MicroMega+, Speciale 25 aprile: Contro autonomia differenziata e premierato, ora e sempre Resistenza

Redazione

Nei giorni in cui festeggiamo il 79esimo anniversario della Liberazione italiana dal nazifascismo, alla Camera e al Senato sono in esame, parallelamente, i due disegni di riforma che stravolgeranno il volto della Repubblica “una e indivisibile”: la legge sul premierato – attualmente in votazione alla Commissione Affari Costituzionali del Senato – e il disegno di legge sull’autonomia differenziata, ddl 1665 Calderoli, già passato al Senato, e ora in corso di discussione alla Camera, dove nelle scorse settimane la I Commissione Affari Costituzionali ha tenuto audizioni informali.


Si tratta, per dirla con le parole del sindaco di Cinquefrondi (Reggio Calabria), Michele Conìa, “del più violento attacco alla Costituzione e alla Repubblica democratica dal giorno in cui siamo diventati una Repubblica democratica dotata di una Costituzione”. Per questa ragione, nella giornata del 25 aprile offriamo ai nostri lettori abbonati una serie di approfondimenti che si aggiungono a quelli, tuttora pienamente validi, pubblicati nello speciale di giugno 2023. È il nostro contributo a una lotta politica cruciale nella storia di MicroMega: esistiamo anche in difesa della Costituzione repubblicana e democratica, alla quale abbiamo dedicato il primo volume del 2024 della nostra rivista, che sta circolando per l’Italia da molti mesi suscitando discussioni appassionate, e allarmate.

Con la riforma congiunta autonomia differenziata/premierato si svuota infatti di senso e valore l’azione parlamentare, sulla quale si fonda l’unità della Repubblica, per trasferire – spiega nella sua memoria l’ex Presidente della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick –  i poteri legislativi al tandem presidente del Consiglio – Regioni, consentendo al primo di concertare direttamente con queste ultime l’indirizzo politico di tutti i temi più importanti riguardanti la vita di ogni cittadino, senza più doversi rimettere all’organo di rappresentanza legislativo. Il trasferimento di competenze dal Parlamento alle Regioni che la legge sull’autonomia differenziata attua, infatti, è potenzialmente così ampio e riguarda così tanti argomenti che il ruolo di deputati e senatori finisce per diventare, così come è scritto peraltro nel testo della legge Calderoli, una sorta di atto amministrativo di “deliberazione”: scompare definitivamente – è l’apice di un lunghissimo processo di esautorazione di fatto del Parlamento, che va avanti da circa un ventennio – l’attività di proposta, confronto e conflitto, mediazione, sintesi, capace di “tenere insieme la società”, scrive il costituzionalista Francesco Pallante.

Eppure non infiamma gli animi delle cittadine e dei cittadini italiani, non vediamo lunghissimi flame di discussione sui social media; non si riempiono, se non sporadicamente, le piazze, e non se ne parla, questo è certo, nei talk show che tanto spazio occupano dell’offerta mediatica nostrana. C’è la convinzione diffusa, per usare le parole di Elvira Federici della Società delle Letterate, femminista attiva sul territorio viterbese anche nella sensibilizzazione contro il premierato e l’autonomia differenziata, “che la Costituzione italiana sia stata scritta per essere intoccabile e che, comunque vada, non si riuscirà mai a scalfirla”.

Un’illusione che giustifica l’inazione. In pochi hanno intuito il pericolo in tempo reale. Fra questi c’è il già citato Conìa, che fin dal 2018 si è attivato, con una delibera del suo comune, contro l’attuazione del federalismo fiscale: il primo tassello, passato in cavalleria, dell’autonomia differenziata. “Il federalismo fiscale ha introdotto una sorta di criterio meritocratico nel sistema dell’amministrazione pubblica – spiega – attraverso il perverso meccanismo della storicizzazione della spesa: il comune che meno soldi aveva speso in politiche sociali, meno soldi avrebbe ricevuto dallo Stato. In questo modo, si è creato un circolo vizioso in virtù del quale se in un comune i servizi mancano per mancanza di fondi, proprio a quel comune (che evidentemente è tra quelli che hanno bisogno di più sostegno statale) lo Stato voltasse le spalle in quanto “non meritevole”. Continuando a finanziare, invece, i comuni più ricchi. Per colpa di questo meccanismo, un comune piccolo come quello da me amministrato negli ultimi anni ha perso fondi per circa 700mila euro.” Questa stessa ratio è alla base dell’autonomia differenziata regionale: e, come hanno spiegato nelle loro audizioni alla Camera anche settori di imprenditoria come Confindustria Napoli, di cui pubblichiamo la memoria, farà sì che diventi impossibile anche l’iniziativa privata di produzione della ricchezza.

Tanti settori di quella che il giurista Franco Russo chiama “tecnocrazia dissidente”, dalla Banca d’Italia ad altri, hanno espresso profonde perplessità e preoccupazioni forti in merito all’attuazione di questo disegno di legge. Come spiega il WWF nella memoria che pubblichiamo, l’autonomia differenziata mette anche a repentaglio le iniziative a difesa dell’ambiente, il quale deve essere tutelato dallo Stato nel suo complesso, in base alle recenti modifiche della Costituzione. Ecco dunque uno dei tanti campi in cui verifichiamo che, nel concreto, la riforma predisposta dal Governo si scontra con la nostra prima fonte legislativa.

