L’alta marea

In questo racconto, pubblicato su MicroMega nel 1998, l’autore ci conduce in un paesaggio di totale desolazione, in cui tutta l’umanità rappresentata è quella confinata in un carcere circondato dall’acqua che attende la prossima inondazione.

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Da MicroMega 5/1998

‘Quando l’acqua gli arriverà alla gola (…), l’ultimo carceriere si metta in salvo abbandonando i detenuti. Una generazione di prigionieri se ne va e un’altra arriva subito a rimpiazzarla, mentre di carcerieri ce ne sono pochi e devono sopravvivere’. 

La bufera infuria ormai da due settimane sulle isole meridionali e la situazione peggiora di giorno in giorno. Improvvisamente cala la nebbia ed ammassi di nubi gonfie di pioggia si addensano sopra la pianura come mucchi di cotone sporco. Una tempesta di grandine gelida e trasparente spazza il deserto e frusta a lungo il grigio edificio di questa prigione. Non c’è da stupirsi, quindi, se nel cuore della notte, mentre la tempesta infuriava più che mai, improvvisamente mi sento svegliare dalla guardia di turno che mi ha strappato dal sonno per riferirmi che ero convocato senza alcun preavviso nell’ufficio del direttore del carcere per degli ordini. 

Le parole della guardia echeggiano ancora nell’oscurità della st…

A Hebron è in vigore l’oppressione permanente dei palestinesi

Dalle punizioni collettive alle tecniche di sorveglianza e riconoscimento facciale,  passando per le “sterilizzazioni” delle strade dalla presenza palestinese come le chiamano i soldati, ogni “misura temporanea di sicurezza” che istituzioni e coloni israeliani testano su Hebron diventa poi uno strumento d’oppressione permanente imposto sull’intera Cisgiordania. Per usare le parole di Issa Amro, leader della resistenza non violenta nella regione, Hebron è il “laboratorio dell’occupazione”.

“Israelism”, la rivolta dei giovani ebrei negli USA contro l’indottrinamento sionista

Il film di Sam Eilertsen ed Erin Axelman “Israelism”, proiettato recentemente in Italia, racconta il processo di presa di coscienza di una intera generazione di ebrei americani cresciuti fin da bambini in un ambiente di ferreo indottrinamento al culto di Israele e alla propaganda sionista. Finché molti di loro, confrontandosi con la realtà dei palestinesi attraverso viaggi sul posto o nei campus universitari, non capiscono di essere stati spinti ad annullare la loro ebraicità nella fede cieca in un progetto etnonazionalista.

Basta con le Identity politics: non conta se sei oppresso ma se combatti l’oppressione

Nella sinistra postmoderna il discorso sull’oppressione tende a ridursi al punto di vista della vittima. Gli oppressi vengono collocati all’interno di un gruppo indifferenziato la cui unica cifra è l’oppressione stessa. Questo atteggiamento porta ai giudizi ad hominem, poiché non contano tanto le idee ma la posizione in cui si colloca chi le esprime: se non sei un oppresso, non puoi parlare di emancipazione. Se sei un “vecchio uomo bianco”, tenderai sempre e solo a voler mantenere i tuoi privilegi. Le discussioni su chi ha il diritto di parola dovrebbero però lasciare il posto alle discussioni su che cosa ha da dire.