Da casa della resistenza palestinese a scatola vuota: l’Olp a sessant’anni dalla sua nascita

A sessant’anni dalla fondazione dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina, il bilancio è quello di un organismo che ha tenuto assieme e allo stesso tempo diviso le anime della resistenza palestinese. Ma che oggi altro non è che una scatola vuota.

La storia della Palestina è costellata di delusioni. Tra le molte da ricordare, un posto speciale spetta alla cosiddetta “fratellanza araba”. In fondo, nelle dinamiche della politica, non è neanche una grande novità. Geopolitica e realpolitik, da sempre, sono il martello che fa a pezzi i muri della retorica, ma nel caso della Palestina le delusioni venute da regimi e governi arabi o islamici sono davvero tante.

Negli ultimi anni, in questo senso, hanno giocato un ruolo importante gli Accordi di Abramo. Su iniziativa dell’amministrazione Trump, nel 2017, gli Stati Uniti si sono impegnati per ottenere la normalizzazione delle relazioni diplomatiche (perché quelle commerciali erano già fiorenti, anche se non in maniera evidente) tra Israele e molti Stati che per decenni non hanno riconosciuto lo Stato ebraico. Emirati Arabi Uniti, Sudan, Marocco: tutti lanciati, nel mutato quadro internazionale, a sbrogliare le tensioni con Israele. E se non fosse arrivato il 7 ottobre, secondo molti osservatori internazionali, il prossimo sarebbe stato il reame di quell’Arabia Saudita custode dei luoghi più sacri dell’islam. Ma questa è solo l’ultima puntata di una storia fatta, appunto, di delusioni, passate per gli accordi di pace separati con Israele della Giordania, nel 1994, e dell’Egitto, nel 1979.

E se esiste una pagina della storia palestinese che meglio di ogni altra racconta di questa disillusione costante che ha caratterizzato i rapporti dei palestinesi con i “fratelli” arabi è la storia dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp).

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Nata nel 1964, a Gerusalemme, su iniziativa della Lega Araba, l’Olp mirava a essere il cartello di cooperazione delle anime della politica palestinese finalizzata alla nascita dello Stato nazionale. La sua carta fondativa è chiara: nemica giurata del sionismo in ogni sua forma, puntava al diritto al ritorno dei profughi e ai confini del mandato britannico post Prima guerra mondiale. La sensazione però era che prima o poi avrebbe accettato – provando a ridiscuterlo in un secondo momento – il piano di partizione delle Nazioni Unite del 1947.

L’anno di fondazione è importante: nel 1964 la Palestina gode ancora dell’appoggio degli altri Stati arabi, ma non dell’opinione pubblica internazionale, comprese le forze progressi…

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Il captagon non è soltanto la droga sintetica più popolare tra i giovani del Nord Africa e del Medio Oriente. Essendo prodotta principalmente in Siria, i grandi introiti che ne derivano vanno a finanziare le casse del corrotto regine di Assad. Inoltre è spesso usata dai guerrieri jihadisti per abbassare le inibizioni e aumentare le prestazioni durante combattimenti e azioni militari o di guerriglia.

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