Olga Karach, riscoprire il senso della lotta bielorussa per la democrazia

Cresce il numero di persone che dalla Bielorussia di Aleksandr Lukašenka fugge all’estero, con il risultato che buona parte dell’opposizione che spera in un cambiamento democratico si trova nei Paesi baltici, in Polonia o in altre nazioni europee, da dove prosegue la lotta per il rispetto dei diritti umani e per la fine del regime. È anche il caso di Olga Karach, candidata al Nobel per la Pace e vincitrice del premio Langer, che si occupa di sostenere i disertori bielorussi e in generale la diaspora del suo popolo.

Lavoratrici domestiche migranti in Libano: schiavitù dei giorni nostri

Si stima che circa 250mila lavoratrici domestiche migranti risiedano in Libano: la maggior parte proviene da Paesi africani e del Sud e Sud-Est asiatico, tra cui Bangladesh, Sri Lanka, Etiopia, Ghana, Indonesia, Filippine, Madagascar e Nigeria. Sono escluse dalle tutele del diritto del lavoro libanese e il loro status nel Paese è regolato dal sistema “kafala”, un regime che configura di fatto una moderna forma di schiavitù.

“L’Ucraina è il campo di battaglia su cui si gioca il futuro dell’Europa”. Intervista a Karl Schlögel

In un’intervista esclusiva rilasciata a margine della presentazione all’Ehess di Parigi del suo nuovo volume in francese sulla guerra in Ucraina – “L’avenir se joue à Kyiv. Léçons ukrainiennes” (“L’avvenire si gioca a Kiev. Lezioni ucraine”) –, lo storico tedesco Karl Schlögel evidenzia l’importanza per l’Europa della guerra di liberazione dell’Ucraina. “È il popolo ucraino, attaccato dalla Russia neo-totalitaria e dal russofascismo, a resistere in prima linea per l’Europa. Combattendo per la sua libertà, difende anche la nostra”.

Libia, un Paese instabile alla mercé degli interessi stranieri

Il 16 maggio 2024 ricorre il decimo anniversario del lancio, da parte delle forze del generale Khalifa Haftar, dell’offensiva chiamata Operazione Dignità. Con l’occasione ripercorriamo le tappe fondamentali del decennio appena trascorso per contestualizzare lo stato attuale della Libia. O meglio, delle Libie.

Tatari di Crimea, quando la storia si ripete

Sono passati dieci anni da quando, nel 2014, la Crimea fu occupata dalla Russia. Per i tatari di Crimea fu il ripetersi di una storia già vissuta: nel 1944, a partire dal 18 maggio, l’Unione Sovietica ne deportò tutta la popolazione in remote zone dell’Urss. In tre giorni lasciò la penisola senza traccia dei tatari di Crimea.

La Shoah dopo Gaza

Già prima dell’inizio del massacro in atto a Gaza, la Shoah stava perdendo il suo posto centrale nella nostra immaginazione del passato e del futuro. È vero che nessuna atrocità è stata commemorata in modo così ampio e completo, ma la cultura della memoria intorno alla Shoah ha ormai accumulato una sua lunga storia. E questa storia dimostra che tale memoria non è scaturita semplicemente in modo organico da ciò che è accaduto tra il 1939 e il 1945: è stata costruita, spesso in modo deliberato, e con fini politici specifici. E, sempre di più, sembra che solo coloro che sono scossi nella coscienza da quanto sta avvenendo a Gaza possano salvare la Shoah da Netanyahu, Biden, Scholz e Sunak e restituirle il suo significato morale universale.

Quella sinistra anti-woke sedotta da Orbán

In Occidente, e soprattutto nel mondo angloamericano, una parte della sinistra soffre le derive illiberali della cultura woke. Alcuni dei suoi esponenti si sono lasciati quindi sedurre dai discorsi di Orbán, vedendo nel governo ungherese un paladino della libertà di espressione. Ma costoro farebbero bene a guardare oltre i propri contesti, compiendo uno sforzo per comprendere la storia e la politica dell’Europa centro-orientale. Potrebbero così evitare di cadere nella trappola tesa dagli autocrati contemporanei che promettono una cura contro il “virus woke”.

Un giovane scrittore fra la Columbia University e Parigi

La testimonianza di uno dei protagonisti della letteratura mondiale che ha vissuto il movimento come studente alla Columbia University. Dopo un breve periodo a Parigi prima del Maggio francese, decisivo nella sua formazione di giovane scrittore, Paul Auster partecipa all’occupazione dell’università americana, vivendo in prima persona la protesta studentesca. Dall’assassinio di Martin Luther King agli echi della Primavera di Praga, passando per i tumulti di Chicago, si interroga sulle speranze, le lotte e gli errori della sinistra americana. Testo originariamente pubblicato sul volume MicroMega 1-2/2018 “Sessantotto!”, che qui condividiamo in omaggio al grande scrittore scomparso il 30 aprile 2024.