Georgia in bilico tra Europa e Russia. Intervista a Luigi Magarotto

In queste settimane le immagini delle proteste di piazza tenutesi a Tbilisi contro l’approvazione della famigerata “legge russa” sono diventate a noi familiari. Avendola ratificata in via definitiva il 28 maggio 2024, la Georgia ora rischia di allontanarsi bruscamente dall’Unione Europa solo pochi mesi dopo aver ottenuto lo status di Paese candidato. Per capire cosa sta succedendo nella Repubblica caucasica è necessario adottare uno sguardo più profondo di quello che ci offre l’attualità e a fornircelo è il Prof. Luigi Magarotto, esperto di letteratura russa e georgiana, professore onorario dell'Università Pedagogica di Tbilisi e membro dell'Accademia delle Scienze della Repubblica di Georgia.

Professore, a dicembre la Georgia aveva ottenuto lo status di Paese candidato all’entrata nell’Ue mentre il 28 maggio ha approvato la famigerata “legge russa”, fortemente voluta dal partito di governo “Sogno georgiano”, che rischia di compromettere definitivamente la sua adesione. Che cosa è successo in così pochi mesi per arrivare a un simile ribaltamento?

Credo che per rispondere a questa domanda sia necessario cercare di comprendere e interpretare i mutamenti e le evoluzioni della carriera politica dell’eminenza grigia del partito “Sogno georgiano”, Bidzina Ivanishvili. Anche il suo atteggiamento quando è diventato Primo ministro è stato strano: ha rivestito questo ruolo solamente per tredici mesi, da ottobre 2012 a novembre 2013, e non è molto facile comprendere la decisione di un uomo che, dopo aver fondato un partito (“Sognando la Georgia democratica”) ed essere diventato Primo ministro, decida di lasciare la carica dopo così poco tempo. Bisogna tenere presente che Ivanishvili è l’uomo più ricco di Georgia, il suo nome è sempre presente nella graduatoria degli uomini più ricchi del mondo stilata dalla rivista Forbes, e quindi, quando ha lasciato il posto di Primo ministro, ho pensato che molto probabilmente ritenesse prioritaria la cura dei suoi interessi economici. Poi improvvisamente nel 2018 è tornato in politica diventando il presidente di “Sogno georgiano”, abbandonando di nuovo il suo ruolo nel 2021 per poi tornare nell’agone ancora una volta. Si tratta di mutamenti poco comprensibili e d’altronde siamo in presenza di un personaggio complesso. E dire che quando era diventato Primo ministro aveva fatto dichiarazioni molto importanti, promettendo le due cose che interessano ai georgiani che adesso manifestano in piazza: portare la Georgia in Europa e nella Nato – e sottolineo nellaNato.

Specchio della complessità del personaggio è pure l’enorme beneficenza che ha fatto (e che continua a fare) nel suo Paese, finanziando il restauro di teatri, biblioteche, chiese, ecc. Si dice che la nuova Cattedrale della Santissima Trinità, in georgiano Sameba,dove ha la sua sede il patriarca di Georgia Ilia II, l’abbia pagata interamente lui. Nel 1995 ha istituito con la moglie il fondo Kartu, (kartuli in georgiano significa appunto “georgiano”), con cui finanzia opere e supporta anche artisti e letterati in qualità di mecenate.

So comunque per certo che, anche quando non era al governo, Ivanishvili seguiva da vicino la politica attraverso i suoi uomini fidati a cui forse suggeriva anche di prendere determinate decisioni. Nel 2003 aveva appoggiato la Rivoluzione delle rose che ha portato al governo Mikheil Saak’ashvili, con cui Ivanishvili aveva un ottimo rapporto. Tale rapporto però con gli anni è andato via via deteriorandosi perché la personalità di Saak’ashvili è piuttosto divisiva. Quest’ultimo inoltre avrebbe in seguito adottato una politica alquanto autoritaria, tanto che nella periferia di Tbilisi era stato costruito un nuovo carcere in cui si torturavano gli avversari politici. Anche per questo Ivanishvili si è allontanato da Saak’ashvili, dimostrando rispetto verso la comunità, e quando i due sono venuti ai ferri corti ha deciso di fondare il suo partito “Sogno georgiano”, vincendo le elezioni soprattutto in seguito alla scoperta dei cittadini georgiani di cosa succedeva nelle carceri del paese. Ed ecco allora che dopo aver promesso quanto ho menzionato prima, ha anche assicurato di risolvere il grossissimo problema delle due regioni che la Russia si è presa con la guerra del 2008, l’Ossezia del Sud e l’Abcasia.

