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Né per matti né per bambini: le rivoluzioni di Franco Basaglia e Adriana Lodi

Il nome di Adriana Lodi non è conosciuto ai più. Come il più noto Franco Basaglia, negli anni Settanta del secolo scorso si fece protagonista anche lei di battaglie di civiltà controcorrente, che sfidarono la morale del tempo ma soprattutto i potentati economici, per dare dignità alla vita dei "matti" non meno che dei bambini e delle madri. Le due leggi che dobbiamo a loro, quella sulla chiusura dei manicomi e quella sull'apertura degli asili nido, hanno numerosi tratti in comune.

Cent’anni fa nasceva Franco Basaglia, indiscutibilmente lo psichiatra più famoso d’Italia. Il suo nome è immediatamente collegato ai manicomi, o meglio, alla loro chiusura. La sua lotta è stata cruciale non solo per la salute mentale dei cittadini, ma anche come esempio di azione politica. Il nome della parlamentare Adriana Lodi, classe 1933, invece è quasi del tutto sconosciuto. Eppure anche Lodi ha sostenuto una grande battaglia politica, anche lei ha chiuso luoghi di oppressione, anche lei ha aperto luoghi di educazione di tutt’altra natura: gli asili nido pubblici e comunali.                                           

Basaglia e Lodi e soprattutto le “loro” leggi: la 180/1979,  e la legge 1044/1971 hanno molto in comune, anche se la legge sui nidi, è stata scritta e approvata anni prima.                                                          

Ripercorrendo questa storia ci accorgiamo che “c’era una volta un’Italia” che non c’è più… Un’Italia che strada facendo ha perso la capacità di inventare e praticare politiche creative. Ma questa storia mette in luce anche il difficile rapporto che il nostro paese ha avuto, e ha ancora, con i “matti”, con l’infanzia, la maternità e la povertà. Partiamo allora dalle similitudini fra le due leggi.                                              

Dal personale al sociale
Entrambe nascono dallo sdegno che i nostri protagonisti  hanno provato quando si sono rapportati con ciò che c’era. Ovvero quando Basaglia è entrato per la prima volta in un manicomio, quello di Gorizia, e quando Lodi ha lasciato suo figlio alle Opere Nazionale Maternità Infanzia (ONMI) a Bologna. Erano gli anni ‘60 e la molla che ha fatto scattare la lotta è stata la rabbia.                                                 

Entrambe le leggi non hanno cercato un compromesso con quello che già esisteva. Non hanno tentano una riforma, ma hanno avviato qualcosa di completamente diverso e di nuovo. Qualcosa che non c’era. Sia Basaglia sia Lodi sono andati contro ideologie, paure, ma soprattutto contro molti interessi economici.                                                                                                 …

Marie Curie, donna e scienziata tra impegno e libertà

Novant’anni fa moriva Marie Curie, la più importante scienziata del Novecento. Nata in Polonia come Maria Salomea Skłodowska, assunse il nome di Marie Curie in seguito al suo trasferimento in Francia e al matrimonio con Pierre Curie, con cui condivise una straordinaria avventura umana e scientifica. Prima donna ad aver insegnato alla Sorbona e due volte premio Nobel, ha vissuto la sua vita con la convinzione dell’importanza della cultura quale fattore di miglioramento dell’individuo e della società.

Il Civil Rights Act compie sessant’anni: breve storia di un secolo di lotte

Il 2 luglio 1964 il presidente Lyndon B. Johnson firmava la legge che rendeva illegale la segregazione negli Stati Uniti. Ricordare questo evento non può che tradursi nel ripercorrere la storia del movimento per i diritti civili: dai tanti personaggi di spicco – come Martin Luther King, Rosa Parks, Angela Davis – alle persone i cui nomi sono rimasti nell’ombra ma il cui contributo è stato cruciale.

Enrico Berlinguer, conoscerne il pensiero oltre il mito depoliticizzato

Il santino propagandato da media mainstream e conosciuto dalle nuove generazioni è un Enrico Berlinguer dimezzato: ricordato per la sua capacità di creare empatia e connessione sentimentale con un “popolo della sinistra” oramai sempre più rarefatto, ma sostanzialmente depoliticizzato perché espunto da quella tradizione comunista alla quale Berlinguer si rifece, in modo innovativo e creativo, per tutta la sua esistenza, convinto che andasse cercata una via nuova al socialismo e al superamento dell’oppressione capitalistica sull’umanità e sul Pianeta.