Divertimento imperativo fra le rovine della contemporaneità

In questi ultimi due anni sono accaduti davanti ai nostri occhi fatti che stimolano una riflessione nelle menti più avvertite. Un numero allarmante di persone ha preferito sfidare il virus pur di non rinunciare a riunirsi per l’aperitivo o per ballare, in una sorta di culto sfrontato della folla e dello sballo proprio quando ciò rappresentava un pericolo per la stessa vita. Quali sono le ragioni di un simile modo di agire? L’antropologo Raffaele Simone si pone l’interrogativo nel suo ultimo saggio ”Divertimento con rovine”.

Divertimento con rovine (Solferino, Milano, novembre 2022) si inserisce nel tipo di produzione saggistica di Raffaele Simone in cui il linguista, analizzando la modernità, mira a fornire una sorta di quadro sismografico. Basti ricordare titoli come Presi nella rete. La mente ai tempi del web (2012), Come la democrazia fallisce (2015) e L’ospite e il nemico (2018), per fermarci all’ultimo decennio; tutti e tre editi da Garzanti, hanno preceduto due importanti pubblicazioni legate più strettamente agli interessi tecnici di linguistica dell’autore, come Il software del linguaggio (Raffaello Cortina 2020) e La grammatica presa sul serio (Laterza 2022).

A partire da L’ospite e il nemico, dedicato a quella che Simone chiama la Grande Migrazione, l’autore sta elaborando una vera e propria “teoria degli Eventi Fatali”, come suona il titolo del § II.5, di cui mette conto riportare il primo capoverso: ”Per dimensioni e durata, la Grande Migrazione mostrerà il suo vero volto solo quando si sarà calmata. Probabilmente si vedrà allora che non si era trattato di un fatto occasionale ma di un Evento Fatale. Chiamo così, senza alcun intento iperbolico, quegli eventi che col loro svolgersi alterano per sempre l’aspetto, i modi di vita e la sorte di un paese, di un continente o di una parte del globo. La storia ne offre un catalogo sconfinato. Per sottolinearne l’importanza, il loro nome si scrive solitamente con la maiuscola: le Guerre Puniche, la Scoperta dell’America, la Rivoluzione Industriale, la Rivoluzione francese, la Grande Guerra…”.

Si può notare di passaggio che nella sua idea degli Eventi Fatali Simone sembra alludere implicitamente alle Sternstunden der Menschheit, cioè a quei Momenti fatali della storia umana illustrati da Stefan Zweig nell’omonimo e celebre saggio del 1927, la cui Premessa si apre con queste parole: ”Nessun artista può essere costantemente artista, per tutte le ventiquattro ore d’ogni sua giornata; ciò che riesce a creare di essenziale, di duraturo, si produce sempre e soltanto nei pochi, rari momenti di ispirazione. Così anche la Storia, che noi ammiriamo come la più grande poetessa e la migliore attrice di tutti i tempi, non dispone di continuo della propria creatività. (…) Qui pure, come sempre nella vita e nell’arte, i momenti sublimi e indimenticabili sono rari. Per lo più la storia si comporta da cronista, limitandosi a inanellare, tenace e indifferente, le maglie di quella interminabile catena che si dipana lungo i millenni, fatto dopo fatto. I momenti di tensione invece vanno preparati nel t…

Prigionieri civili ucraini in Russia: un destino in bilico

Migliaia di cittadini ucraini sono stati fatti prigionieri dalle forze russe. Non possono comunicare con avvocati e familiari, non hanno possibilità di ricorrere in appello o di essere oggetto di scambi di prigionieri. Quale sarà il loro destino?

popolo kurdo manifestazione

La Turchia non smette di perseguitare il popolo kurdo

In regimi come quello turco le minoranze subiscono numerosi tipi di persecuzione, e sono costrette a vivere in povertà e in condizioni precarie. Yilmaz Orkan, responsabile di Uiki-Onlus – Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia, racconta in questa intervista i tanti aspetti dell’oppressione strutturale esercitata storicamente dai governi turchi nei confronti del popolo kurdo. Un’oppressione dai tratti ancora più feroci negli ultimi decenni: Erdoğan sta facendo di tutto per rendere il Kurdistan una terra invivibile.

In Uganda i profughi si sentono molto più accolti che in Europa

Un tempo l’Uganda era un Paese di transito lungo le rotte migratorie. Chi emigrava dal sud dell’Africa verso Europa e Stati Uniti non avrebbe mai immaginato di trovare lì una nuova patria. Ma grazie ad accorte politiche d’integrazione, che sostanzialmente equiparano gli stranieri ai cittadini locali, il Paese centrafricano ha costruito un sistema modello per l’accoglienza.