L’utopia di un mondo deodorizzato e la fine dell’età dell’acqua

L’acqua corrente in ogni casa, condizione recentissima e peculiare della nostra civiltà, è stata promossa e accelerata dall’ansia di deodorizzarsi. Ma realizzare quest’ideale di neutralità olfattiva richiede quantità sempre crescenti di acqua, un bene sempre meno disponibile.

In Europa i veri bollettini di guerra vengono non dall’Ucraina, ma dal fronte climatico. Il governo francese ha preso misure restrittive per l’uso dell’acqua, vietando di innaffiare prati e lavare l’auto in 62 dipartimenti, visto che almeno un centinaio di comuni non hanno più acqua potabile. Le centrali nucleari sul Rodano e sulla Garonna hanno dovuto ridurre la produzione di energia per mancanza di acqua di raffreddamento nei fiumi. In Germania il livello del Reno è così basso che le chiatte che percorrono i suoi mille km da Basilea all’Olanda hanno dovuto diminuire il carico da 3.000 a 900 tonnellate per non arenarsi, e – se continua così – si prevede la chiusura del fiume al traffico merci. In Inghilterra per la prima volta da quando i dati sono registrati, la sorgente del Tamigi si è prosciugata e il fiume comincia a scorrere 5 miglia (8 km) più a valle. In Spagna Catalogna, Galizia e Andalusia hanno imposto restrizioni nel consumo di acqua.

Sono solo avvisaglie del futuro che ci aspetta. Forse fra un paio di secoli circolerà la leggenda metropolitana di una mitica età dell’acqua, secondo cui gli esseri umani di qualche generazione prima si docciavano tutti i giorni e usavano acqua potabile per scaricare le proprie feci nei fiumi. La leggenda secondo cui in quei tempi remoti – che sono i nostri – l’acqua era un bene abbondante, disponibile a tutti e anzi, considerato – che stranezza! – un diritto universale. Anche se è probabile che molti, più accorti e realisti, saranno scettici di fronte a simili miti che sempre abbelliscono il passato.

Tutti straparliamo del riscaldamento globale e dello scioglimento dei ghiacciai (soprattutto in un’estate torrida come questa), ma nessuno fa lo sforzo d’immaginare come sarà la vita quando la temperatura globale si sarà alzata di 2, 3 o più gradi, e quando i ghiacciai saranno sciolti (per non parlare dello scioglimento delle calotte polari). Esattamente come nessuno ricorda che nel mondo cosiddetto avanzato risale a meno di un secolo fa la totale disponibilità dell’acqua corrente domestica (acqua per cucinare, acqua per lavare panni e stoviglie, acqua per l’igiene personale, acqua per i cessi). Il gesto di aprire un rubinetto ci sembra naturale, quanto quello di lavarci i denti, mettere su una caffettiera, una lavastoviglie, riempire una vasca, tirare uno sciacquone.

Eppure la diffusione maggioritaria di quest’insieme di pratiche risale a meno di cento anni fa, per alcuni paesi a meno di settant’anni fa: negli Usa ancora

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