Bucare il Parco nazionale d’Abruzzo, cronaca di uno scempio e di una lotta per impedirlo

Con il progetto di Enel “Pizzone II”, il colosso italiano dell’energia propone disboscamenti e scavi che stravolgerebbero l’ecosistema del Parco Nazionale d’Abruzzo, una delle aree protette più importanti al mondo che ha appena festeggiato i suoi 100 anni di vita. Tutto per poter speculare di più sull’acqua utilizzata dalla già esistente centrale idroelettrica vicino al Parco. Ma la società civile non ci sta e si è mobilitata per proteggere un patrimonio naturale collettivo.

Le maestose montagne del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise potrebbero presto essere bucate per realizzare grandi gallerie per quasi 10 km di sviluppo con cantieri della durata di almeno 5 anni e la produzione di quasi un milione di metri cubi di detriti.

Sembrerebbe uno scenario surreale, visto che stiamo parlando non solo di una delle aree protette più importanti al mondo che ha appena festeggiato i suoi 100 anni di vita, ma anche di territori che fanno parte della Rete Natura2000 tutelata dalle norme europee sulla biodiversità.

Insomma, in un parco uno immagina di vedere l’orso bruno, i cervi, l’aquila reale nonché di poter fare passeggiate salutari alla scoperta degli angoli incontaminati di quello che rimane del Belpaese. Enel, invece, in pieno agosto 2023, ha depositato al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica il progetto Pizzone II, del valore di 600 milioni di euro, in cui non solo si prevede di “bucare” Monte Mattone in pieno parco nazionale per realizzare gallerie del diametro di 6 metri e grandi caverne sotterranee scavate con l’esplosivo ma anche di disboscare completamente almeno 11 ettari di territorio, costruire un nuovo elettrodotto, sbancare un versante per una nuova strada e, infine, scaricare per sempre centinaia di migliaia di metri cubi di inerti prodotti negli scavi all’interno del Parco nazionale.

L’intervento si sviluppa a cavallo tra Abruzzo e Molise, tra i comuni di Alfedena in provincia di L’Aquila e Pizzone, in provincia di Isernia, interessando anche altri comuni limitrofi. Con questi lavori, la multinazionale intende realizzare una nuova centrale che si affiancherebbe a quella già esistente costruita il secolo scorso, la quale produce energia elettrica usando l’acqua accumulata nel lago artificiale di Montagna Spaccata, in Abruzzo, per poi scaricarla nel bacino di Castel San Vincenzo in Molise, più a valle. Ora, con “Pizzone II”, Enel intende creare le infrastrutture e gli impianti necessari per poter ripompare l’acqua attivamente, con ingente uso di energia, dal basso verso l’alto, facendola tornare indietro, dal lago di Castel San Vincenzo a quello di Montagna Spaccata.

Perché spendere energia per far tornare l’acqua a monte? A prima vista sembrerebbe un controsenso ma già avviene in diversi impianti dell’Enel e ci sono diversi altri progetti di questo genere in Italia sia di questa società sia di altre, come Edison.

Essenzialmente ci sono due motivi alla base di queste proposte. La prima riguarda l’energia prodotta dal fotovoltaico e, soprattutto, dall’eolico. In giornate molto soleggiate per il fotovoltaico e nelle ore notturne molto ventose per l’eolico, potrebbe verificarsi un surplus di produzione di energia elettrica rispetto a quella consumata; di conseguenza o viene accumulata o viene di fatto dispersa. Oggi esistono le batterie elettrochimiche di accumulo e molti progetti di rinnovabili depositati al ministero già includono grandi accumulatori. Enel si propone di accumularla in altro modo; la società sostiene che questa energia, che sarebbe dispersa soprattutto di notte, si può usare anche per pompare acqua in alto per poi avere la possibilità di usarla per produrre energia quando vi è domanda, ad esempio nei picchi delle ore diurne.

Questo vuol dire, come avviene per la proposta di Enel per Pizzone II, che il livello dell’acqua nei laghi interessati ha oscillazioni giornaliere molto più marcate, cioè l’acqua sale e scende anche di 5 metri nel corso di poche ore, con flussi idrici tra i bacini anche di decine di metri cubi al secondo.

Un corollario spesso sottaciuto è che Enel così riesce a vendere preziosa energia rinnovabile spuntando i prezzi migliori sul mercato, turbinando l’acqua quando la remunerazione del Kwh è la più alta durante i picchi di richiesta avendo speso poco pompando l’acqua quando il prezzo è bassissimo in presenza di bassa domanda.

Il deposito del progetto Pizzone II il 6 agosto scorso, per la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale e Valutazione di Incidenza Ambientale a livello ministeriale, è rimasto per così dire inosservato, nonostante le lettere inviate ai comuni interessati. Ai primi di settembre, a pochi giorni dai 30 assegnati al pubblico e agli enti per produrre osservazioni, singoli cittadini, come Giancarlo Pozzo, ex questore di Campobasso e attuale presidente dell’associazione Terra Sancti Vincentii e associazioni ambientaliste come Forum H2O e Stazione Ornitologica Abruzzese con comunicati stampa hanno divulgato presso il grande pubblico l’esistenza del progetto.

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