Far suonare lo spazio: fra fantascienza e musica

Può sembrare sorprendente, ma il sottinteso implicito in tutta la fantascienza, almeno quella che si occupa delle stelle, delle galassie e degli Universi, è proprio la musica. La musica delle sfere. Il rumore di fondo dello spazio tempo. L’eco cosmico delle percussioni che derivano dagli scontri stellari, le implosioni delle nane bianche, le esplosioni della novae e delle supernovae.

Nel 2018 è uscito per i tipi della Arcana un testo sorprendente. Fantarock, un viaggio interminabile lungo oltre 360 pagine alla ricerca dei sentieri in cui si incontrano musica pop e fantascienza (esaminata in tutte le sue molteplici forme: letteratura, film, fumetti, videogiochi…). La mappa di questi sentieri è il risultato del lavoro di Mario Gazzola e Ernesto Assante.

Leggiamolo. Scopriremo che non solo David Bowie o Kubrick si sono interessati alla fantascienza tanto da operare sincretismi che sono rimasti nella storia della musica e del cinema di fantascienza; ma una infinita serie di autori con viaggi di andata e ritorno, dal cinema alla letteratura alla musica, di cui Arancia Meccanica rappresenta solo un culmine.

Si è trattato comunque della sorpresa di un attimo. L’istante successivo i ricordi hanno iniziato a rapprendersi. Mi sono rammentato infatti di un bel racconto dell’inaudito Sandro Sandrelli (iniziatore insieme ad Aldani della fantascienza Italiana), la cui intensità e originalità non ha ancora trovato chi lo abbia voluto valorizzare. Sandro Sandrelli è conosciuto in particolare per il buon libro intitolato I ritorni Di Cameron Mac Lure; antologia che contiene un curioso speciale racconto (quasi tutti i racconti di Sandrelli sono curiosi speciali racconti): Il Polipo musicante.

Ne trascrivo un brano:

“Una grandissima vasca occupava tutto il pavimento del laboratorio di Peter, una vasca colma d’acqua nella quale una immane, arcana creatura di un intensissimo verde fluorescente giganteggiava. Una forma ovoidale al centro, di luce più viva, un corpo dai contorni non ben definiti, e innumerevoli tentacoli all’intorno, grossi all’inizio e via via più sottili fino a terminare in delicatissime, inesprimibili protuberanze simili a ventose, ma infinitamente più perfette e sensibili. Tutti gli strumenti di una orchestra sinfonica erano impugnati da questi tentacoli, e ne sgorgava trionfante, straripante, mirabilmente eseguita in una esaltante perfezione, la musica immortale della quinta sinfonia di Beethoven.”

La fantascienza è abitata non solo da mostri musicanti, ma da mostri umani (o meccanismi intelligenti, alias mostri artificiali), le cui imprese possono essere descritte più agevolmente a patto di smussarne gli eccessi con le dolcezze degli Strauss e dei Beethoven… Chi non ricorda i celebri valzer di 2001, Odissea nello spazio? O il contrappunto di musiche di Purcell, Beethoven, Rossini ecc alle imprese dei superteppisti della già citata di Arancia Meccanica (per inciso, il film è tratto dall’omonimo romanzo di Antony Burgess)?

Nella fantascienza la musica costituisce una necessità intrinseca. Ogni riga risuona del ritmo delle macchine insieme al rombo dei potentissimi booster che scagliano uomini e mezzi verso l’infinito. Ogni brano una musica diversa. Tra i quali campeggia una particolarmente accattivante, quella descritta da John W. Campbell Jr. in uno dei testi che compongono la trilogia su Aarn Munro Il gioviano. Una pagina che non esito a definire “poetica”, nella quale, andando a memoria, ricordo il brano: “I magnetoni avanzavano ululando e riducendo in polvere i compartimenti stagni avversari”. Campbell descrive una battaglia spaziale utilizzando un linguaggio supertecnologico che ha trovato pochi buoni imitatori nei decenni seguenti (tenete conto che Campbell non è solo editore e scrittore, ma anche laureato in fisica. Uno dei pochi che si interessa di fantascienza avendo una discreta infarinatura di scienza). Pensate un po’: magnetoni che ululavano nel vuoto! Mentre i compartimenti stagni avversari non emettono alcun s…

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