Ci può riassumere i fatti che avevano portato a quella guerra?

Partiamo da un fatto storico: l’Ossezia del Sud non è mai esistita. Si tratta di una regione storicamente chiamata dai georgiani Shida Kartli, ossia Georgia interna. L’Ossezia del Sud è stata formata a tavolino nel 1922 dai comunisti, dopo che l’Armata Rossa aveva occupato la Georgia nel febbraio del 1921. Allora ci dobbiamo chiedere: che bisogno c’era di creare l’Ossezia del Sud? Beh, uno dei sistemi fondamentali del comunismo sovietico consisteva nel mettere sempre delle mine all’interno delle repubbliche conquistate, cosicché, una volta che fossero esplose, potevano intervenire per “risolvere” i problemi o l’esercito inviato da Mosca o la polizia del governo comunista locale. Così è stato anche per l’Ossezia del Sud. Gli osseti che erano arrivati nei secoli in quella regione scappando dalle guerre nel Caucaso del Nord ed erano stati accolti dalla Georgia come rifugiati, certamente avevano piacere di ottenere una regione per loro, ma – per fare un parallelismo – sarebbe come creare un territorio autonomo per ogni comunità straniera stanziata all’interno di qualsivoglia regione d’Italia: non credo che le nostre Regioni sarebbero d’accordo e invece è proprio questo che è avvenuto in Georgia.

Quindi, ritornando a Ivanishvili, sappiamo che si era ripromesso di discutere con Putin dell’Ossezia del Sud e dell’Abcasia affinché tornassero a far parte dello Stato georgiano. Naturalmente nei suoi tredici mesi di governo non poteva neanche pensare di risolvere una questione così annosa, rimane però il fatto che Ivanishvili voleva condurre la Georgia nell’Europa e nella Nato e riportare a casa le due regioni sottratte. Ora invece la pensa in maniera completamente diversa. E qui torniamo a chiederci: cosa è successo? Non lo sappiamo, fondamentalmente credo si tratti di un retroscena assolutamente ignoto perché recentemente ha detto che dietro alle manifestazioni di piazza c’è il Partito globale della guerra, lo stesso partito che nel 2008 ha spinto la Georgia al conflitto con la Russia. Ora, non è che la Georgia nel 2008 volesse invadere la Russia o cercasse il conflitto con la Russia. In Georgia c’erano gli osseti che, grazie ai rifornimenti di armi e istruttori da parte dei russi, avevano istituito numerose bande armate separatiste, i cui membri compivano atti di terrorismo e sovente davano fuoco alle case dei georgiani che vivevano in Ossezia in modo che se ne andassero a vivere altrove, fuori dall’Ossezia. Dopo la guerra del 2008, la commissione nominata dall’Europa, di cui anch’io facevo parte, ha dimostrato che quella notte d’agosto 2008 in cui Saak’ashvili ha mosso l’esercito georgiano contro queste bande armate separatiste ossete, si è trattato di una sua personale decisione, senza alcuna spinta da parte della Nato, dell’Europa o degli Usa, ma è pur vero che i russi lo aspettavano al varco. Infatti i soldati russi sono arrivati immediatamente in Ossezia perché al di là della catena del Caucaso avevano partecipato alle esercitazioni estive e, per una ragione allora sconosciuta, finite quelle esercitazioni i soldati russi non sono rientrati nelle loro lontane caserme, ma sono rimasti lì, in attesa. I carri armati russi sono così giunti in poche ore e anche qui bisogna dire che la giustificazione data da Putin sul perché ha inviato le sue truppe in Ossezia si basa su una menzogna. Quale? Io mi ricordo che una sera avevo la radio accesa e ascoltavo appunto il giornale radio, in cui si diceva che, secondo le notizie che arrivavano dalla Russia, era stato perpetrato un massacro di civili (si parlava di circa 1800 persone) da parte delle truppe georgiane in Ossezia del Sud e per questo motivo stavano intervenendo le truppe russe autonominatesi peacekeeping. Qui ritorna la questione della mina messa lì di proposito. L’eccidio, come dimostrato da un’inchiesta dell’Osce, non c’era assolutamente stato: erano stati sì uccisi circa 80 uomini in armi, facenti parte delle bande separatiste e questo è accaduto durante gli scontri tra le bande separatiste e l’esercito georgiano. I civili non c’entravano nulla, non sono stati toccati, però sulla base di questa menzogna è intervenuto l’esercito russo.

