L’attrito della vita. Il male esistenziale di un genio

Un libro della giornalista Lorenza Foschini ricostruisce meticolosamente la vita del grande matematico napoletano Renato Caccioppoli, coltissimo e poliglotta, una figura divenuta quasi leggendaria.

A parte le brillanti esperienze giornalistiche in Rai, la scrittura di Lorenza Foschini è stata fin qui molto caratterizzata dal suo amore per Marcel Proust, cui ha dedicato più di un libro: Il cappotto di Proust (2010), Il vento attraversa le nostre anime (2019) e ancora altri lavori legati all’autore della Recherche. Ha un po’ sorpreso, perciò, l’uscita di questo suo ultimo lavoro di carattere alquanto documentaristico. A dire il vero, aveva già avuto un’esperienza similare con il suo Zoé. La principessa che incontrò Bakunin (2016), per il quale ebbe a consultare documenti inediti custoditi negli archivi di Harvard e ripercorrere i luoghi vissuti da Zoé Obolenskaja seguendo anche le tracce dei discendenti della principessa.

Forse una “giustificazione” di questo parallelo genere di scrittura risiede nel contesto famigliare dell’autrice, laddove aleggiava la presenza dell’anarchico Michail Bakunin e di sua figlia Maria, così come quella determinante di Renato Caccioppoli, il grande matematico napoletano la cui vita ha ora ispirato e guidato L’attrito della vita (La Nave di Teseo, 2022), che opportunamente reca il sottotitolo Indagine su Renato Caccioppoli matematico napoletano.

E davvero si tratta di un’indagine, un’indagine minuziosa, accurata, quest’ultima condotta da Lorenza Foschini, che si è avvalsa di ogni genere di testimonianza, di colloqui avuti con amiche e amici del matematico, e di documenti rinvenuti in sedi ufficiali, archivi storici, case private; come la lettera ritrovata della scrittrice Paola Masino che, dopo aver rivisto Renato a Napoli, scrive alla madre confidandole che non si meraviglierebbe se quell’amico, quell’uomo eccezionale, si uccidesse, dal momento che «non riesce a resistere all’attrito della vita». L’attrito della vita, che dà il titolo al libro, è quel male di vivere che accompagnerà Caccioppoli fino alla morte, avvenuta per un colpo di pistola sparato alla nuca; più che un suicidio, un’uccisione di sé, come qualcuno ha voluto osservare parlando del particolare modo scelto dal “suicida”, una modalità quasi inconsueta e che indica in modo chiaro proprio il “volersi” uccidere.

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Renato è nipote dell’anarchico Michail Bakunin, esule a Napoli nel 1865, padre di Giulia Sofia, la quale sposa Giuseppe Caccioppoli, un illustre chirurgo della città, dal quale ha due figli: Renato e Ugo. Lorenza Foschini parte così dalla storia della famiglia, con una introduzione nella quale tratteggia l’ambiente nel quale cominciò a muoversi il genio matematico e continua in vario modo, riuscendo a ricostruire la figura del matematico Caccioppoli, una figura divenuta quasi leggendaria per via del suo fascino, della sua cultura, dell’essere poliglotta. Renato parlava correntemente quattro lingue oltre l’italiano: l’inglese, il francese, il tedesco e il russo; grande conversatore, pianista d’eccezione, conoscitore di cinema e di letteratura, amante di Proust, di Baudelaire, di Rimbaud e di Verlaine, amico di molti grandi dell’epoca: Paul Éluard, Eduardo de Filippo, Benedetto Croce, Francesco d’Avalos, Roberto de Simone, Pablo Neruda, Alberto Moravia, Elsa Morante, e André Gide, il quale rima…

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