Questo sito non è più attivo. Per abbonarti a MicroMega o leggere i contenuti a cui sei già abbonato registrati sul nuovo sito www.micromega.net. Se sei già abbonato il tuo abbonamento continuerà a essere valido, ma è necessario registrarsi sulla nuova piattaforma per continuare ad accedere ai contenuti.

L’educazione ci rende umani

L’umanità dell’uomo si realizza compiutamente soltanto attraverso l’educazione, quel lungo processo di trasmissione culturale e apprendimento sociale che caratterizza in modo distintivo la nostra specie. Solo l’uomo infatti educa i propri simili ed è in grado di comprendere, costruire e condividere significati.

Premessa

L’essere umano è tale fin dalla nascita, in quanto appartenente alla specie umana. Tuttavia, l’umanità dell’uomo si realizza pienamente soltanto attraverso un lungo processo sociale: l’educazione. Ma in quale senso l’educazione ci rende compiutamente umani? Iniziamo con l’esaminare alcuni presupposti antropologici dell’educazione, per poi cercare di cogliere (in modo approssimativo) il rapporto tra l’educazione e l’umanizzazione.

L’educazione, in quanto pratica intenzionale, presuppone alcune idee sull’essere umano, una sorta di antropologia pedagogica tacita che può però essere resa pienamente esplicita.

Si tratta delle caratteristiche dell’uomo che costituiscono le condizioni necessarie dell’educazione in quanto tale. Per esempio, una caratteristica che è necessario attribuire all’essere umano per dare senso alla pratica educativa è quella dell’educabilità. Il fatto che l’essere umano sia suscettibile di essere educato è un presupposto necessario per l’educazione, una sua condizione di possibilità. Pertanto, l’antropologia pedagogica vede l’uomo come essere educabile.

Un’altra assunzione rilevante è espressa dal concetto di “educando”, che incorpora una dimensione normativa, indicando che l’antropologia pedagogica considera l’uomo in quanto essere da educare (ossia, si postula che esso debba essere educato per diventare pienamente umano). Una dimensione di tipo sia descrittivo che normativo è invece inerente alla categoria di “educatore”, che da un lato implica la capacità dell’uomo di educare i propri simili, dall’altro fa di questo un compito dell’uomo: ossia, l’antropologia pedagogica vede l’uomo in quanto essere che educa i propri simili (cioè, si postula che sia l’essere che umanizza l’altro uomo).

Premesse questi assunti antropologici, necessari per dare senso all’educazione, passiamo a esaminare la specificità umana dell’educazione, ossia la sua natura di processo che caratterizza in modo distintivo la specie umana. Si può tentare di cogliere qualche aspetto di tale specificità esplorando alc…

Marie Curie, donna e scienziata tra impegno e libertà

Novant’anni fa moriva Marie Curie, la più importante scienziata del Novecento. Nata in Polonia come Maria Salomea Skłodowska, assunse il nome di Marie Curie in seguito al suo trasferimento in Francia e al matrimonio con Pierre Curie, con cui condivise una straordinaria avventura umana e scientifica. Prima donna ad aver insegnato alla Sorbona e due volte premio Nobel, ha vissuto la sua vita con la convinzione dell’importanza della cultura quale fattore di miglioramento dell’individuo e della società.

Il Civil Rights Act compie sessant’anni: breve storia di un secolo di lotte

Il 2 luglio 1964 il presidente Lyndon B. Johnson firmava la legge che rendeva illegale la segregazione negli Stati Uniti. Ricordare questo evento non può che tradursi nel ripercorrere la storia del movimento per i diritti civili: dai tanti personaggi di spicco – come Martin Luther King, Rosa Parks, Angela Davis – alle persone i cui nomi sono rimasti nell’ombra ma il cui contributo è stato cruciale.

Enrico Berlinguer, conoscerne il pensiero oltre il mito depoliticizzato

Il santino propagandato da media mainstream e conosciuto dalle nuove generazioni è un Enrico Berlinguer dimezzato: ricordato per la sua capacità di creare empatia e connessione sentimentale con un “popolo della sinistra” oramai sempre più rarefatto, ma sostanzialmente depoliticizzato perché espunto da quella tradizione comunista alla quale Berlinguer si rifece, in modo innovativo e creativo, per tutta la sua esistenza, convinto che andasse cercata una via nuova al socialismo e al superamento dell’oppressione capitalistica sull’umanità e sul Pianeta.