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I terroni dell’Impero, viaggio nel Sud degli Stati Uniti

Pubblichiamo l’introduzione a “I terroni dell’impero” di Marco d’Eramo edito da Il Portico/Marietti Editore 1820, nuova edizione rivista e ampliata del reportage che l’autore scrisse e pubblicò nel 2004, dopo una serie di viaggi nel sSud degli Stati Uniti. Più ancora che vent’anni fa, per capire gli Stati Uniti è imprescindibile guardare a quel sud che nel frattempo, per dirla con Gramsci, è diventato egemone, senza per questo cambiare nelle sue strutture profonde. Gli Usa sono infatti cambiati moltissimo materialmente, in questi 20 anni, ma non nelle mentalità collettive: i problemi sono rimasti gli stessi, e si propongono negli stessi termini. Ringraziamo l’autore e l’editore per la gentile concessione.

Gli storici del futuro si chiederanno che cosa mai successe tra il 2012 e il 2024, perché un paese che solo dodici anni prima aveva rieletto un presidente di colore, giovane, elegante, persino leggermente progressista (Barack Obama), si trovasse solo dodici anni dopo incastrato nella scelta tra due vegliardi, uno che rasentava il fascismo (Donald Trump) e l’altro in bilico sull’alzheimer (Joe Biden). La risposta, per quanto paradossale, è: era successo proprio che nel 2008 il paese aveva eletto un presidente di colore, per la prima volta nei 234 anni della sua storia. Con il suo ingresso nella Casa Bianca, Obama sdoganò il razzismo che era stato celato, sotterrato come un’ascia di guerra, dopo la vittoria dei movimenti per i diritti civili negli anni Sessanta del secolo scorso. «Come potete dire che siamo razzisti se abbiamo eletto un presidente nero?», fu da allora l’implicito sottotesto di ogni violenza poliziesca nei confronti degli afroamericani. Violenze che infatti si moltiplicarono a dismisura dopo il 2008, e ancor più dopo il 2012, con il secondo mandato di Obama (si veda la Cronologia in Appendice). Un movimento, il Tea Party, si fece largo per la prima volta nella storia degli Stati Uniti composto in stragrande maggioranza da ultrasettantenni, che esplicitamente resuscitava un suprematismo bianco troppo in fretta relegato nell’anacronismo.

Successe insomma che, proprio quando l’elezione di Obama sembrava aver sancito – dopo solo 143 anni – la sconfitta degli schiavisti stati confederati, proprio allora l’America «profonda», e inconfessata, risollevava la testa. «Nel 1865 il sud perse la guerra civile, ma un secolo e mezzo dopo ha vinto la pace», è una delle battute più frequenti negli Stati Uniti: il baratro tra il 2012 e il 2024 ci racconta semplicemente che, per usare un concetto gramsciano, il sud è diventato egemone. È per giustificare questa nuova rilevanza dei «terroni» statunitensi che è stata riesumata l’espressione New South: il «nuovo meridione» sarebbe contrapposto al vecchio sud rurale, povero, bigotto e razzista, il sud del blues, di William Faulkner e del Ku Klux Klan. Il New South sarebbe invece il nuovo epicentro economico degli Stati Uniti, contrapposto alla Rust Belt del nord, dell’est e del midwest (la «cinta arrugginita» degli stati industriali in declino), e costituirebbe quindi il modello sociale che tutti gli altr…

Marie Curie, donna e scienziata tra impegno e libertà

Novant’anni fa moriva Marie Curie, la più importante scienziata del Novecento. Nata in Polonia come Maria Salomea Skłodowska, assunse il nome di Marie Curie in seguito al suo trasferimento in Francia e al matrimonio con Pierre Curie, con cui condivise una straordinaria avventura umana e scientifica. Prima donna ad aver insegnato alla Sorbona e due volte premio Nobel, ha vissuto la sua vita con la convinzione dell’importanza della cultura quale fattore di miglioramento dell’individuo e della società.

Il Civil Rights Act compie sessant’anni: breve storia di un secolo di lotte

Il 2 luglio 1964 il presidente Lyndon B. Johnson firmava la legge che rendeva illegale la segregazione negli Stati Uniti. Ricordare questo evento non può che tradursi nel ripercorrere la storia del movimento per i diritti civili: dai tanti personaggi di spicco – come Martin Luther King, Rosa Parks, Angela Davis – alle persone i cui nomi sono rimasti nell’ombra ma il cui contributo è stato cruciale.

Enrico Berlinguer, conoscerne il pensiero oltre il mito depoliticizzato

Il santino propagandato da media mainstream e conosciuto dalle nuove generazioni è un Enrico Berlinguer dimezzato: ricordato per la sua capacità di creare empatia e connessione sentimentale con un “popolo della sinistra” oramai sempre più rarefatto, ma sostanzialmente depoliticizzato perché espunto da quella tradizione comunista alla quale Berlinguer si rifece, in modo innovativo e creativo, per tutta la sua esistenza, convinto che andasse cercata una via nuova al socialismo e al superamento dell’oppressione capitalistica sull’umanità e sul Pianeta.