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Lula, tutte le ombre del suo terzo mandato

Lula ricopre per la terza volta la carica di presidente del Brasile. In questa occasione però l’assenza della maggioranza al Congresso gli impone di dialogare con le forze più conservatrici del paese. Ma finora Lula non ha negoziato con esse, dimostrandosi piuttosto alla loro mercé. A farne le spese donne, classi lavoratrici, indigeni e ambiente.

L’allarme rosso è scattato. La successione di sconfitte inferte al governo dal Congresso più conservatore della storia del Paese dal ritorno della democrazia solleva diversi dubbi sulla strategia a base di negoziazioni e concessioni fin qui seguita dal presidente Lula in relazione all’offensiva delle destre.

Benché il governo abbia ceduto su molti fronti, rinunciando del tutto a mobilitare la sua base sociale, i risultati infatti non si sono visti. È quanto indica per esempio la bruciante sconfitta governativa nella lotta alle fake news, uno dei cavalli di battaglia di Lula nella campagna delle presidenziali del 2022: malgrado il suo tentativo di trovare un accordo con i parlamentari, il Congresso ha confermato il veto che il suo predecessore, Jair Bolsonaro, aveva posto a vari articoli della legge che avrebbe trasformato in un reato penale, con pene fino a cinque anni di carcere, la diffusione di fake news in grado di compromettere il processo elettorale.

E, allo stesso tempo, il Congresso ha annullato il veto di Lula su alcuni punti della Legge sugli orientamenti di bilancio come il divieto di destinare risorse per azioni relazionate «all’invasione o occupazione di proprietà rurali private», come l’estrema destra definisce qualsiasi politica pubblica orientata alla riforma agraria: una misura legata alla guerra ideologica della destra contro il Movimento dei Senza Terra.

Ma grande clamore ha provocato soprattutto, il 12 giugno, l’approvazione da parte della Camera dei Deputati della procedura del “regime d’urgenza” per la votazione del progetto di legge noto come «Pl do Estupro», che equipara al crimine di omicidio l’interruzione di gravidanza, anche in caso di violenza sessuale, realizzata dopo 22 settimane di gestazione. Benché al Senato il provvedimento non verrà votato in tempi brevi, soprattutto grazie alle immediate manifestazioni di protesta, non è sfuggito agli osservatori come Lula abbia reagito tardi – solo tre giorni dopo, perché, ha detto, era in Europa e non stava seguendo il dibattito al Congresso – e debolmente, pronunciandosi comunque contro l’aborto (nel tentativo di non inimicarsi l’elettorato evangelico) ma definendo una «follia» il tentativo di imporre alla vittima di stupro una pena maggiore che allo stupratore.

Lontanissimi, insomma, sembrano i tempi in cui opporsi a Lula, durante i suoi primi due mandati, dal 2002 al 2010, era «com…

Marie Curie, donna e scienziata tra impegno e libertà

Novant’anni fa moriva Marie Curie, la più importante scienziata del Novecento. Nata in Polonia come Maria Salomea Skłodowska, assunse il nome di Marie Curie in seguito al suo trasferimento in Francia e al matrimonio con Pierre Curie, con cui condivise una straordinaria avventura umana e scientifica. Prima donna ad aver insegnato alla Sorbona e due volte premio Nobel, ha vissuto la sua vita con la convinzione dell’importanza della cultura quale fattore di miglioramento dell’individuo e della società.

Il Civil Rights Act compie sessant’anni: breve storia di un secolo di lotte

Il 2 luglio 1964 il presidente Lyndon B. Johnson firmava la legge che rendeva illegale la segregazione negli Stati Uniti. Ricordare questo evento non può che tradursi nel ripercorrere la storia del movimento per i diritti civili: dai tanti personaggi di spicco – come Martin Luther King, Rosa Parks, Angela Davis – alle persone i cui nomi sono rimasti nell’ombra ma il cui contributo è stato cruciale.

Enrico Berlinguer, conoscerne il pensiero oltre il mito depoliticizzato

Il santino propagandato da media mainstream e conosciuto dalle nuove generazioni è un Enrico Berlinguer dimezzato: ricordato per la sua capacità di creare empatia e connessione sentimentale con un “popolo della sinistra” oramai sempre più rarefatto, ma sostanzialmente depoliticizzato perché espunto da quella tradizione comunista alla quale Berlinguer si rifece, in modo innovativo e creativo, per tutta la sua esistenza, convinto che andasse cercata una via nuova al socialismo e al superamento dell’oppressione capitalistica sull’umanità e sul Pianeta.