Auspici per un futuro migliore. Tre lezioni morali dalla pandemia

La crisi da Covid-19 ha evidenziato quanto sia necessario un cambiamento delle regole della convivenza sociale per rafforzare gli assetti democratici e riaffermare il primato del bene comune sugli interessi individualistici. Una riflessione del filosofo tedesco Axel Honneth, esponente della terza generazione della Scuola di Francoforte.

Come non attendessero altro, dall’inizio della pandemia ogni giorno diversi intellettuali prendono parola per dire la loro sulla situazione. I suggerimenti possono essere più o meno buoni, sta di fatto però che non si chiedono mai se la crisi avrebbe potuto essere occasione per ripensare le forme della nostra convivenza democratica. 

A questi intellettuali sembra completamente estranea l’idea che una scossa di proporzioni tali da sconvolgere le abitudini e le prassi della convivenza sociale imponga di fermarsi e di chiedersi se al termine della situazione eccezionale si possa andare avanti diversamente, e meglio, di prima.  

Il corso della pandemia finora ha fornito diverse opportunità per riflettere su alcuni presupposti problematici del nostro ordine sociale e per avanzare proposte per nuove regole. E con questo non ci riferiamo al costante invito a ricordare il valore e il conforto delle amicizie e della famiglia. Nel frattempo abbiamo infatti dovuto imparare quanto questo invito possa essere un’arma a doppio taglio, giacché la qualità di queste relazioni personali spesso dipende da circostanze fortuite che non è possibile produrre a propria discrezione: la grandezza delle case, le condizioni economiche, la situazione lavorativa, l’essere inseriti in una rete sociale, la disponibilità di servizi per l’infanzia, così come il dono di saper stare da soli con se stessi e il disporre di capacità emotive per bilanciare vicinanza e distanza. Le notizie sull’aumento della violenza domestica durante il lockdown mostrano tutta&n…

Il risveglio del fascismo in Polonia

In Europa torna lo spettro del fascismo, come se la Seconda guerra mondiale non fosse mai avvenuta. È il caso della Polonia di oggi, dove assistiamo a una pericolosa rinascita del virulento nazionalismo degli anni Trenta e la Chiesa cattolica e l’attuale governo sono grandi alleati dell’estrema destra.

Il massacro di Parigi e il razzismo di Stato contro gli algerini

La notte del 17 ottobre 1961 a Parigi la polizia aggredì un imponente corteo disarmato e pacifico di algerini. Centinaia furono i morti e migliaia i feriti, culmine parossistico di una violenza di Stato organizzata nei mesi e negli anni precedenti. Una ferita tutt’ora aperta.