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Francia, dopo le elezioni europee la sinistra risponde con l’unità a Macron e Le Pen

In Francia la sinistra c’è, e non si è fatta trovare spiazzata all’annuncio shock di Macron di scioglimento delle camere dopo il risultato disastroso delle europee. Partiti, sindacati e piazze sanno che non c’è tempo da perdere e vanno alla ricerca di una convergenza che ha un solo, chiaro nome: Fronte popolare, l’unico possibile argine alla marea di estrema destra che avanza.

È stata in piazza la prima reazione popolare al 31,4% conseguito alle elezioni europee dal Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella (fondato nel 1972 da neofascisti ed ex collaboratori e membri delle Waffen-SS), una scena che si è ripetuta nei giorni successivi in altre città transalpine.

Li abbiamo visti anche alle nostre latitudini, ma di straforo nelle maratone elettorali tv, la sera di lunedì 10 giugno, che si arrampicavano sul monumento alla Repubblica di Parigi proclamando, in italiano, di essere tutti antifascisti. Avevano meno di 30 anni, kefiah sulle spalle e cartelli innalzati, scritti a pennarello. La piazza si è riempita fino a scoppiare. I cronisti presenti hanno raccontato che bisognava farsi strada a gomitate.

Chiedevano, e chiedono, che la sinistra si unisca. La sinistra, non genericamente i “repubblicani” come viene detto in Francia intendendo quello che da noi si chiamava l’“arco costituzionale”. Le loro bandiere sono esplicative dell’alleanza tra sinistra politica, sindacale e anticoloniale che è necessaria per arginare davvero l’estrema destra: sbarrare la strada all’onda nera vuol dire denunciare il ruolo della destra “normale” e del centro nella creazione del brodo di coltura ideale per sovranisti, fascistoidi, oscurantisti. Sono le politiche liberiste (anche quelle dei governi socialisti prima di Macron), con il loro portato di immiserimento e frammentazione sociale, sono le controriforme, il carovita e le privatizzazioni, ad alimentare i bacini elettorali e a deteriorare il senso comune per le ricette semplici e brutali dell’estrema destra, a partire dal primato nazionale e, da quelle parti, dall’islamofobia.

Così, intorno alle 23 del 10 giugno, più di cinquecento giovanissimi, uomini e donne, con il sorriso stampato in faccia, hanno fatto proprio lo slogan “Fronte popolare! Fronte popolare!” davanti alla sede degli Ecologisti nel decimo arrondissement di Parigi, dove i leader dei partiti di sinistra si erano riuniti dal tardo pomeriggio per cercare di raggiungere un accordo in vista delle elezioni legislative anticipate del 30 giugno e del 7 luglio. Sono bastate poche ore perché lo slogan proposto da François Ruffin, parlamentare insoumis non troppo ortodosso, dopo l’annuncio dello scioglimento dell’Assemblea nazionale da parte di Macron diventasse uno slogan da far valere nelle strade. Dopo diverse ore di discussione a porte chiuse, Fabien Roussel, segretario nazionale del Partito Comunista Francese (PCF), Marine Tondelier, segretaria nazionale degli Ecologisti, Olivier Faure, primo segretario del Partito Socialista (PS), e Manuel Bompard, coordinatore nazionale de La France insoumise (LFI), hanno annunciato davanti a una nuvola di telecamere alla stessa folla che era venuta da Place de la République, dove stavano manifestando contro l’estrema destra, che stavano facendo il “giuramento di essere uniti fino alla vittoria”.

È il Nouveau Front Populaire: LFI, PCF, ecologisti, PS più Place publique, Générations e Gauche républicaine et socialiste (GRS). “In ogni circoscrizione, vogliamo sostenere singoli candidati fin dal primo turno. Essi presenteranno un programma per il cambiamento, dettagliando le misure da adottare nei primi cento giorni del nuovo governo del Fronte Popolare. Il nostro obiettivo è governare per rispondere alle urgenze democratiche, ecologiche, sociali e di pace”. E, mentre una nuvola di gas lacrimogeni si alzava davanti alla sede di Écologistes, a causa della repressione dei manifestanti da parte delle forze dell’ordine, a fine serata i leader della sinistra continuavano a discutere. I negoziati sono tutt’altro che conclusi. “Il lavoro non è finito, ma abbiamo gettato le basi”, hanno detto. Il giorno dopo, 11 giugno, arriva anche l’adesione del NPA-L’Anticapitaliste, combattiva formazione trotskista protagonista nelle turbolenze del ’68 francese e da allora presenza costante nelle lotte sociali…

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