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Contro la dipendenza da videogiochi servono risposte collettive

La dipendenza da videogiochi rappresenta un utilizzo compulsivo o eccessivo di giochi elettronici e app di gaming, tale da interferire con la vita quotidiana di una persona. Tantissimi adolescenti, in maggioranza di sesso maschile, ne sono vittime. Non si tratta di un problema individuale bensì sociale e quindi per arginarlo servono risposte collettive in grado di favorire una crescita sana e armonica nei giovanissimi.
Dipendenza da videogiochi

“Cari teenager, l’unico filtro di cui avete veramente bisogno è quello anti-luce blu!”. Titolava così un magazine online di ottici e optometristi nel gennaio del 2022, riportando alcuni dati di una ricerca condotta dall’Osservatorio scientifico della no profit Social Warning-Movimento Etico Digitale del 2020. Secondo la stessa, 8 ragazzi su 10 – tra gli 11 e i 18 anni – usano lo smartphone 4 ore al giorno, sbloccandolo circa 120 volte in 24 ore. In quel lasso di tempo si collocano soprattutto interazioni virtuali tramite social e giochi online, tra i quali spiccano soprattutto Role Playing Game (RPG) e Japanese Role Playing Game (JRPG). I primi sono giochi di ruolo di impronta occidentale, basati su una trama circoscritta declinata per singoli episodi, sull’esplorazione e la raccolta del maggior numero possibile di equipaggiamenti e oggetti rari, dove il coinvolgimento del giocatore è piuttosto ridotto. I JRPG sono giochi di ruolo alla giapponese, dove il giocatore-personaggio è legato e coinvolto in prima persona nel dispiegarsi degli eventi. La trama è lunga e piena di capovolgimenti e colpi di scena. Tra i più noti vanno ricordati Fortinite, League of Legends, World of Warcraft, Overwatch, ecc. Non è difficile ipotizzare un’associazione tra il tempo trascorso a giocare online e l’alto rischio di Problematic Gaming (PG), una forma di dipendenza da videogiochi, in accordo con le ricerche esistenti (cfr. bibliografia 1, 2). Ciò che il sito degli ottici e degli optometristi non riportava, ma è possibile leggere nel report finale della ricerca, è che un ragazzo su 2 dichiara che gli capita di scattare, rispondere male o alzare la voce se disturbato e che il 52% dei ragazzi tra gli 11 e i 18 anni coinvolti nel sondaggio ha tentato di ridurre il tempo trascorso on line senza riuscirci.

Non dissimile è la fotografia che emerge dallo studio Dipendenze comportamentali nella Generazione Z, frutto di un accordo tra il Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità, presentato a marzo 2023. Secondo il report finale, oltre un milione e 150mila adolescenti in Italia sono a rischio di dipendenza da cibo, quasi 500mila potrebbero avere una dipendenza da videogiochi, mentre quasi 100mila presentano caratteristiche compatibili con la presenza di una dipendenza da social media. Il fenomeno dell’isolamento sociale – hikikomori nella sua manifestazione patologica – coinvolge l’1,8% degli studenti medi e l’1,6% di quelli delle superiori. Tra quanti presentano un rischio maggiore vi sono quelli che maggiormente dichiarano di avere difficoltà a comunicare con i propri genitori a proposito di ansie e affanni.

Il rischio di disturbo da …

Marie Curie, donna e scienziata tra impegno e libertà

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Il Civil Rights Act compie sessant’anni: breve storia di un secolo di lotte

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Il santino propagandato da media mainstream e conosciuto dalle nuove generazioni è un Enrico Berlinguer dimezzato: ricordato per la sua capacità di creare empatia e connessione sentimentale con un “popolo della sinistra” oramai sempre più rarefatto, ma sostanzialmente depoliticizzato perché espunto da quella tradizione comunista alla quale Berlinguer si rifece, in modo innovativo e creativo, per tutta la sua esistenza, convinto che andasse cercata una via nuova al socialismo e al superamento dell’oppressione capitalistica sull’umanità e sul Pianeta.