È quindi strano che ora Ivanishvili affermi che lo stesso partito che ha spinto la Georgia al conflitto con la Russia è lo stesso che ha spinto l’Ucraina contro la Russia portandola ad annettersi la Crimea nel 2014. Ci ricordiamo di Maidan e delle proteste di migliaia di cittadini che hanno messo in fuga l’allora presidente ucraino filorusso Viktor Janukovyč. Anche qui io non vedo come sia stata l’Ucraina a spingere la Russia ad annettersi la Crimea e poi a invadere il Paese. In ogni caso Putin se l’è annessa, ma la Crimea allora era Ucraina: cosa c’entra il fatto che le era stata donata dall’allora Segretario generale del partito comunista dell’Urss Nikita Krusciov nel 1954, mentre nei secoli precedenti era russa? Se adottiamo il criterio di giustificare simili azioni andando a ritroso nella storia bisogna dire che fino al 1783 la Crimea non era russa: è stata infatti conquistata dai russi in quell’anno, mentre prima c’era un khanato istituito dagli eredi dei mongoli.

Ricapitolando: un indefinito Partito globale della guerra, senz’altro occidentale, causa di tutti i mali e poi la Russia che, ovviamente suo malgrado, è costretta a intervenire per difendere i civili del cosiddetto Russkij mir… Sembra proprio che Ivanishvili abbia iniziato a parlare come Putin: non è che recentemente c’è quest’ultimo dietro quelli che ha definito i suoi mutamenti ed evoluzioni?

Come diceva Andreotti, a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Dal momento che Ivanishvili ha tanti interessi in Russia, è possibile che sia stato avvertito che, nel caso in cui avesse continuato a mantenere questo suo atteggiamento filoeuropeo, i suoi interessi economici avrebbero potuto correre qualche pericolo. Di fronte a una simile minaccia c’è poco da fare, anche per Ivanishvili. Abbiamo recentemente visto con quale facilità Putin abbia sequestrato le fabbriche dell’italiana Ariston e della tedesca Bosch. Se Ivanishvili avesse continuato sulla strada dell’Europa, temo che avrebbe perso tutte le sue attività in Russia. E allora sarebbe diventato un uomo normale, non più un oligarca come è adesso. Naturalmente non ci sono le prove di quanto sto dicendo, è una possibile interpretazione, ma comunque dietro c’è qualcosa, altrimenti non si spiegherebbe il radicale cambiamento di un uomo che, in nome del liberalismo, si era allontanato da Saak’ashvili perché troppo autoritario, per poi passare dalla parte di Putin. Penso si tratti di una questione economica, ma appunto penso, però ci vorrebbero le prove per affermarlo con certezza.

Usciamo dalle retrovie e ritorniamo di nuovo sul palcoscenico dei fatti: Salomé Zourabichvili, presidente del Paese, si è pubblicamente espressa contro questa legge, non l’ha ratificata, rispedendola al Parlamento, ma il Parlamento l’ha subito approvata in via definitiva per la terza volta.

