Elezioni europee, in Ue l’ultradestra detta l’agenda già da tempo

Ai primi di giugno, con le elezioni europee, 359 milioni di cittadine e cittadini avranno il diritto di scegliere i propri rappresentanti al Parlamento europeo. La prevista ascesa elettorale dell’ultradestra di cui tanto si parla è in realtà fumo negli occhi: già da tempo è l’agenda di estrema destra, seppur minoritaria numericamente, quella che detta la linea a Bruxelles.

Siamo alle battute finali di una stanca campagna per le elezioni europee, le quali, in Italia, come in tanti altri paesi dell’Ue, hanno tutto il sapore di un referendum nazionale sul gradimento del governo di turno. Ma in ballo c’è molto di più. Lo hanno capito bene quelli che si sedevano ostili all’ultimo banco e ora si apprestano a salire in cattedra. Fino a qualche anno fa li avremmo chiamati fascisti, neofascisti, postfascisti, estrema destra, ultradestra. Ora a farlo è rimasto qualche ostinato amante della verità o della coerenza storica; mentre nei bar, nei giornali e nei salotti degli ottimati si rincorrono altri termini che spaventano meno: i reazionari, i conservatori. Loro, con quella tipica mossa nostalgica che si spruzza addosso un profumo di futuro, amano definirsi patrioti. Qualunque sia il nome che si sceglie, è evidente che queste elezioni li riguardano e che la domanda in attesa di risposta è: governeranno a Bruxelles?

Conti alla mano un’alleanza destra-destrissima-piùdestra sembra non bastare. Certo, i seggi possono sempre stupire, ma le sorprese, più che dai votanti, potrebbero arrivare dalle varie famiglie politiche pronte a far saltare lo storico cordone sanitario – il rifiuto da parte dei gruppi di collaborare con l’estrema destra – per potersi garantire ancora una volta un posto al tavolo del potere. Gli esempi a livello nazionale non mancano di certo, ma a fare da apripista a questa tendenza in chiave continentale è stata la Germania. Ha iniziato Manfred Weber, leader del Ppe (Popolari europei) che nel corso della legislatura ha progressivamente allontanato il proprio gruppo dagli storici alleati S&D (Socialisti e Democratici) per strizzare l’occhio alla sua destra. Il pretesto dello strappo è stata la legge sul ripristino della natura (Nature Restoration Law), accusata di imporre standard troppo elevati, ma l’obiettivo andava oltre: dimostrare che non c’era più nessun imbarazzo ad allinearsi con i nazio…

Captagon, quella droga alleata del regime di Assad

Il captagon non è soltanto la droga sintetica più popolare tra i giovani del Nord Africa e del Medio Oriente. Essendo prodotta principalmente in Siria, i grandi introiti che ne derivano vanno a finanziare le casse del corrotto regine di Assad. Inoltre è spesso usata dai guerrieri jihadisti per abbassare le inibizioni e aumentare le prestazioni durante combattimenti e azioni militari o di guerriglia.

Le stragi non sono misteri ma segreti. Intervista a Benedetta Tobagi

È recentemente uscito per Laterza il libro di Benedetta Tobagi “Le stragi sono tutte un mistero”. L’autrice, che da anni si occupa di questo tema, ci invita a rimuovere dalle stragi la sensazionalistica etichetta di “misteri” e di apporvi quella più pertinente di “segreti”. Perché i misteri sono per loro natura inconoscibili, mentre i segreti lo sono esclusivamente per volontà di chi non vuole che siano rivelati. Proprio per questo è necessario ripercorrere quella stagione con rigore, facendosi strada nella pretestuosa confusione che la avvolge, consapevoli del fatto che oggi, anche se non tutto, sappiamo moltissimo. E che portare alla luce la verità di quei fatti non è un tema che riguarda solo gli studiosi, ma chiunque abbia a cuore le sorti della democrazia.

Né per matti né per bambini: le rivoluzioni di Franco Basaglia e Adriana Lodi

Il nome di Adriana Lodi non è conosciuto ai più. Come il più noto Franco Basaglia, negli anni Settanta del secolo scorso si fece protagonista anche lei di battaglie di civiltà controcorrente, che sfidarono la morale del tempo ma soprattutto i potentati economici, per dare dignità alla vita dei “matti” non meno che dei bambini e delle madri. Le due leggi che dobbiamo a loro, quella sulla chiusura dei manicomi e quella sull’apertura degli asili nido, hanno numerosi tratti in comune.