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IA e musica, più che una rivoluzione si tratta di un’accelerazione

L'uso di software in sede di composizione musicale ha una lunga storia, che vede oggi un'accelerazione dovuta ai rapidi sviluppi dell'Intelligenza Artificiale. Ma la musica scritta per "conquistare i cuori" necessita ancora della creatività dell'artista. Quindi non è tanto nella composizione che l'IA sta rivestendo un ruolo dominante quanto nella diffusione e nella fruizione della musica.
musica

Essendo un musicista, preferisco affrontare il tema dell’impatto dell’Intelligenza Artificiale e di ChatGPT sul modo di comporre, distribuire e fruire musica parlando della mia concreta esperienza professionale. Ma prima di fare questo è necessario per me fare un passo indietro, parlando da appassionato ancor prima che da professionista. Questo perché l’impatto delle tecnologie, delle interazioni uomo-macchina che oggi chiamiamo Intelligenza Artificiale in virtù della loro maggiore raffinatezza e complessità, in ambito musicale si è fatto sentire molto prima che io intraprendessi la mia carriera. Se parliamo dell’avvento di una nuova era, nel mondo della musica questa era è cominciata un bel po’ di tempo fa. 

Negli Stati Uniti già negli anni Cinquanta sono stati effettuati i primi esperimenti di utilizzo del computer in ambito musicale e da lì in poi questa tendenza ha preso sempre più piede. Pensiamo all’esplosione dell’uso del sintetizzatore a partire dagli anni Settanta, alle simulazioni di strumenti di ogni tipo, per poi passare all’impiego sistematico del midi negli anni Ottanta. Sempre negli anni Ottanta il consolidarsi dell’uso delle drum machines nella musica pop portò i batteristi ad affrontare un periodo piuttosto duro; ecco, quando parliamo di mestieri oggi messi a rischio dall’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale, dobbiamo tener presente che per i batteristi quell’oggi si era già presentato in qualche modo quarant’anni fa.

Poi si è affermato l’utilizzo dei software in ambito di composizione musicale. Prendiamo l’esempio di David Bowie, che ha composto il suo album del 1995, Outside, ricorrendo al verbasizer, che egli stesso aveva contribuito a sviluppare. Si tratta di un software pionieristico per la scrittura dei testi, in cui inserire concetti e parole chiave che poi vengono rielaborate restituendo testi non solo sensati e coerenti ma anche poetici. Così come Stanley Kubrick aveva cooperato con Garrett Brown al perfezionamento della steadycam per utilizzarla nelle riprese di Shining, così Bowie collaborò con l’informatico Ty Roberts per sviluppare verbasizer. È interessante rilevare come questo album sia stato prodotto dalla Sony, attualmente anche proprietaria di Flow Machine, uno dei software più usati in sede di composizione musicale. Non è certo un caso che le aziende produttrici di contenuti audiovisivi sv…

Marie Curie, donna e scienziata tra impegno e libertà

Novant’anni fa moriva Marie Curie, la più importante scienziata del Novecento. Nata in Polonia come Maria Salomea Skłodowska, assunse il nome di Marie Curie in seguito al suo trasferimento in Francia e al matrimonio con Pierre Curie, con cui condivise una straordinaria avventura umana e scientifica. Prima donna ad aver insegnato alla Sorbona e due volte premio Nobel, ha vissuto la sua vita con la convinzione dell’importanza della cultura quale fattore di miglioramento dell’individuo e della società.

Il Civil Rights Act compie sessant’anni: breve storia di un secolo di lotte

Il 2 luglio 1964 il presidente Lyndon B. Johnson firmava la legge che rendeva illegale la segregazione negli Stati Uniti. Ricordare questo evento non può che tradursi nel ripercorrere la storia del movimento per i diritti civili: dai tanti personaggi di spicco – come Martin Luther King, Rosa Parks, Angela Davis – alle persone i cui nomi sono rimasti nell’ombra ma il cui contributo è stato cruciale.

Enrico Berlinguer, conoscerne il pensiero oltre il mito depoliticizzato

Il santino propagandato da media mainstream e conosciuto dalle nuove generazioni è un Enrico Berlinguer dimezzato: ricordato per la sua capacità di creare empatia e connessione sentimentale con un “popolo della sinistra” oramai sempre più rarefatto, ma sostanzialmente depoliticizzato perché espunto da quella tradizione comunista alla quale Berlinguer si rifece, in modo innovativo e creativo, per tutta la sua esistenza, convinto che andasse cercata una via nuova al socialismo e al superamento dell’oppressione capitalistica sull’umanità e sul Pianeta.