Un milanese a Roma

Pubblichiamo un capitolo del nuovo libro di Gianni Barbacetto, "Una storia italiana", edito da Chiarelettere. In "Un milanese a Roma" si racconta il rapporto di Silvio Berlusconi con la politica, il ruolo dei media e il modo in cui si è sempre giostrato fra i centri di potere, rappresentando un centro di potere egli stesso.
Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi è un uomo concreto. Non gli sono mai piaciute le fumisterie intellettuali e le astruserie della politica. Preferisce i fatti.

Eppure la politica l’ha sempre fatta. È vero: la discesa in campo, la nascita di Forza Italia e il primo trionfo elettorale, risalgono al 1994, ma lui è sempre stato, a suo modo, anche un “uomo politico”. Fin dagli anni Settanta quando, imprenditore di successo, ostenta disprezzo per i politici di professione, che parlano in maniera incomprensibile e sono astratti, non sanno raggiungere quei risultati concreti a cui sanno invece puntare gli imprenditori. La politica è il regno delle parole, l’impresa è il regno del fare.

L’uomo simbolo della politica che a Berlusconi non piace è Aldo Moro.

“Ogni volta che apre bocca” dichiara “ci vuole un esercito di esegeti per interpretarlo. Questi capi storici hanno il culo per terra ma ingombrano la porta.”

Mostra di disprezzarla, la politica, e tuttavia ne è inesorabilmente attratto. Sa (fin della sua prima licenza edilizia ottenuta per la palazzina di via Alciati) che la politica serve e va usata, perché è un potere che incrocia necessariamente gli affari. E gli affari possono essere danneggiati dalla politica: quella “astrusa”, da combattere. O, al contrario, possono essere aiutati dalla politica: quella utile, da sostenere, foraggiare, o addirittura fare in prima persona.

Silvio il populista

In ogni modo, Silvio è istintivamente populista, visceralmente anticomunista, tendenzialmente autoritario. I riti della democrazia gli appaiono bizantinismi, perdite di tempo. Preferisce, con mentalità aziendale, conquistare il consenso e poi comandare. Grandissimo venditore, ritiene che tutto si possa comprare.

Impara presto, da giovane imprenditore, che della politica non si può fare a meno. Allora sceglie – quando ancora c’erano i partiti della Prima Repubblica – i politici a cui si sente più vicino. Gli piacciono alcuni uomini della Democrazia cristiana, il partito che aveva la maggioranza e che era sempre al governo. Dentro la Dc, sostiene gli esponenti della destra tecnocratica del Nord. Ne fa i nomi in un’intervista concessa nel 1977 a Mario Pirani: Roberto Mazzotta, Mario Usellini, Mario Segni, Filippo Maria Pandolfi, Umberto Agnelli (“un industriale che si è impegnato in politica”). Dimostra, lui così “impolitico”, di conosce…

Prigionieri civili ucraini in Russia: un destino in bilico

Migliaia di cittadini ucraini sono stati fatti prigionieri dalle forze russe. Non possono comunicare con avvocati e familiari, non hanno possibilità di ricorrere in appello o di essere oggetto di scambi di prigionieri. Quale sarà il loro destino?

popolo kurdo manifestazione

La Turchia non smette di perseguitare il popolo kurdo

In regimi come quello turco le minoranze subiscono numerosi tipi di persecuzione, e sono costrette a vivere in povertà e in condizioni precarie. Yilmaz Orkan, responsabile di Uiki-Onlus – Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia, racconta in questa intervista i tanti aspetti dell’oppressione strutturale esercitata storicamente dai governi turchi nei confronti del popolo kurdo. Un’oppressione dai tratti ancora più feroci negli ultimi decenni: Erdoğan sta facendo di tutto per rendere il Kurdistan una terra invivibile.

In Uganda i profughi si sentono molto più accolti che in Europa

Un tempo l’Uganda era un Paese di transito lungo le rotte migratorie. Chi emigrava dal sud dell’Africa verso Europa e Stati Uniti non avrebbe mai immaginato di trovare lì una nuova patria. Ma grazie ad accorte politiche d’integrazione, che sostanzialmente equiparano gli stranieri ai cittadini locali, il Paese centrafricano ha costruito un sistema modello per l’accoglienza.