La realtà diminuita di Apple Vision

Ogni qualvolta si parla di mondi simulati, come nel caso dell'esperienza promessa da Apple Vision, entra in vigore una specie di riduzionismo empirista, per il quale basterebbe prendere un cervello e collegarlo ad una macchina capace di somministrare segnali elettrici e illuderlo così dell'esistenza di una realtà digitale surrogata. Senza tener conto né delle strutture cognitive pregresse né dell'ambiente in cui tale soggetto si sviluppa.

Non si può non scomodare Platone quando si parla di realtà virtuale. Non tanto per l’autorevolezza del lascito filosofico, quanto per l’inesauribile ricchezza interpretativa delle allegorie tramandate. Se ad esempio si prendono i prigionieri della celebre caverna descritta nella Repubblica e al posto delle catene che li tengono imprigionati davanti alle ombre li si dota di visori per una realtà alternativa, ecco che l’antica critica al mondo dell’opinione acquista nuovo senso e diventa una denuncia verso le recenti apparecchiature digitali. Nonostante il paragone fra la catabasi platonica e l’uso acritico di dispositivi come l’Apple Vision sia stato proposto in diverse varianti, soprattutto in seno a questa veste polisemica, tuttavia non sempre è facile giungere a conclusioni capaci di rimanere fedeli a realtà così lontane fra loro.

Il visore per la realtà ibrida di casa Apple è un computer in miniatura dotato di telecamere e di uno schermo ad alta risoluzione che richiede di essere indossato sul viso da un utente come fossero degli occhiali; gli apparecchi di registrazione catturano ciò che l’utente ha attualmente davanti a sé e lo “mandano in onda” sui monitor, integrando immagini reali con grafiche digitali sovraimpresse. Diversamente dai prigionieri dell’allegoria, il moderno recluso non nasce con le catene ai polsi ma sceglie consapevolmente di indossarle dopo aver fatto almeno un’esperienza della realtà esterna (della quale fa parte anche il visore stesso). L’elemento mancante è quello della credenza: indossare il visore non implica una conversione automatica delle proprie opinioni sul mondo e non ci illude che i surrogati digitali somministrati dagli schermi siano la realtà stessa. In un certo senso, il fascino per i wearable device – protesi esterne di un neo-transumanesimo – trova le sue ragioni proprio nell&…

Cannes 2024: lontano dal red carpet, i 10 film da non perdere

Nonostante i media diano più spesso spazio a quanto avviene sul red carpet, il Festival di Cannes rimane soprattutto cinema. Un cinema fatto anche di tanti gioielli che spesso sfuggono dai radar e che proprio per questo vi segnaliamo qui, con tanto di titoli, autori, trame e trailer.

Olga Karach, riscoprire il senso della lotta bielorussa per la democrazia

Cresce il numero di persone che dalla Bielorussia di Aleksandr Lukašenka fugge all’estero, con il risultato che buona parte dell’opposizione che spera in un cambiamento democratico si trova nei Paesi baltici, in Polonia o in altre nazioni europee, da dove prosegue la lotta per il rispetto dei diritti umani e per la fine del regime. È anche il caso di Olga Karach, candidata al Nobel per la Pace e vincitrice del premio Langer, che si occupa di sostenere i disertori bielorussi e in generale la diaspora del suo popolo.