Il Parlamento non ha atteso le elezioni, sia parlamentari sia presidenziali, che ci saranno in Georgia il 26 ottobre ed ha approvato per la terza volta, quindi in via definitiva, la “legge russa”. Evidentemente il partito “Sogno georgiano” è sicuro di vincere ancora le elezioni. Io pensavo che avrebbe atteso le elezioni prima di approvare in via definitiva questa legge. 

Pensa che, nonostante tutto, il partito “Sogno georgiano” possa vincere le elezioni?

Sì, contando sui voti delle persone che vivono nelle campagne, le quali non si informano su Internet, ma attraverso la televisione e di cosa siano l’Europa e i diritti hanno una scarsa conoscenza, a differenza dei giovani di Tbilisi, fortemente attratti dall’Europa. Per vincere le elezioni però non devono usare troppo la forza perché sangue, feriti e morti non sarebbero perdonati nemmeno dalla gente che vive in campagna, come abbiamo visto con Saak’ashvili, a cui sono stati fatali l’autoritarismo e il ricorso alla tortura. Se usassero la forza potremmo rivedere scene simili a quelle del 9 aprile 1989, quando, in seguito alla dichiarazione di indipendenza della Georgia, il governo di Mosca fece intervenire l’esercito russo contro i dimostranti, i quali davanti alla sede del Parlamento e del governo avevano messo in piedi delle tende e stavano facendo lo sciopero della fame. Capito? Contro gente che faceva lo sciopero della fame hanno mandato l’esercito, il cui intervento ha causato ventun morti e circa cinquecento feriti. Senza contare l’uso in quella occasione da parte delle truppe russe di un gas speciale che a molti giovani ha causato impotenza, perché dei suoi effetti allora nessuno era a conoscenza (un po’ come è successo con il Novičok, di cui conosciamo l’esistenza in seguito alle morti per avvelenamento causate da questa sostanza). Mi pare che la fretta potrebbe rivelarsi una cattiva consigliera. Comunque, visto che ha chiamato in causa Zourabichvili, credo che il personaggio vada contestualizzato per comprenderne le scelte.

Prego, proceda pure.

Salomé Zourabichvili, attuale presidente della Georgia, è nata nel 1952 ed è figlia di quei georgiani che hanno lasciato la Georgia quando l’Armata Rossa ha invaso il Paese. Storicamente le cose sono andate così: nel 1917 c’è stata la Rivoluzione d’ottobre e, come credevano l’Armenia e l’Azerbaigian, con la caduta dell’Impero russo anche la Georgia sentiva di aver conquistato la propria indipendenza. La Georgia ha quindi fondato la sua repubblica, una repubblica socialdemocratica o menscevica, nominando come suo presidente Noe Zhordania. La repubblica indipendente è durata solo tre anni perché, dopo aver occupato l’Armenia e l’Azerbaigian nel 1920, agli inizi dell’anno successivo l’Armata Rossa si è presentata ai confini della Georgia. Il minuscolo esercito georgiano ha combattuto coraggiosamente contro le divisioni russe, ma in poche settimane è stato sconfitto. Otto mesi prima, il 7 maggio 1920, i plenipotenziari  della Repubblica di Georgia a Mosca avevano firmato un trattato di amicizia con il quale Lenin assicurava l’indipendenza del Paese e invece dopo soli otto mesi è arrivato l’esercito ad invadere la Georgia. I russi agiscono così, si pensi a Putin, degno erede dei leader comunisti, che negava di voler invadere l’Ucraina fino a 24 ore prima di dare avvio all’ invasione. Dopo l’occupazione della Georgia da parte dell’Armata Rossa, il governo socialdemocratico georgiano ha trovato rifugio in Francia e i genitori di Zourabichvili facevano parte di quella ondata migratoria georgiana in fuga dai russi che è arrivata in Francia, dove poi tutti si sono sistemati. Per questa ragione l’attuale presidente della Georgia è nata a Parigi, è andata a scuola lì e poi ha fatto carriera nella diplomazia francese. In sostanza lei è una francese, è una europea, quindi con la Russia certamente non si sente a proprio agio. È stata anche in Italia e in altri Paesi europei a perorare la causa dell’entrata nell’Ue della Georgia, però ora l’Europa sembra essere piuttosto scettica perché c’è di mezzo la Russia. Un Paese dell’Ue ai propri confini sarebbe ritenuto dalla Russia un potenziale nemico (come lo sono per la Russia i Paesi baltici). Fin dai tempi degli zar ai propri confini la Russia pretende di avere Stati-cuscinetto amici, non necessariamente annessi a sé, ma occupati e difesi dal proprio esercito, contro cui si sarebbero dovuti arenare anche gli eserciti più potenti, prima di avvicinarsi ai veri confini russi.

