La destra di Giorgia Meloni che guarda al nazionalismo polacco

Si possono contare diverse analogie fra i Fratelli d’Italia e il partito “Diritto e giustizia” al potere in Polonia: innanzitutto in una concezione dello Stato illiberale, costruito sull’idea di nazione omogenea nei valori e sul piano etnico, che divide la cittadinanza in patrioti e nemici.

Sulle ambiguità della destra al governo, retaggio della lunga marcia del postfascismo nella storia repubblicana, l’opinione della maggior parte degli osservatori appare sostanzialmente concorde: la destra si troverebbe ancora in mezzo al guado, sospesa tra la sua anima anti-establishment e la sua vocazione governativa, tra i rimasugli nostalgici e la fierezza esibita del potere. Alle diverse analisi si accompagna, in molti casi, l’auspicio che il partito erede del vecchio MSI e la sua leader taglino finalmente il nodo gordiano con il passato che non passa, e che si riflette, ad esempio, sia in molte pose, sovente grottesche, della seconda carica dello Stato, sia nella critica, viziata a volte di ideologismo, di taluni intellettuali non disposti a fare sconti a un larga fetta dell’elettorato di destra e ai suoi sforzi nella direzione di un partito finalmente conservatore. Sono relativamente pochi, tuttavia, gli anni trascorsi dalla fine del postfascismo e per questo motivo appaiono posticce, in taluni casi, le prese di distanza dalle idee guida di quel movimento e dalle sue pulsioni incompatibili con uno Stato di diritto: ragione per cui risulta arduo definire compiutamente l’identità della destra italiana oggi alla guida del Paese se non partendo anche dalle sue ambiguità, dalle sue incertezze oltre che dalle perplessità generate dalla condotta di alcuni suoi rappresentanti. A tale scopo, ci viene in soccorso il riferimento all’Europa, alle grandi famiglie politiche del Vecchio continente, ai rapporti intessuti da Fratelli d’Italia con altri partiti programmaticamente simili nel corso dell’ultimo decennio, a partire dal punto più basso della crisi economica internazionale fino alla recente guerra in Ucraina. Tra questi, il partito polacco di “Diritto e Giustizia” verso cui “il” Presidente del Consiglio dei Ministri italiano non ha mai celato le sue simpatie, tanto da preferirlo, quale punto di riferimento, a Victor Orbán.

Tale scelta, influenzata recentemente dalle posizioni del politico magiaro sul conflitto ucraino e dai suoi rapporti con l’aggressore Putin, parte da lontano, almeno da quando Meloni si era recata, prima della pandemia, a Varsavia per discutere con Jarosław Kaczyński, capo indiscusso di Diritto e Giustizia, di iniziative comuni, riscuotendo presso gli ambienti neonazionalisti polacchi apprezzamenti di segno contrario rispetto a quelli indirizzati al suo principale alleato di governo, protagonista, qualche mese fa, di un viaggio da dimenticare in Polonia, con tanto di esposizione di magliette souvenir. Diritto e Giustizia è una formazione politica più vecchia di una decina d’anni rispetto a FdI, i cui assi portanti di natura programmatica sono essenzialmente tre: rinforzare la Polonia dal punto di vista militare e dell’autonomia energetica; affermare la superiorità del diritto della nazione su quello europeo, quest’ultimo considerato semplice espressione dell’egemonia franco-tedesca nell’ambito dell’Unione Eur…

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popolo kurdo manifestazione

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