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“L’Ucraina è stanca di guerra ma senza altra scelta”, intervista a Taras Bilous

Sono passati diciotto mesi dall’inizio dell’invasione Russa in Ucraina. La stanchezza ha cominciato a farsi sentire sia tra la popolazione sia tra i soldati ucraini, la cui coesione iniziale e lo slancio patriottico stanno lasciando il posto alle divisioni ideologiche e politiche. Ma non c'è altra scelta possibile che contonuare la guerra, secondo Taras Bilous, storico ucraino e militante di sinistra che fin dal principio si è impegnato nella resistenza militare del suo Paese. Perché qualsiasi congelamento o compromesso non sarebbe altro che il preludio a una nuova offensiva russa nell'arco di poco tempo.

In Ucraina si combattono tante battaglie. Una militare, di resistenza contro l’invasione russa su larga scala lanciata dal Cremlino lo scorso anno, territorialmente ridimensionata ma che non cessa di mietere vittime e minacciare l’indipendenza del paese aggredito. Una sociale, che ha che fare con l’unità e la coesione della popolazione civile e il modo in cui la guerra sta rimettendo in discussione il modo in cui cittadini e cittadine percepiscono l’identità nazionale. Una politica, per cui sono in gioco il futuro tanto dell’Ucraina quanto della Russia, dell’Europa e degli equilibri mondiali. Taras Bilous è uno storico e attivista di sinistra, originario del Donbas, collaboratore della rivista ucraina Commons/Spil’ne. Dopo che i primi missili russi hanno iniziato a cadere sulle città del suo paese, ha deciso di arruolarsi e di impegnarsi nello sforzo di autodifesa armata da parte di Kyiv, motivando la propria scelta in numerosi scritti e interventi (tra cui anche una “lettera aperta alla sinistra occidentale”, pubblicata su Opendemocracy il secondo giorno dell’invasione). Lo abbiamo contattato per chiedergli di commentare il momento attuale, che “dall’esterno” appare come uno stallo in cui è difficile intravvedere una chiara evoluzione per il prossimo futuro.        

Sono ormai passati diciotto mesi di guerra. Quali sono le tue sensazioni sulla situazione generale del conflitto?

Al momento, una larghissima fetta degli ucraini ha parenti o amici morti oppure feriti in guerra. Le persone sono stanche, e ovviamente lo stesso vale per l’esercito. La maggior parte dei soldati ha lasciato la propria vita civile di punto in bianco, ed è naturale che sempre più spesso si chiedano quanto a lungo occorra ancora combattere.

Nei primi mesi gli ucraini hanno dimostrato unità nella resistenza. Col passare del tempo crescono però i conflitti e le discordie all’interno dell’opinione pubblica, così come nell’esercito. Chi combatte da oltre un anno e mezzo vorrebbe un ricambio per riposare. E questo renderebbe necessaria un’altra mobilitazione di massa, poiché gli arruolamenti volontari praticamente non esistono più in questa fase. Pure fra chi, come me, ha scelto liberamente di imbracciare le armi, l’adrenalina e la motivazione iniziali sono scemate.

Nella mia esperienza da soldato quello che mi ha scioccato è il persistere di una burocrazia ottusa e controproducente all’interno dell’esercito, nonostante le riforme militari. Come detto, la volontà di mettere la propria vita a rischio per difendersi dall’aggressione russa è diminuita rispetto allo scorso anno: ma questo è dovuto anche per via di alcune direttive idiote da parte di comandanti incompetenti, che aumentano i rischi che già corrono le persone che si arruolano.

A ogni modo, ci tengo a ribadire un punto importante. Il fatto che la popolazione e gli stessi soldati siano stanchi non significa che gli ucraini siano favorevoli a una pace a ogni costo o maggiormente inclini a un compromesso. Certo, gli umori sono cambiati così come è cambiata l’emozione patriottica e di risveglio nazionale dei primi mesi di difesa, ma la sensazione prevalente è che occorra comunque continuare a combattere. Lo si vede anche dal fatto che, per esempio, ci sono state proteste in diverse città (nonostante le manifestazioni siano ufficialmente vietate durante la legge marziale) affinché le autorità locali non spendano soldi pubblici per rimpiazzare l’acciottolato delle strade ma destinino quei fondi all’esercito.

Credi che un accordo con la Russia sia impossibile?

Finché Putin sarà al potere non ci sarà nessun compromesso, al massimo un cessate il fuoco. Vale a dire, un congelamento del conflitto sulla linea del fronte contingente. Ciò genererebbe una situazione in cui la guerra potrebbe riprendere in ogni momento, come abbiamo visto in Palestina in questi giorni o come vediamo per altri conflitti.

Leggo sui media occidentali i crescenti appelli per una pace incondizionata. Le politiche militari e la retorica del Cremlino, però, indicano chiaramente come i russi non siano intenzionati a fermarsi. Il loro obiettivo non è solo tenere in mano quello che è già stato conquistato, ma aspettare l’indebolimento dell’Ucraina e del sostegno occidentale per iniziare nuove operazioni sul campo.

Ci si pone spesso la domanda se il tempo giochi a favore dell’Ucraina o della Russia. Trovo l’impostazione stessa della questione un po’ triviale: è naturale che col passare del tempo le difficoltà aumentino. Prima dell’invasione, la Russia garantiva che il suo eserci…

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