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Moneta e mercato prima del capitalismo. La lezione di Marc Bloch

Per gentile concessione dell’editore Mimesis, pubblichiamo l’introduzione al libro “Lineamenti di una storia monetaria d’Europa” di Marc Bloch, tra i massimi studiosi del Medioevo. Un gigante non solo della storiografia, ma del pensiero e della lotta per la libertà, come dimostra la sua morte per mano nazifascista.

En d’autres termes réfléchir, bien ; juger, non. Il ne

s’agit pas de juger. Il s’agit de comprendre

Lucien Febvre à Fernand Braudel,
Parigi, le 28 mai 1945

Per Marx […] lo scambio è ciò che, attraverso la mediazione delle cose, stabilisce rapporti tra individui “reciprocamente indifferenti (gleichgültigen, equivalenti) […] Quando il rapporto sociale è un rapporto di scambio, gli uomini, ossia gli scambisti, nell’atto dell’esplicazione del loro lavoro, sono separati gli uni dagli altri; il loro rapporto si stabilisce soltanto dopo che il lavoro sia stato svolto, onde il nesso sociale si stabilisce non durante la prestazione del lavoro vivo, ma allo stadio del lavoro morto, cioè del lavoro oggettivato nel prodotto merce […] A differenza quindi delle società basate sui vincoli di dipendenza personale, la società mercantile è l’universale dipendenza degli individui da un meccanismo impersonale, il mercato, appunto, che si è reso indipendente da loro e a loro si contrappone”.

La citazione di Claudio Napoleoni, un maestro che al capitalismo dispiegato ha dedicato una vita tormentata e operosa di meditazione e di lavoro politico, deve essere intesa come una sorta di presentazione “per differenza” del tessuto dell’opera di Marc Bloch che qui introduciamo: uno scritto seminale di un gigante: un gigante non solo della storiografia, ma del pensiero e della lotta per la libertà, come dimostra la sua morte per mano nazifascista.

Seminale lo scritto, e seminale, forse, anche per la sua natura di esquisse, di postumo ritrovamento: seminale perché apre la via a una comprensione piena della differenza, appunto, tra società capitalistiche e società precapitalistiche e forse ancor più così fa in virtù di quella sua incompiutezza, che disvela più che mai la lucidità e la conoscenza sterminata che animava il dispiegarsi analitico di Bloch in quei tormentosi tempi della tragedia europea.

Una “dimensione storiografica per differenza” che si ritrova – come quella “economica per distinzione” di Claudio Napoleoni – in alcune pagine essenziali dell’opera che qui si presenta.

Leggiamo:

“Si trattava [siamo nel Seicento di Colbert] di un’economia di scambi sempre più sviluppata che non disponeva dei mezzi monetari metallici sufficienti alla sua esistenza o dei metodi atti a far fronte a tale insufficienza, metodi diversi, quanto meno, dall’inflazione per indebolimento [della moneta metalli…

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