Chiamata al crimine. La letteratura come arma di libertà

Un accorato appello alle donne a uccidere l’angelo del focolare che è in loro per liberare i loro talenti. E un richiamo sul senso della letteratura, che è luogo della complessità e non della cancellazione. Pubblichiamo il discorso pronunciato dalla scrittrice franco-marocchina in apertura del 21mo Festival internazionale di letteratura di Berlino.

Signore, stasera vorrei indurvi a commettere un omicidio. Non avrete bisogno di armi sofisticate per farlo. Prendete qualsiasi cosa a portata di mano. La vostra borsa, una penna con una punta affilata, un ombrello o qualche sasso raccolto da terra. Va bene anche un libro. Dicono che le donne che leggono sono pericolose: è il momento di provarlo. La vittima designata la conoscete bene. Ha vissuto con voi per molto tempo. Ha tormentato le vostre notti insonni. Non abbiate paura, signori: non siete il centro del mondo, e per una volta la cosa non riguarda voi. Restate con noi, siete al sicuro e se lo vorrete potrete anche essere complici di questo omicidio.

La vittima in questione viene da molto lontano; è un fantasma che ci gira intorno, una fantasia che ci divora, un mito che ci ostacola. È bella, è dolce. Come in tutte le storie per bambini, ha una voce chiara come un ruscello e labbra fatte per essere baciate. Ecco come la descrive Virginia Woolf: “Era infinitamente comprensiva. Era estremamente accattivante. Era assolutamente altruista. Eccelleva nelle difficili arti del vivere familiare. Si sacrificava quotidianamente. Se c’era il pollo, lei prendeva l’ala; se c’era uno spiffero, ci si sedeva davanti lei; insomma era fatta in modo da non avere mai un pensiero, mai un desiderio per sé, ma preferiva sempre capire e compatire i pensieri e i desideri degli altri”[1].

Signore, stasera vi invito a uccidere un innocente, a dare la caccia a un angelo. Non beneficerete di attenuanti perché il crimine che vi invito a commettere è ingiusto e spregevole. L’angelo del focolare, come lo chiama…

Prigionieri civili ucraini in Russia: un destino in bilico

Migliaia di cittadini ucraini sono stati fatti prigionieri dalle forze russe. Non possono comunicare con avvocati e familiari, non hanno possibilità di ricorrere in appello o di essere oggetto di scambi di prigionieri. Quale sarà il loro destino?

popolo kurdo manifestazione

La Turchia non smette di perseguitare il popolo kurdo

In regimi come quello turco le minoranze subiscono numerosi tipi di persecuzione, e sono costrette a vivere in povertà e in condizioni precarie. Yilmaz Orkan, responsabile di Uiki-Onlus – Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia, racconta in questa intervista i tanti aspetti dell’oppressione strutturale esercitata storicamente dai governi turchi nei confronti del popolo kurdo. Un’oppressione dai tratti ancora più feroci negli ultimi decenni: Erdoğan sta facendo di tutto per rendere il Kurdistan una terra invivibile.

In Uganda i profughi si sentono molto più accolti che in Europa

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