Ritorno a Gaeta, nel centenario di Goliarda Sapienza

Fra i bar e i vicoli della località marittima di Gaeta, Goliarda Sapienza finì di scrivere il suo capolavoro “L’arte della gioia”, che non ebbe mai la soddisfazione di vedere pubblicato. Divenne un grande successo solo grazie alla tenacia del suo partner Angelo Pellegrino e alla lungimiranza degli editori esteri. Nella cittadina basso laziale il ricordo della scrittrice è ancora vivo nel centenario della sua nascita; e la sua storia è diventata parte di un sentimento condiviso.

D’estate, praticamente ogni centimetro del Serapo, la più grande spiaggia di Gaeta, è tappezzata di stabilimenti con le loro file di ombrelloni e lettini, gruppi di famiglie e sciami di giovani napoletani e romani che si accalcano al sole di questo litorale fra la capitale e Napoli. E in qualche modo è strano che sulle spiagge e scogli di questa cittadina a 165 km da Roma, con il suo maestoso Castello Angioino in cima e le scogliere a strapiombo sul mare sia nato e cresciuto uno dei romanzi più interessanti, e così anomalo della letteratura italiana del Ventesimo secolo. Goliarda Sapienza infatti ha finito di scrivere il suo corposo capolavoro – L’arte della gioia – nei bar e fra i vicoli di Gaeta. Lo scriveva a mano, riempendo pagina dopo pagina con la sua Bic e la sua minutissima grafia, portandosi dietro per le chiassose viuzze il suo “ufficio rosso”, una sacca con i fogli, la penna e le sue sigarette.

Fu un processo di scrittura faticoso, durato quasi 10 anni di vita e conclusosi il 21 ottobre 1976. Ma il risultato fu pubblicato oltre due decenni dopo, nel 1998, quando l’autrice era morta già da due anni; e in un migliaio di copie che il suo compagno, Angelo Pellegrino, riuscì a pubblicare, a proprie spese, per i tipi di “Stampa alternativa”. Quella trama, soprattutto il carattere e la troppa voglia di vita di Modesta, la protagonista del romanzo erano troppo scomodi e fuori quadro in quell’Italia di allora «democristiana e ancora in lotta per il divorzio e l’aborto», come puntualizza Nathalie Castagné, la sua traduttrice francese. A cui si deve, ma siamo già nel 2005, l’edizione de L’art de la joje , da cui partirà il boom internazionale e l’accettazione infine di Modesta e della storia anarcoide del romanzo. Modesta infatti viene al mondo – il primo gennaio del 1900 – poverissima: le prime scene la vediamo sprofondare nel fango di un oscuro tugurio delle campagne siciliane. Ma es…

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