Riforma del Premierato: il sogno proibito del Capo assoluto

L’elezione diretta del Presidente del Consiglio, proposta dalla cosiddetta riforma del Premierato, non avrebbe lo scopo di rafforzare il vertice dell’Esecutivo, ma di garantirgli una legittimazione popolare e di farne il decisore politico nazionale. Insomma, si tratterebbe della costituzionalizzazione dell’investitura del Capo. Ma una democrazia non ha bisogno di questo, bensì di un rafforzamento del Parlamento e di una cittadinanza attiva e consapevole che dia vita al dibattito democratico.

La centralità del Presidente del Consiglio a Costituzione invariata

Il Presidente del Consiglio nella nostra Costituzione ha un ruolo centrale e di rilievo, come si deduce dall’art. 95 Cost. È colui che conduce il gioco e lo dirige. Egli, infatti, tesse i rapporti tra il Consiglio e i ministri attraverso una funzione di direzione e di raccordo della politica generale del Governo, al fine di mantenere l’unità di indirizzo politico e amministrativo.

La Costituzione assegna al vertice di Palazzo Chigi funzioni proprie, distinte da quelle del Governo, che con il tempo si sono estese anche causa di una profonda e progressiva personalizzazione della politica, affiancata peraltro da una altrettanto rilevante accentuazione dei poteri dell’Esecutivo. Il suo ruolo si è dunque evoluto in quello di baricentro governativo. La legge sulla Presidenza del Consiglio, prevista dall’art. 95, comma 3, Cost. ha meglio esplicitato i suoi poteri e con il tempo altri se ne sono aggiunti: egli ormai rappresenta il governo in Europa e nel mondo, nel G7, nel G8 e nei Consigli europei; appone e rimuove il segreto di Stato, nomina i direttori dei servizi segreti. La pandemia ha ritagliato per l’inquilino di Palazzo Chigi un ruolo centrale e preponderante sul resto del Governo, facilitato anche dall’adozione quasi quotidiana di decreti del Presidente del Consiglio per disciplinare il mutevole andamento dei contagi.

A ciò si è aggiunto un ruolo di primazia, dovuto alla gestione del PNRR, come indicato nel D.L. n. 77 del 2021, amplificato nel D.L n. 13/2023, dove la conduzione in solitaria della “cabina di regia” lo ha definitivamente consacrato al centro del potere esecutivo.

Il rafforzamento del Presidente del Consiglio è dunque già avvenuto a Costituzione invariata. L’elezione diretta avrebbe dunque non lo scopo di rafforzare il vertice dell’Esecutivo, ma di garantirgli una legittimazione popolare e di farne il decisore politico nazionale. Insomma, si tratterebbe della costituzionalizzazione dell’investitura del Capo.

Il disegno di legge AS 935 presentato dal Governo

Il Governo presenta al Senato il disegno di legge AS 935 «Modifiche agli articoli 59, 88, 92 e 94 della Costituzione per l’elezione diretta del Presidente del Consiglio dei Ministri, il rafforzamento della stabilità del Governo e l’abolizione della nomina dei senatori a vita da parte del Presidente della Repubblica», che si prefigge un compito ambizioso: come è indicato nella relazione di accompagnamento esso aspira a “consolidare il principio democratico, valorizzando il ruolo del corpo elettorale” nella determinazione dell’indirizzo politico attraverso l’elezione diretta del Presidente del Consiglio e intende altresì offrire soluzioni per contenere l’instabilità dei governi.

Ed è proprio sull’elezione diretta che è necessario concentrare l’attenzione.

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