Il Cosmo di Terrence Malick

Il 30 novembre Terrence Malick compie 80 anni. Il regista texano, autore leggendario, artista tanto maniacale quanto poco prolifico, ha dedicato la sua carriera all’esplorazione di concetti quali grazia, bellezza e armonia attraverso la creazione di un cosmo visivo e narrativo che mette in correlazione l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande. Un compito che di solito si è posta la fantascienza classica, rispetto alla quale l’opera di Malick presenta analogie ma anche profonde differenze.
Terrence Malick

Oh my soul 
let me be in you now 
look out through my eyes 
look out at the things you made 
all things shining...
The Thin Red Line (1998) 

Un nero assoluto si apre sullo schermo, di fronte agli occhi dello spettatore, accompagnato da lievi accenni di una musica ancora difforme. Poi di colpo, in questa situazione di stasi apparentemente infinita, irrompono forme di materia primordiale, tuoni si perdono in un universo lontano. Compaiono strutture nebulose, i primordi di galassie dimenticate. La musica di sottofondo si riordina, si tramuta nel pezzo Lacrimosa di Zbigniew Preisner (storico collaboratore anche di Kieślowski).

Poi una serie di esplosioni dissolvono tutto, la musica si interrompe. Il divenire delle cose segue il suo corso, creando, distruggendo e creando nuovamente. Ci troviamo in un pianeta, il nostro, agli albori dell’esistenza. La natura selvaggia è padrona, ma non sembra ancora aver inglobato in se la “grazia”. Fiumi, rocce, montagne, oppure organismi unicellulari si muovono in ogni direzione. C’è vita minerale, vegetale, animale; arrivano i dinosauri, ma si estinguono presto, in seguito alla caduta di un meteorite. Lo schermo è riempito dal rosso vivo dei vulcani. 

Poi arriva l’uomo. Che sia lui il custode della “grazia” e della bellezza ? 

Questa è la lunga sequenza “cosmica” del film monumento di Terrence Malick The Tree of Life, uscito nel 2011 e vincitore della Palma d’oro al festival di Cannes. Questo il modo in cui il regista texano vede e racconta la nascita di ogni cosa.  

Il dizionario Treccani propone la seguente definizione del termine “cosmo”: 
còsmo s. m. [dal gr. κόσμος, propr. “ordine”, e “mondo, universo” in quanto ordine universale]. – L’intero Universo, ivi compresa la Terra, considerato un tutto armonico e ordinato; nella concezione degli antichi Greci, l’Universo fisico ordinato, contrapposto al disordine del caos. Nel cinema di Terrence Malick il concetto di Cosmo si forma proprio a partire dal caos primordiale e nelle sue storie talvolta il disordine ritorna alla fine, devastando le vite dei personaggi raccontati. 

Da questo punto di vista la concezione di ordine e armonia malickiana è profondamente diversa da quella di altri cineasti che hanno fissato la loro dimora intelettuale in mezzo agli astri

Si pensi ad esempio a Kubrick con 2001: A Space Odyssey (2001: Odissea nello spazio, 1968) e al Ridley Scott del primo Alien (1979). In entrambi i casi lo spazio profondo nasconde il disordine che alberga dentro di noi e che si tramuta o nell’alieno xenomorfo (terribile e insondabile) o nel portale delle stelle kubrickiano, dove viene proiettato l’astronauta e in cui viene scardinato l’ordine glaciale che fino a quel punto aveva dominato il film. Le forme e i colori diventano astratti e imprevedibili ed entrano in contrasto con gli interni delle astronavi, costruiti secondo uno stile futurista algido. 

Nel cinema di Malick, e in particolare in film come The Tree of Life

Captagon, quella droga alleata del regime di Assad

Il captagon non è soltanto la droga sintetica più popolare tra i giovani del Nord Africa e del Medio Oriente. Essendo prodotta principalmente in Siria, i grandi introiti che ne derivano vanno a finanziare le casse del corrotto regine di Assad. Inoltre è spesso usata dai guerrieri jihadisti per abbassare le inibizioni e aumentare le prestazioni durante combattimenti e azioni militari o di guerriglia.

Le stragi non sono misteri ma segreti. Intervista a Benedetta Tobagi

È recentemente uscito per Laterza il libro di Benedetta Tobagi “Le stragi sono tutte un mistero”. L’autrice, che da anni si occupa di questo tema, ci invita a rimuovere dalle stragi la sensazionalistica etichetta di “misteri” e di apporvi quella più pertinente di “segreti”. Perché i misteri sono per loro natura inconoscibili, mentre i segreti lo sono esclusivamente per volontà di chi non vuole che siano rivelati. Proprio per questo è necessario ripercorrere quella stagione con rigore, facendosi strada nella pretestuosa confusione che la avvolge, consapevoli del fatto che oggi, anche se non tutto, sappiamo moltissimo. E che portare alla luce la verità di quei fatti non è un tema che riguarda solo gli studiosi, ma chiunque abbia a cuore le sorti della democrazia.

Né per matti né per bambini: le rivoluzioni di Franco Basaglia e Adriana Lodi

Il nome di Adriana Lodi non è conosciuto ai più. Come il più noto Franco Basaglia, negli anni Settanta del secolo scorso si fece protagonista anche lei di battaglie di civiltà controcorrente, che sfidarono la morale del tempo ma soprattutto i potentati economici, per dare dignità alla vita dei “matti” non meno che dei bambini e delle madri. Le due leggi che dobbiamo a loro, quella sulla chiusura dei manicomi e quella sull’apertura degli asili nido, hanno numerosi tratti in comune.