Il Brasile di Lula a sessant’anni dal golpe militare

Nel sessantesimo anniversario del golpe militare in Brasile che inaugurò una lunga dittatura, hanno suscitato indignazione e polemiche le parole dell’attuale Presidente Lula che ha dichiarato di non voler “rivangare il passato”. Una posizione respinta con sdegno dai parenti delle vittime della dittatura: “ripudiare con veemenza il golpe del 1964 è un modo per riaffermare l’impegno a punire i colpi di Stato anche del presente e scongiurare eventuali tentativi futuri”.

Milei, dopo la favola dell’anti-casta è arrivato il brusco risveglio

In campagna elettorale Javier Milei si era presentato come il paladino della lotta ai privilegi della casta a favore del popolo. Ma già poche settimane dopo la sua elezione i nodi sono venuti al pettine: in barba alla sbandierata lotta ai privilegi, a beneficiare delle sue misure fatte di privatizzazioni e deregulation ambientale sono soprattutto i potentati economici del Paese. La nuova presidenza inoltre strizza l’occhio alla riabilitazione dei torturatori della dittatura mentre le epurazioni ai vertici militari fanno temere che si prepari la strada a una nuova svolta autoritaria.

Politiche ambientali, l’ambiguità del Brasile

Alla Cop 28, recentemente tenutasi a Dubai, il presidente brasiliano Lula si è prodigato in dichiarazioni altisonanti sulle conquiste e gli obiettivi del Paese in ambito di politiche ambientali. Ma la realtà dei fatti confligge con la bontà delle parole, data la sempre maggiore produzione di idrocarburi, soprattutto petrolio, e la deforestazione zero dell’Amazzonia presentata come un obiettivo ideale da perseguire non si sa come né quando. Quanto Lula promette con le parole il suo omologo colombiano Gustavo Petro lo sta realizzando con i fatti, diminuendo drasticamente la produzione di petrolio nonostante costituisca una delle maggiori fonti economiche del Paese.

Desaparecidos di tutto il mondo, una giornata per non dimenticare

Desaparecidos

Il 30 agosto si celebra la Giornata internazionale delle vittime delle sparizioni forzate. Per definirle in tutto il mondo viene usato il termine “desaparecidos”, non a caso coniato per le vittime dei regimi dittatoriali dell’America Latina, Argentina in primis. Nel corso degli anni, al di là di amnistie e indulti, il coraggio e la tenacia dei familiari (madri, nonne e figli) ha via via portato alla luce il fenomeno, che non ha risparmiato nemmeno cittadini italiani. Ancora oggi in troppe parti del mondo questa pratica barbara viene impiegata per eliminare gli oppositori dei regimi autoritari e per questo non dobbiamo considerare il fenomeno dei desaparecidos soltanto il retaggio di un triste passato.

Il processo costituente ha svelato le debolezze della sinistra in Cile

In Cile prosegue con estrema difficoltà il processo per approvare una nuova Costituzione e scalzare finalmente quella varata nel 1980 da Pinochet. Le proteste del 2019-2020, che avevano fatto emergere la figura dell’attuale Presidente Gabriel Boric e un’iniziale ascesa della sinistra in Cile, sembravano l’alba di un nuovo cambiamento. Ma la bocciatura con voto popolare della nuova proposta di Costituzione avvenuta nel 2022 ora rischia di consegnare il processo nelle mani dell’estrema destra.

Argentina, l’estrema destra avanza in un contesto di crisi economica e ambientale

Argentina

Siccità, inflazione, debito, tagli alla spesa sociale e mancata erogazione dei servizi stanno strangolando l’Argentina e mettendo in ginocchio la sua popolazione. Come se non bastasse, il suo territorio è sempre più preda di aziende straniere e oggetto di estrazioni minerarie sconsiderate. E nell’anno delle presidenziali l’estrema destra potrebbe sfruttare la situazione a suo vantaggio.

“Ni una menos” non si ferma: la lotta delle femministe latinoamericane

Dal 2015 a oggi il movimento delle femministe latinoamericane è esploso, nelle piazze di tutto il continente fino a cambiare la politica. Ma le conquiste da realizzare sono ancora tantissime. Lo dimostrano, fra le altre cose, gli ostacoli al diritto d’aborto che persistono in tutto il Continente.

L’estrema destra in America Latina è sempre più violenta

L'estrema destra in America Latina è sempre più violenta, foto delle proteste in Peru

L’assalto brasiliano al palazzo del Congresso è solo l’ultimo atto di un’estrema destra in America Latina che si sta facendo sempre più pericolosa e violenta: dalla situazione di sospensione democratica di fatto in Perù fino al mancato attentato a Cristina Kirchner in Argentina, una parte di estrema destra connessa ai movimenti reazionari mondiali non smette di minacciare la democrazia, la società civile e i diritti umani fondamentali nel nome della solita triade “Dio, Patria, Famiglia”.

Raúl Zibechi: le ombre del progressismo di Stato in America Latina

Tra gli intellettuali latinoamericani, lo scrittore, giornalista e attivista uruguayano Raúl Zibechi è forse il più critico nei confronti dei governi progressisti. In questa intervista, individua la via di una vera trasformazione sociale non nella lotta elettorale per la conquista dello Stato, ma nella capacità di mobilitazione dei settori indigeni, neri e popolari, nelle esperienze di democrazia dal basso al di fuori del sistema oggi ostacolate proprio dal progressismo statalizzato.

Il ritorno di Lula: il Brasile volta pagina

Lula torna alla presidenza per la terza volta. Ma la sua strada è in salita. Con un Congresso a maggioranza bolsonarista e un Brasile diventato più conservatore, diseguale e diviso, la realizzazione di un programma socialista è impensabile: la sfida è la ri-democratizzazione del Paese.