Olga Karach, riscoprire il senso della lotta bielorussa per la democrazia

Cresce il numero di persone che dalla Bielorussia di Aleksandr Lukašenka fugge all’estero, con il risultato che buona parte dell’opposizione che spera in un cambiamento democratico si trova nei Paesi baltici, in Polonia o in altre nazioni europee, da dove prosegue la lotta per il rispetto dei diritti umani e per la fine del regime. È anche il caso di Olga Karach, candidata al Nobel per la Pace e vincitrice del premio Langer, che si occupa di sostenere i disertori bielorussi e in generale la diaspora del suo popolo.

Sotto i riflettori in alcuni momenti di forte conflittualità (come per le proteste antigovernative del 2020), la Bielorussia è per la maggior parte del tempo fuori dai radar dell’informazione e del dibattito pubblico. La piccola repubblica post-sovietica governata col pugno di ferro da Aleksandr Lukašenka (si contano circa 1.500 prigionieri politici nel Paese) è un’alleata di fatto della Russia di Vladimir Putin nel contesto dell’invasione in Ucraina, sebbene sino a ora si sia astenuta dalla partecipazione diretta nelle operazioni militari. Cresce ogni giorno il numero di persone che fugge all’estero, sia per motivi economici sia perché altrimenti destinate al carcere anche solo per aver preso parte a una manifestazione di piazza o aver espresso il proprio supporto a Kyiv. Così, buona parte dell’opposizione che spera in un cambiamento democratico si trova fra i Paesi baltici e la Polonia, o in altre nazioni europee e da lì prosegue la propria lotta a favore dei diritti umani e per la fine del regime. È il caso di Olga Karach, candidata al Nobel per la Pace e vincitrice del premio Langer, fondatrice dell’associazione “Our House” con sede a Vilnius (Lituania) che si occupa di sostenere i disertori bielorussi con la campagna “No means no” e in generale la diaspora bielorussa. Abbiamo provato a tracciare con lei un quadro della situazione attuale, concentrandoci anche sulle questioni più critiche e spinose che deve affrontare la comunità non solo bielorussa, ma ucraina ed europea in un senso ampio. 

Com’è la situazione in Bielorussia, per quanto riesce a osservare dall’estero e attraverso la sua attività di sostegno alla diserzione?

Purtroppo, in questo momento ci sono alcuni segnali che fanno pensare a un possibile maggiore coinvolgimento della Bielorussia nelle operazioni belliche di Mosca. Fino a ora, rispetto all’invasione dell’Ucraina, da parte di Minsk c’è stata quella che io chiamo “partecipazione di Schrödinger”, ovvero un modo di essere e al tempo stesso non essere in guerra. Le truppe del Paese infatti non si sono mosse direttamente ma, com’è noto, l’esercito russo in pratica utilizza la Bielorussia come base e luogo di transito per attaccare Kyiv. Da qualche tempo a questa parte, però,  le aziende statali sono sempre più coinvolte nelle attività militari e in pratica rispondono agli ordini del ministero della Difesa di Mosca, per il quale producono microchip, uniformi e altre componenti utili per lo sforzo bellico. Inoltre, è cambiata la procedura relativa alla chiamata di leva: se prima esisteva una certa formalità per cui si veniva mobilitati attraverso una lettera recapitata al…

Captagon, quella droga alleata del regime di Assad

Il captagon non è soltanto la droga sintetica più popolare tra i giovani del Nord Africa e del Medio Oriente. Essendo prodotta principalmente in Siria, i grandi introiti che ne derivano vanno a finanziare le casse del corrotto regine di Assad. Inoltre è spesso usata dai guerrieri jihadisti per abbassare le inibizioni e aumentare le prestazioni durante combattimenti e azioni militari o di guerriglia.

Le stragi non sono misteri ma segreti. Intervista a Benedetta Tobagi

È recentemente uscito per Laterza il libro di Benedetta Tobagi “Le stragi sono tutte un mistero”. L’autrice, che da anni si occupa di questo tema, ci invita a rimuovere dalle stragi la sensazionalistica etichetta di “misteri” e di apporvi quella più pertinente di “segreti”. Perché i misteri sono per loro natura inconoscibili, mentre i segreti lo sono esclusivamente per volontà di chi non vuole che siano rivelati. Proprio per questo è necessario ripercorrere quella stagione con rigore, facendosi strada nella pretestuosa confusione che la avvolge, consapevoli del fatto che oggi, anche se non tutto, sappiamo moltissimo. E che portare alla luce la verità di quei fatti non è un tema che riguarda solo gli studiosi, ma chiunque abbia a cuore le sorti della democrazia.

Né per matti né per bambini: le rivoluzioni di Franco Basaglia e Adriana Lodi

Il nome di Adriana Lodi non è conosciuto ai più. Come il più noto Franco Basaglia, negli anni Settanta del secolo scorso si fece protagonista anche lei di battaglie di civiltà controcorrente, che sfidarono la morale del tempo ma soprattutto i potentati economici, per dare dignità alla vita dei “matti” non meno che dei bambini e delle madri. Le due leggi che dobbiamo a loro, quella sulla chiusura dei manicomi e quella sull’apertura degli asili nido, hanno numerosi tratti in comune.