Chiamata al crimine. La letteratura come arma di libertà

Un accorato appello alle donne a uccidere l’angelo del focolare che è in loro per liberare i loro talenti. E un richiamo sul senso della letteratura, che è luogo della complessità e non della cancellazione. Pubblichiamo il discorso pronunciato dalla scrittrice franco-marocchina in apertura del 21mo Festival internazionale di letteratura di Berlino.

Signore, stasera vorrei indurvi a commettere un omicidio. Non avrete bisogno di armi sofisticate per farlo. Prendete qualsiasi cosa a portata di mano. La vostra borsa, una penna con una punta affilata, un ombrello o qualche sasso raccolto da terra. Va bene anche un libro. Dicono che le donne che leggono sono pericolose: è il momento di provarlo. La vittima designata la conoscete bene. Ha vissuto con voi per molto tempo. Ha tormentato le vostre notti insonni. Non abbiate paura, signori: non siete il centro del mondo, e per una volta la cosa non riguarda voi. Restate con noi, siete al sicuro e se lo vorrete potrete anche essere complici di questo omicidio.

La vittima in questione viene da molto lontano; è un fantasma che ci gira intorno, una fantasia che ci divora, un mito che ci ostacola. È bella, è dolce. Come in tutte le storie per bambini, ha una voce chiara come un ruscello e labbra fatte per essere baciate. Ecco come la descrive Virginia Woolf: “Era infinitamente comprensiva. Era estremamente accattivante. Era assolutamente altruista. Eccelleva nelle difficili arti del vivere familiare. Si sacrificava quotidianamente. Se c’era il pollo, lei prendeva l’ala; se c’era uno spiffero, ci si sedeva davanti lei; insomma era fatta in modo da non avere mai un pensiero, mai un desiderio per sé, ma preferiva sempre capire e compatire i pensieri e i desideri degli altri”[1].

Signore, stasera vi invito a uccidere un innocente, a dare la caccia a un angelo. Non beneficerete di attenuanti perché il crimine che vi invito a commettere è ingiusto e spregevole. L’angelo del focolare, come lo chiama…

La cartolina ritrovata. Antonio Cederna e i bambini

Il figlio Giulio ricostruisce il graduale emergere nella produzione di Antonio Cederna di una specifica attenzione ai bisogni dell’infanzia. Attenzione che, dall’inizio degli anni Sessanta, ritorna in continuazione negli interventi sull’urbanistica, la città pubblica, le periferie, con la richiesta di parchi, aree gioco, asili, scuole, servizi e spazi pensati e progettati per bambini e ragazzi.

La pianificazione urbanistica per battere i vandali

Nelle centinaia di articoli scritti da Antonio Cederna la messa a valore culturale dell’antico è il passo necessario per la costruzione di un assetto moderno e funzionale di città in grado di facilitare la convivenza, mitigare le disuguaglianze e produrre bellezza.

Il Progetto Fori: un’altra idea di Roma

Decenni di malgoverno hanno portato Roma al collasso. Una rinascita della città potrebbe partire dal progetto urbanistico e sociale che vide Antonio Cederna fra i principali sostenitori: la rimozione di via dei Fori Imperiali e la creazione di un parco archeologico urbano.