Sillogismi fantastici

Da MicroMega 3/2000 proponiamo alcuni frammenti dal trattato di logica simbolica dell’autore di “Alice nel paese delle meraviglie”, grazie alla quale il lettore potrà imparare a “smascherare le argomentazioni fallaci che continuamente incontri nei libri, nei giornali, nei discorsi e addirittura nei sermoni”.

Presentazione di Carla Muschio

Lewis Carroll tra Alice e la logica

Lewis Carroll, l’autore di Alice nel paese delle meraviglie, non era, come si potrebbe immaginare, solo uno sfrenato sognatore campione di nonsense. Sotto il suo «vero» nome di Charles Lutwidge Dodgson egli viveva e lavorava all’università di Oxford come professore di matematica. Tanto Carroll deliziava i bambini, particolarmente le bambine, con le sue storie bizzarre, quanto Dodgson tormentava gli studenti con i suoi noiosissimi corsi di matematica. Eppure le due personalità, come le due attività di Carroll/Dodgson, non erano necessariamente incompatibili. Infatti si unirono, poco prima della morte dello scrittore/scienziato, in Symbolic Logic (1). Questa è un’opera scientifica nel suo impianto, in quanto è un trattato di logica vero e proprio, ma decisamente letteraria nei dettagli: i sillogismi su cui i discenti sono invitati ad esercitarsi.

Già l’introduzione – inedita in italiano e qui riprodotta – dell’autore a questa opera risente delle due anime del libro, la scientifica e la letteraria. Come scienziato, Carroll invita il discente a studiare in modo sequenziale, senza saltare passaggi, ad assimilare il materiale in profondità. Come scrittore, rende succosa la pagina offrendo alla fantasia del lettore le immagini del malvagio cugino, degli zii arricchiti in India, dell’insoddisfatto giocatore di tric trac. E infine, da psicologo ante litteram Carroll ci dice che in due si studia meglio che da soli, che l’inconscio può elaborare un problema meglio del pensiero diurno e che non sono solo i pazzi a parlare da soli.

Non sta a me giudicare il valore scientifico del trattato, che pare non essere molto alto (2). Come studiosa di letteratura, io sono assolutamente deliziata dall’immaginario tipicamente carrolliano che emerge da questi sillogismi, qui per la prima volta tradotti in italiano. Per facilitare la lettura dei sillogismi come trampolini per la fantasia ho riportato la conclusione di ciascuno, tra due parentesi, subito dopo le due proposizioni di partenza. Carroll invece, volendo dare alla sua opera l’aspetto di un manuale scientifico, colloca le soluzioni alla fine del capitolo degli esercizi.

Viene da domandarsi come abbia potuto lo studioso di logica lasciarsi andare a esempi tanto fantasiosi, quando ad esemplificare i suoi concetti sarebbe bastata una sfilza di frasi neutre. Forse la spiegazione sta nel fatto che l’autore, concentrato sul suo compito di mostrare le leggi della logica, abbia buttato giù i primi esempi che gli venivano in mente, che risultarono essere le frasi più genuinamente sue, tutte segnate dal tocco dell’assurdo. Molte di esse sono dei microracconti o accenni di personaggi: il maiale che voleva volare, le signore davanti al fotografo, i banchieri che evitano le iene, le affascinanti terre infestate dai draghi, lo struzzo taciturno. Alcune frasi hanno valore di aforisma: «La logica mi lascia perplesso», «Tutti gli indovinelli sono insolubili», «Certi sogni sono terrificanti», «Gli incolti sono sempre superficiali».

Moltissime frasi hanno a che fare con il cibo. Carroll, che era magrissimo e mangiava poco, dedicava molti pensieri a questo argomento. Era responsabile dell’approvvigionamento e dell’organizzazione della mensa del suo college di Christ Church, teneva un diario dei piatti che serviva ai suoi ospiti e parlò di cibo in tutte le sue opere, fin dagli scritti giovanili. In questi sillogismi si legge un grande struggimento per le prugne candite, i muffins, i panini dolci, un’invidia per l’ingordigia dei vecchi conigli neri. Per restare nel campo della logica, c’è a proposito del cibo un bel brano nella famosa scena del tè in Alice nel paese delle meraviglie.

«Allora, di’ quel che intendi», continuò la Lepre.

«Certo», rispose Alice; «almeno… almeno… intendo ciò che dico; che poi è tutt’uno, mi pare».

«Tutt’uno un cavolo!», esclamò il Cappellaio. «In egual modo, potresti sostenere che “io vedo quello che mangio” sia lo stesso che dire: “io mangio quello che vedo!”».

Il gatto del Cheshire ha appena avvertito Alice che lì sono tutti matti, quindi la bambina non può confidare più in nessuna delle leggi del mondo comune, da quelle dell’etichetta a quelle della logica. Ma davvero Alice ha torto? Il problema è posto in modo troppo generico perché si possa rispondere. Se si sottintende la parola «tutto» in mezzo alle due frasi, allora ha ragione il Cappellaio Matto. Altrimenti, ha ragione Alice che, come tutti noi, vede ciò che mangia e non mette in bocca il cibo alla cieca.

Alice non è la sola bambina a creare un suo sistema di logica. Forse lo facciamo tutti fin da piccoli. La mia nipotina Sofia, che compiva quattro anni nel novembre scorso, diceva alla vigilia del compleanno: io ho già quattro anni, perché già da settembre sono una coccinella. Nell’asilo che frequenta lei vengono chiamati «coccinelle» i bambini che hanno all’incirca quattro anni. Evidentemente Sofia aveva creato il sillogismo: «Tutti coloro che hanno quattro anni sono coccinelle. Io sono una coccinella. Io ho quattro anni».

Carroll era più raffinato e «corretto» di Sofia nel gestire i sillogismi, ma anche lui ci lascia perplessi in vari modi. Ora perché pone condizioni assurde od ovvie («Nessun attizzatoio è morbido»), ora perché le conclusioni sono scontate («Gli inglesi non sono francesi») o irrilevanti («Certe creature selvatiche non sono ragni»). Queste conclusioni bizzarre sono spiegate dal fatto che Carroll impiegava per la soluzione dei sillogismi regole molto particolari e molto rigide, ma in compenso sicure, non aperte al dubbio. Possiamo perdonargli questa rigidità visto che i suoi sillogismi offrono, come spiega Carroll nell’introduzione al suo trattato, la «ricreazione (…) di cui abbiamo bisogno tutti per la nostra salute mentale».

(1) Carroll era nato nel 1832 e morì nel 1898. Symbolic Logic venne pubblicato nel 1897 a Londra, da MacMillan.

(2) È quello che sostengono Jean Gattegno ed Ernest Courmet nella loro introduzione a Lewis Carroll, Logique sans peine, Hermann, Paris 1966.

Lewis Carroll: Sillogismi fantastici

Introduzione rivolta ai discenti

Se il discente desidera verificare con equità di giudizio quanto questo libriccino fornisca materiale per una ricreazione mentale estremamente interessante, gli consiglio caldamente di adottare le Regole seguenti:

1) Inizia dall’inizio e astieniti dal dare corso alla curiosità puramente oziosa di tuffarti nel libro ora qua ora là. Molto probabilmente questo ti spingerebbe ad accantonare l’opera dicendo: «È veramente troppo difficile per me!», perdendo così un’occasione di aggiungere un pezzo di ragguardevoli dimensioni alla tua riserva di piaceri mentali. La regola (del non tuffarsi

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