Eppure, prosegue Conìa, “cittadini e politica si sono accorti molto tardi di quale fosse la reale posta in gioco: i giornali ne hanno parlato pochissimo, i partiti hanno mantenuto un atteggiamento ambiguo, con settori del Partito democratico favorevoli alla riforma. È un segno del fatto che niente avviene nel vuoto: se oggi arriviamo alla concreta possibilità che la Repubblica venga smantellata dalle fondamenta, è perché il livello di coscienza politica e istituzionale è sceso terribilmente, in tutto il personale politico, dentro e fuori i partiti, e anche nella società civile”.

Alcuni settori sociali, come i Comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata, si impegnano tenacemente da anni per sollevare l’allarme. Ma ora, denuncia la portavoce Marina Boscaino, bisogna agire in fretta, perché si sta facendo tardi. Se l’autonomia differenziata diventerà legge, il sogno proibito del Capo assoluto come lo definisce nel suo articolo la giurista Ines Ciolli, coltivato da settori di politica e di padronato molto più trasversali di quanto non si voglia ammettere, troverà le porte spalancate. E con l’approvazione del premierato, entreremo ufficialmente nell’epoca di una Quarta repubblica autocratica, non più democratica.

Federica D’Alessio

Ecco gli articoli che compongono questo numero speciale:
Autonomia differenziata, fermiamola ora o sarà troppo tardi di Marina Boscaino
L’autonomia differenziata è un progetto politico che lede la natura della Repubblica Italiana, sancita dalla Costituzione come “una e indivisibile”, foriero non solo di inammissibili disuguaglianze ma anche di inefficienze. Contro di essa si sono espressi costituzionalisti, istituzioni, soggetti politici, sociali ed economici, fino ad arrivare alla Commissione Europea. Eppure il governo procede a spron battuto nel volerla attuare, mostrando i muscoli e tappandosi le orecchie. Contro questo scellerato agire a senso unico – scrive la portavoce dei Comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata in questa memoria – bisogna agire ora, altrimenti sarà davvero troppo tardi.

Regionalismo differenziato o centralismo diffuso? L’autonomia differenziata punta a demolire il Parlamento di Giovanni Maria Flick
La legge sull’autonomia differenziata rischia di diventare una utile stampella al premierato, di rafforzare, più che il regionalismo differenziato, un “centralismo diffuso” che consente al Presidente del Consiglio di negoziare con le singole Regioni, esautorando totalmente il Parlamento dalle sue funzioni; e, con esso, svuotare di sostanza la Repubblica democratica, scrive l’ex Presidente della Corte Costituzionale nella sua memoria alla Commissione Affari Costituzionali della Camera.

La guerra contro lo Stato condotta dal liberismo della “sussidiarietà” di Francesco Pallante
Pubblichiamo un estratto del libro di Francesco Pallante Spezzare l’Italia, Giulio Einaudi Editore, 2024. In questo volume, il costituzionalista argomenta in profondità le ragioni di una battaglia per fermare il disegno eversivo dell’autonomia differenziata, il quale trae origine anche dalla visione, intrisa di liberismo e populismo al tempo stesso, tale per cui lo Stato sia automaticamente un “male necessario” e le istituzioni “più vicine ai cittadini” consentano un beneficio. Una visione che nega alla radice la politica, vale a dire l’opera di mediazione e sintesi che è in grado di tenere insieme la società.

Riforma del Premierato: il sogno proibito del Capo assoluto di Ines Ciolli
L’elezione diretta del Presidente del Consiglio, proposta dalla cosiddetta riforma del premierato, non avrebbe lo scopo di rafforzare il vertice dell’esecutivo, ma di garantirgli una legittimazione popolare e di farne il decisore politico nazionale. Insomma, si tratterebbe della costituzionalizzazione dell’investitura del Capo. Ma una democrazia non ha bisogno di questo, bensì di un rafforzamento del Parlamento e di una cittadinanza attiva e consapevole che dia vita al dibattito democratico.

L’imprenditoria dissidente: Confindustria Napoli contro l’autonomia differenziata
Ci sono segmenti di potere imprenditoriale, come è il caso di Confindustria e in particolare di alcuni suoi rami al sud Italia, che stanno esprimendo senza remore la loro contrarietà al disegno di legge sull’autonomia differenziata. In questo documento di Confindustria Napoli, audita alla Commissione Affari Costituzionali della Camera il 26 marzo 2024, si mette in luce in particolare come sia interesse del Paese ridurre, piuttosto che incrementare, i divari socio-territoriali, e determinare le condizioni per la creazione di maggiore ricchezza nelle aree distanti dalla media nazionale riguardo a indicatori come reddito e pil pro capite. L’autonomia differenziata procede, in questo senso, nella direzione sbagliata.

Gli articoli 9 e 41 della Costituzione sono dei limiti sistemici per l’Autonomia differenziata di WWF Italia
La legge sull’autonomia differenziata, che vuole trasferire diverse competenze alle Regioni, è fortemente circoscritta dall’articolo 9 della Costituzione italiana, secondo cui “la legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”. Così come dall’articolo 41, che prevede che l’iniziativa economica rispetti non solo fini sociali ma anche ambientali. La tutela ambientale nel suo complesso, spiega l’associazione nella memoria qui pubblicata, esige trattamento uguale – e non differenziato – delle materie di legislazione esclusiva e concorrente, considerando anche il fatto che l’essere umano stesso è parte di un ecosistema più complesso.

È tutto per questa settimana, vi auguriamo buona lettura!


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CREDITI PER FOTO DI COPERTINA: Un momento della manifestazione contro la riforma dell’autonomia differenziata, Napoli, 16 marzo 2024. ANSA/ CIRO FUSCO

MicroMega+ del 24 maggio 2024

Con contributi di: Mario Sesti, Olga Karach, Francesco Brusa, Valeria Rando, Christian Elia, Antonio Vigilante e Nicolò Cenetiempo

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