“L’Ucraina è il campo di battaglia su cui si gioca il futuro dell’Europa”. Intervista a Karl Schlögel

In un’intervista esclusiva rilasciata a margine della presentazione all’Ehess di Parigi del suo nuovo volume in francese sulla guerra in Ucraina – “L’avenir se joue à Kyiv. Léçons ukrainiennes” (“L’avvenire si gioca a Kiev. Lezioni ucraine”) –, lo storico tedesco Karl Schlögel evidenzia l’importanza per l’Europa della guerra di liberazione dell’Ucraina. “È il popolo ucraino, attaccato dalla Russia neo-totalitaria e dal russofascismo, a resistere in prima linea per l’Europa. Combattendo per la sua libertà, difende anche la nostra”.

Perché il destino dell’Ucraina è importante per il destino dell’Europa?

Perché l’Ucraina è uno dei più grandi Paesi europei, e l’aggressione della Russia non è solo contro l’Ucraina, che è un Paese a noi vicino, ma è indirizzata contro una nazione indipendente e consapevole che non accetta la dittatura di un regime, in questo caso quello russo di Vladimir Putin. L’Ucraina è oggi il campo di battaglia su cui si gioca il futuro dell’Europa. È il popolo ucraino, attaccato dalla Russia neo-totalitaria e dal russofascismo, a resistere in prima linea. Combattendo per la sua libertà e indipendenza, difende anche la nostra. Gli assalti a Kiev, Odessa, Kharkiv e Leopoli sono diretti anche contro di noi. L’asservimento dell’Ucraina, la distruzione del suo Stato, lo sradicamento del suo popolo fino a cancellarne l’identità non sono il frutto dell’immaginazione di un gruppo di russofobi, ma gli obiettivi immaginati dalla Russia di Putin. Coloro che consigliano all’Ucraina di capitolare stanno preparando anche l’Europa e l’Occidente a capitolare. Resta da vedere come noi europei e occidentali gestiremo questo cambio d’epoca: resisteremo?

Pensa che l’Europa abbia sottovalutato la minaccia della Russia e di Putin?

Sì, è chiaro che non eravamo preparati dopo i fatti di Crimea. Le sanzioni sono state troppo morbide e non hanno esercitato una vera e propria influenza sul governo russo. Che continua quindi a fare pressioni, e continuerà a farlo. La domanda è: perché oggi non abbiamo una risposta adeguata? Nonostante tutto è ancora Putin a detenere la chiave dell’escalation del terrore, quando brandisce la minaccia nucleare, un ricatto al quale, tra l’altro, ci sottomettiamo obbedienti. Sembra che non abbiamo ascoltato l’appello di Yuri Andrukhovich [scrittore e saggista ucraino]: “Non abbiate paura!”. Accettiamo invece che il dibattito su ciò che si potrebbe fare, senza farsi intimidire dalle minacce del ricattatore del Cremlino, sia eluso.

Come ha reagito l’opinione pubblica europea del dopoguerr…

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