Giornalismo ambientale sotto tiro nel mondo

I recenti report dell’Unesco e di Reporters Sans Frontieres sulla libertà di stampa sono allarmanti: a essere sotto attacco non è solo la libertà di stampa in sé, ma anche gli stessi giornalisti e la loro incolumità fisica, soprattutto quando indagano su affari molto redditizi per il mondo della politica e dell’economia. Diversi i casi di giornalisti ambientali uccisi in Asia e in America Latina, ma la situazione non è buona nemmeno in Europa e nel nostro Paese, dove più di un giornalista viene minacciato ogni giorno.

WWF: gli articoli 9 e 41 della Costituzione sono dei limiti sistemici per l’Autonomia differenziata

La legge sull’Autonomia Differenziata, che vuole trasferire diverse competenze alle Regioni, è fortemente circoscritta dall’Articolo 9 della Costituzione italiana, secondo cui “la legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”. Così come dall’articolo 41, che prevede che l’iniziativa economica rispetti non solo fini sociali ma anche ambientali. La tutela ambientale nel suo complesso esige trattamento uguale – e non differenziato – delle materie di legislazione esclusiva e concorrente, considerando anche il fatto che l’essere umano stesso è parte di un ecosistema più complesso.

Il mondo al voto: 2024, un crocevia per la lotta al cambiamento climatico

Il 2024 è un anno cruciale per la politica mondiale: in diversi Paesi si è votato e in altri si voterà. Paesi in molti casi dotati di grandi popolazioni, con il conseguente impatto a livello di emissioni inquinanti. Ciononostante, nei corti orizzonti delle promesse elettorali è assente il tema della sfida epocale del nostro tempo, quella della lotta al cambiamento climatico.

Disobbedienza civile, un atto di solidarietà collettiva

Portano avanti azioni di disobbedienza civile dall’alto valore solidale e sociale, eppure – o forse proprio per questo – i movimenti ambientalisti come Ultima Generazione subiscono una repressione e criminalizzazione sempre più violente, a suon di interventi, spesso tutt’altro che pacifici, delle forze dell’ordine, e anche a colpi di norme di legge e atti processuali.

I costi della transizione energetica e quelli più grandi del cambiamento climatico

Nelle ultime settimane in tutta Europa gli agricoltori hanno protestato, tra le altre cose, contro misure volte a disincentivare l’utilizzo di carburanti inquinanti. La destra ha cavalcato la protesta, presentandole come decisioni calate dall’alto a dispetto degli interessi della povera gente. Ma gli agricoltori, come noi tutti, dovrebbero essere consapevoli che i costi che dobbiamo affrontare oggi per la transizione energetica sono di gran lunga inferiori a quelli che potremmo affrontare in futuro a causa dei danni del cambiamento climatico. A farsi alfiere di questa consapevolezza dovrebbe essere la sinistra, che però non riesce a farla penetrare nel dibattito pubblico.

Protesta dei trattori: le lobby agricole contro la transizione ecologica

L’attacco al green deal agricolo è iniziato già qualche anno fa, all’indomani dell’invasione dell’Ucraina. Quella fu la scusa utilizzata dalle lobby agricole e dalla destra europea per sostenere la causa del produttivismo a ogni costo ai danni del clima. Oggi quell’attacco continua e strumentalizza alcune reali esigenze del settore. Settore che però non è tutto uguale, perché gli interessi di grandi, piccole e piccolissime imprese sono diversi e in alcuni casi divergenti fra loro.

Politiche ambientali, l’ambiguità del Brasile

Alla Cop 28, recentemente tenutasi a Dubai, il presidente brasiliano Lula si è prodigato in dichiarazioni altisonanti sulle conquiste e gli obiettivi del Paese in ambito di politiche ambientali. Ma la realtà dei fatti confligge con la bontà delle parole, data la sempre maggiore produzione di idrocarburi, soprattutto petrolio, e la deforestazione zero dell’Amazzonia presentata come un obiettivo ideale da perseguire non si sa come né quando. Quanto Lula promette con le parole il suo omologo colombiano Gustavo Petro lo sta realizzando con i fatti, diminuendo drasticamente la produzione di petrolio nonostante costituisca una delle maggiori fonti economiche del Paese.

Il Generale va alla Cop: l’industria militare e l’ultima frontiera del greenwashing

Ha senso parlare di “sostenibilità ambientale” in relazione a un’attività come la guerra? La crescente presenza di personale militare e dipartimenti della Difesa alle Conferenze per le parti (Cop) dimostra che anche questo settore, come altri, si propone come soluzione ai problemi che crea. Un caso di greenwashing particolarmente eclatante, se si considera che nessun Paese è obbligato a riferire le emissioni riconducibili alla propria attività in ambito militare.

Cop 28, la cronaca tra colpi di scena, conflitti di interesse e risultati deludenti

Si è conclusa a Dubai la Cop 28, svoltasi tra colpi di scena e scoop giornalistici. Per la prima volta i combustibili fossili sono stati menzionati quali causa della crisi climatica, un fatto presentato come storico ma che testimonia solo una tardiva ammissione dell’ovvio. Nel documento si fa riferimento alla necessità della transizione ecologica ma non si spiega come vada fatta; uno dei combustibili eletti per realizzarla inoltre è il gas, presentato come soluzione di un problema di cui invece è causa.

L’inquinamento in Italia è un enorme e trascurato problema

La situazione dell’inquinamento in Italia è fortemente critica, una delle più gravi e compromesse d’Europa. Eppure, stentiamo ad acquisire una consapevolezza condivisa del problema, anche per via del fatto che soluzioni lineari e non contraddittorie, in realtà, non esistono.