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Roma? Raggi non l’ha resa una città più a misura di donne. Anzi

L’elezione di una donna a sindaco di Roma aveva acceso la speranza che una qualche politica di genere potesse finalmente prendere piede nella Capitale. Virginia Raggi ha però deluso tutte le aspettative.

Negli ultimi cinque anni Roma è stata governata per la prima volta nella sua storia da una donna. Avrebbe potuto essere l’occasione per un ripensamento delle politiche territoriali in un’ottica di genere, ma così non è stato. Anzi, l’amministrazione Raggi conferma – qualora ce ne fosse ancora bisogno – che, per quanto fondamentale, la presenza di donne nei luoghi in cui si decide non garantisce l’assunzione di una prospettiva di genere nelle politiche pubbliche né il riconoscimento di quelle forme di politica cui le donne e il femminismo hanno saputo e sanno dare vita.

Brandendo la “legalità” come una clava, la giunta Raggi ha messo in pericolo l’esistenza stessa di alcune delle realtà più significative del territorio, sotto il profilo di genere e non solo: il rapporto con gli spazi delle donne è stato infatti specchio delle modalità con cui Raggi si è relazionata con tutte le realtà “dal basso” attive nella Capitale, mettendo di fatto a rischio la tenuta di quel tessuto socio-politico-culturale che a Roma è in gran parte rappresentato da soggetti non istituzionali.

Una città a misura di donna?

Guardare alle politiche urbanistiche e territoriali di una città con una prospettiva di genere significa mettere a fuoco l’impatto differente che esse possono determinare su uomini e donne. E conseguentemente lavorare da un lato per ridurre sempre di più le ragioni che determinano quella differenza in termini di impatto (per esempio incentivando la condivisione alla pari del lavoro di cura tra uomini e donne) e dall’altro per rendere le città sempre più vivibili per tutti, e quindi in primo luogo per chi più ne subisce le disfunzioni (le donne ma anche gli anziani, i bambini, i disabili, i poveri).

Significa per esempio cambiare le modalità del trasporto pubblico, pensate attorno a un utente medio che esce di casa alle 8 del mattino per andare al lavoro e fa ritorno a casa alle 18. Un ripensamento della mobilità che superi la logica che connette le periferie con il centro lasciando invece scoperti i collegamenti tra periferia e periferia beneficerebbe…

Marie Curie, donna e scienziata tra impegno e libertà

Novant’anni fa moriva Marie Curie, la più importante scienziata del Novecento. Nata in Polonia come Maria Salomea Skłodowska, assunse il nome di Marie Curie in seguito al suo trasferimento in Francia e al matrimonio con Pierre Curie, con cui condivise una straordinaria avventura umana e scientifica. Prima donna ad aver insegnato alla Sorbona e due volte premio Nobel, ha vissuto la sua vita con la convinzione dell’importanza della cultura quale fattore di miglioramento dell’individuo e della società.

Il Civil Rights Act compie sessant’anni: breve storia di un secolo di lotte

Il 2 luglio 1964 il presidente Lyndon B. Johnson firmava la legge che rendeva illegale la segregazione negli Stati Uniti. Ricordare questo evento non può che tradursi nel ripercorrere la storia del movimento per i diritti civili: dai tanti personaggi di spicco – come Martin Luther King, Rosa Parks, Angela Davis – alle persone i cui nomi sono rimasti nell’ombra ma il cui contributo è stato cruciale.

Enrico Berlinguer, conoscerne il pensiero oltre il mito depoliticizzato

Il santino propagandato da media mainstream e conosciuto dalle nuove generazioni è un Enrico Berlinguer dimezzato: ricordato per la sua capacità di creare empatia e connessione sentimentale con un “popolo della sinistra” oramai sempre più rarefatto, ma sostanzialmente depoliticizzato perché espunto da quella tradizione comunista alla quale Berlinguer si rifece, in modo innovativo e creativo, per tutta la sua esistenza, convinto che andasse cercata una via nuova al socialismo e al superamento dell’oppressione capitalistica sull’umanità e sul Pianeta.