Auspici per un futuro migliore. Tre lezioni morali dalla pandemia

La crisi da Covid-19 ha evidenziato quanto sia necessario un cambiamento delle regole della convivenza sociale per rafforzare gli assetti democratici e riaffermare il primato del bene comune sugli interessi individualistici. Una riflessione del filosofo tedesco Axel Honneth, esponente della terza generazione della Scuola di Francoforte.

Come non attendessero altro, dall’inizio della pandemia ogni giorno diversi intellettuali prendono parola per dire la loro sulla situazione. I suggerimenti possono essere più o meno buoni, sta di fatto però che non si chiedono mai se la crisi avrebbe potuto essere occasione per ripensare le forme della nostra convivenza democratica. 

A questi intellettuali sembra completamente estranea l’idea che una scossa di proporzioni tali da sconvolgere le abitudini e le prassi della convivenza sociale imponga di fermarsi e di chiedersi se al termine della situazione eccezionale si possa andare avanti diversamente, e meglio, di prima.  

Il corso della pandemia finora ha fornito diverse opportunità per riflettere su alcuni presupposti problematici del nostro ordine sociale e per avanzare proposte per nuove regole. E con questo non ci riferiamo al costante invito a ricordare il valore e il conforto delle amicizie e della famiglia. Nel frattempo abbiamo infatti dovuto imparare quanto questo invito possa essere un’arma a doppio taglio, giacché la qualità di queste relazioni personali spesso dipende da circostanze fortuite che non è possibile produrre a propria discrezione: la grandezza delle case, le condizioni economiche, la situazione lavorativa, l’essere inseriti in una rete sociale, la disponibilità di servizi per l’infanzia, così come il dono di saper stare da soli con se stessi e il disporre di capacità emotive per bilanciare vicinanza e distanza. Le notizie sull’aumento della violenza domestica durante il lockdown mostrano tutta&n…

Prigionieri civili ucraini in Russia: un destino in bilico

Migliaia di cittadini ucraini sono stati fatti prigionieri dalle forze russe. Non possono comunicare con avvocati e familiari, non hanno possibilità di ricorrere in appello o di essere oggetto di scambi di prigionieri. Quale sarà il loro destino?

popolo kurdo manifestazione

La Turchia non smette di perseguitare il popolo kurdo

In regimi come quello turco le minoranze subiscono numerosi tipi di persecuzione, e sono costrette a vivere in povertà e in condizioni precarie. Yilmaz Orkan, responsabile di Uiki-Onlus – Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia, racconta in questa intervista i tanti aspetti dell’oppressione strutturale esercitata storicamente dai governi turchi nei confronti del popolo kurdo. Un’oppressione dai tratti ancora più feroci negli ultimi decenni: Erdoğan sta facendo di tutto per rendere il Kurdistan una terra invivibile.

In Uganda i profughi si sentono molto più accolti che in Europa

Un tempo l’Uganda era un Paese di transito lungo le rotte migratorie. Chi emigrava dal sud dell’Africa verso Europa e Stati Uniti non avrebbe mai immaginato di trovare lì una nuova patria. Ma grazie ad accorte politiche d’integrazione, che sostanzialmente equiparano gli stranieri ai cittadini locali, il Paese centrafricano ha costruito un sistema modello per l’accoglienza.