stampa, non solo dalla criminalità. Purtroppo, sono le autorità, e devo dire il presidente Andrés Manuel López …

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