Durante le proteste di piazza a Tbilisi, abbiamo visto sventolare numerose bandiere dell’Unione Europea. Nei Paesi membri noi siamo soliti criticare l’Ue, che di difetti ne avrà pure tanti, ma cosa significa per i cittadini e soprattutto per i giovani georgiani la possibilità di farne parte o meno?

Significa libertà, i giovani georgiani hanno eletto l’Europa e in generale l’Occidente come il regno della libertà. Per capirlo pensiamo al successo che hanno avuto le borse di studio di cui i giovani georgiani possono usufruire nei nostri Paesi. Hanno potuto viaggiare e conoscere l’altro, i cittadini di altri Paesi. Con la libertà di circolazione, in Europa un giovane può spostarsi in ogni Paese, conoscerlo e conoscerne gli abitanti. Conoscere l’altro approfondisce la democrazia e allontana i pericoli di guerra tra Paesi. Questa possibilità li fa sentire liberi come si sentono liberi i nostri giovani universitari quando vanno a studiare, grazie al programma Erasmus, in un altro Paese. Girare per l’intera Europa con un solo visto è per un giovane georgiano una cosa meravigliosa, così come lo è per i nostri giovani. Ho notato che molti giovani georgiani parlano molto bene l’inglese avendo studiato negli Stati Uniti, per loro un Paese guida, un Paese leader, dove puoi avere un’adeguata formazione umana e professionale, all’avanguardia. Per loro questa è la libertà, non c’è niente da fare.  

Abbiamo parlato del rapporto dei giovani georgiani con l’Europa e l’Occidente. Ora per contrasto, come appendice conclusiva, passiamo a quello con la Russia. Bisogna ricordare che la tradizione culturale georgiana risale a molti secoli prima di quella russa. Il cristianesimo in Georgia si è affermato tra il 325 e il 337, anno in cui è diventato religione di Stato. La cristianizzazione del Paese ha favorito la nascita di un alfabeto e lo sviluppo di una letteratura. Invece nella Rus’, il gran principe di Kiev Vladimir I ha reso il cristianesimo religione di Stato solo nel 988. Quando i georgiani erano già cristiani, i russi in quanto tali ancora non esistevano, esistevano i nomadi slavi pagani assieme ad altre popolazioni, si consideri poi che Mosca è stata fondata nel 1147. A questo senso di preminenza, a questa scarsa considerazione, si unisce il rancore dovuto al fatto che i russi avevano annesso la Georgia all’inizio del diciannovesimo secolo e i georgiani pensavano di essersene liberati nel 1917, invece poi sono ripiombati sotto il loro tallone. Insomma con i russi i georgiani hanno sperimentato l’oppressione. È vero che gli americani non si comportano tanto bene con i Paesi loro alleati, però i russi hanno lasciato una scia di odio in tutte le repubbliche che hanno dominato durante il socialismo. Lo chieda pure a qualsiasi georgiano che ha vissuto nella Georgia socialista: i russi decidevano tutto ed erano sempre pronti a tarpare ogni aspirazione, ogni iniziativa, ogni velleità dei georgiani. Ed ora in Ucraina con la guerra, per quanti decenni i russi saranno accompagnati dall’odio degli ucraini? Quindi la nostra Unione Europea avrà pure tanti aspetti negativi, ma non dimentichiamo quelli estremamente positivi, per noi e per gli altri.

CREDITI FOTO: ANSA/EPA/DAVID MDZINARISHVILI

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